Sud Africa 2010

Delusione Italia

Cannavaro consegna la Coppa
da qui riparta la rinascita azzurra

2 minuti di lettura
JOHANNESBURG - "Doveva succedere, lo sapevo fin dal giorno dell'eliminazione. E' una sensazione di tristezza, ma fa parte dello sport sapere accettare le sconfitte". Quattro anni dopo il trionfo della notte di Berlino, Cannavaro ha restituito la coppa del mondo, appoggiandola sul tavolino accanto al prato del Soccer City per poi consegnarla alla Spagna. Nel gesto del capitano della Nazionale ormai ex campione del mondo c'è il senso di una caduta dalla quale il calcio italiano deve ripartire per tornare ai vertici. "Non sarà semplice, ma dobbiamo guardare al futuro. C'è una nuova generazione che incalza, la dobbiamo aiutare a crescere". A 37 anni  -  li compirà il prossimo 13 settembre - Cannavaro ha detto addio alla maglia azzurra col record di presenze (136), ma ha anche detto addio al campionato italiano. Al ritorno dal Sudafrica, è atteso dalla preparazione col suo nuovo club, l'Al-Ahli di Dubai, col quale ha firmato un contratto biennale pochi giorni prima dell'inizio del Mondiale. "Sarà la mia ultima esperienza da calciatore, è una motivazione forte quella di contribuire allo sviluppo del calcio in un paese e in una regione dove l'entusiasmo per il nostro sport è davvero grande".

LA RIPARTENZA DELL'ITALIA - L'entusiasmo per la Nazionale, invece, si è quasi azzerato dopo la storica batosta di Ellis Park contro la Slovacchia. Il Mondiale ha aperto una ferita profonda e ha distrutto l'immagine internazionale degli azzurri. Come se non bastasse, i rapporti con la Fifa si sono sfilacciati, con qualche incidente diplomatico come il mancato invito ufficiale a un rappresentante della Figc durante il concerto premondiale di Shakira, nel quale la coppa del mondo era stata consegnata simbolicamente alla federazione sudafricana organizzatrice dal francese Vieira, giocatore della squadra sconfitta nella finale di Berlino. La Fifa ha riparato all'equivoco con la vera cerimonia ufficiale di oggi e la ricucitura dei rapporti segna dunque un punto a favore per la ripartenza della Nazionale.

RICOMINCIO DA QUATTRO - Per parafrasare il film di Troisi, è questo il titolo ideale che sintetizza la riorganizzazione. Oltre al neo-ct Prandelli, ci sarà la conferma di Gigi Riva, storico trait-d'union tra la squadra e la Figc, con la scelta ulteriore di riprendere dagli ex campioni simbolo, particolarmente attaccati alla maglia azzurra. Uno c'era già: a Demetrio Albertini, vicepresidente federale, sarà affidata la presidenza del Club Italia, struttura che coordinerà l'ìattività di tutte le squadre naziuonali e in particolare di quella maggiore. Uno è in arrivo: Roberto Baggio è in trattativa per diventare il presidente del settore tecnico, un ruolo non solo di immagine. Il terzo ex fuoriclasse è il più difficile da convincere, ma è anche quello che darebbe il definitivo segnale della rifondazione, con la competenza tecnica e le nuove idee messe in prima fila:  Paolo Maldini è il candidato numero uno per la presidenza del settore giovanile e scolastico. Riva, Albertini, Baggio, Maldini: la Nazionale si affida alla propria storia, per dimenticare in fretta Ellis Park.