E' stato il mese più bello che la storia del calcio ricordi. Arrivati al momento fatidico, arrivati alla Spagna che alza la Coppa per la prima volta nella sua storia, è difficile rimanere così freddi da tener separato il giudizio storico e sociale da quello tecnico. Un Campionato del Mondo di calcio è qualcosa di unico: dribbling e passione, gol e politica, tiri in porta e società. Difficile ragionarne separatamente: io so solo che se un campionato del mondo ha avuto senso, e ragione di esistere, e motivo di essere giocato, questo primo mondiale in Africa ha avuto senso, ragione e motivo più di tutti gli altri passati. Il calcio è un gioco di popoli, ed è lo sport più bello e commovente al mondo proprio per questo. Razzismo e antirazzismo, apartheid, segregazione e integrazione, progresso, fratellanza: Sudafrica 2010 ci ha tenuto vivi non solo con Messi o Rooney, Xavi o Sneijder, Buffon o Cannavaro, Robben o Iniesta - proprio per rimanere alla finale - ma portato a diretto contatto con realtà che spesso ci rifiutiamo di considerare, che pensiamo troppo lontane per riguardarci. Abbiamo parlato di Soweto, di Mandela, di Robben IslandI, delle rivolte razziali. ll calcio, alla fine della sua sessantaquattresima partita e del suo trionfo tutto europeo, messe a tacere le milioni di vuvuzelas che ci hanno accompagnato, ci ha comunque lasciato migliori, più consapevoli, e portati un po' più vicini a quello che chiamiamo Terzo Mondo. Ma non è affatto lontano, Johannesburg e Città del Capo sono a una notte d'aereo da qui. Nell'epoca della globalizzazione il calcio non poteva far finta di niente. Quando ci arrabbiamo perché la Fifa e Blatter si rifiutano di portare la tecnologia in mezzo a una porta di calcio, pensiamo anche che ci ha portato il primo mondiale in Africa e che valeva anche la pena sopportare le conseguenze di quell'errore. Stasera è stata una vittoria della Spagna e una vittoria del Mondo.
Nelle mani di Casillas e Iniesta che sollevano quella Coppa c'è tutto questo. I trenta giorni più belli della storia del calcio.
Nelle mani di Casillas e Iniesta che sollevano quella Coppa c'è tutto questo. I trenta giorni più belli della storia del calcio.