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Messi, il re del calcio
vuole la corona

Per molti è l'erede di Maradona, oggi suo allenatore nella nazionale argentina. Ma per la consacrazione, al fuoriclasse del Barcellona manca ancora il traguardo più importante: vincere il mondiale
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I paragoni con Maradona e Pelè si sprecano, e in attesa che esploda definitivamente il diciottenne brasiliano Neymar, indicato da "O Rei" come suo unico erede, il sovrano del mondo del pallone è lui: Leo Messi. Per vederlo giocare arriva a Barcellona gente da tutta Europa. Il suo calcio è fantasia, classe pura, un talento unico. Ventiquattro anni dopo la coppa vinta in Messico con l'aiuto della "mano di Dio", se l'Argentina sogna un nuovo trionfo lo deve a questo suo numero 10 da Pallone d'Oro. Che, secondo Maradona, "in questo periodo per quanto è bravo sembra che stia giocando a pallone con Gesù". Ma l'uomo che la stampa catalana ha definito "il Dio del calcio" stranamente finora è risultato decisivo solo nel suo club, con cui in questa stagione ha subito una bruciante eliminazione dall'Inter in Champions. Però si è rifatto segnando ben 34 gol in campionato, facendo rivincere la Liga al B…
I paragoni con Maradona e Pelè si sprecano, e in attesa che esploda definitivamente il diciottenne brasiliano Neymar, indicato da "O Rei" come suo unico erede, il sovrano del mondo del pallone è lui: Leo Messi. Per vederlo giocare arriva a Barcellona gente da tutta Europa. Il suo calcio è fantasia, classe pura, un talento unico. Ventiquattro anni dopo la coppa vinta in Messico con l'aiuto della "mano di Dio", se l'Argentina sogna un nuovo trionfo lo deve a questo suo numero 10 da Pallone d'Oro. Che, secondo Maradona, "in questo periodo per quanto è bravo sembra che stia giocando a pallone con Gesù". Ma l'uomo che la stampa catalana ha definito "il Dio del calcio" stranamente finora è risultato decisivo solo nel suo club, con cui in questa stagione ha subito una bruciante eliminazione dall'Inter in Champions. Però si è rifatto segnando ben 34 gol in campionato, facendo rivincere la Liga al Barça e conquistando la Scarpa d'oro.

In nazionale Messi ha vinto l'oro olimpico a Pechino con l'under 23, anche lì dando spettacolo, al punto che i paragoni con quel Maradona che lo seguiva dalla tribuna si sono sprecati. "Sarei io il primo ad essere felice se Messi diventasse davvero il mio erede": quelle di Maradona non sono state parole di circostanza. Lui sa bene cosa si deve fare per diventare veramente una leggenda del calcio: vincere il mondiale ed essere il trascinatore, come hanno fatto lui con l'Argentina, e ancora prima Pelè e Garrincha con il Brasile, Paolo Rossi con l'Italia, Zidane con la Francia, Beckenbauer e Matthaeus con la Germania. Nomi altisonanti al cui confronto Messi certo non sfigura, ma per la conferma definitiva serve un successo il prossimo 11 luglio al Soccer City di Johannesburg. Quello, se Messi vuole entrare definitivamente nella storia, deve essere il suo giorno. Sei titoli in un anno con il Barcellona non sono bastati: ci vuole il Mondiale con l'Argentina, che ha ripreso a sognare grazie a questa "Pulce" con i piedi magici, che ha lasciato il suo paese a soli tredici anni portandolo però sempre nel cuore. E a cui ora vuole regalare il trionfo più bello, "per far felice il mio popolo che ultimamente non se l'è passata tanto bene".

Messi incarna anche certi valori, è stato l'uomo che ha espressamente chiesto al Barcellona di lasciarlo andare a Pechino, perchè uno dei suoi sogni era partecipare ad un'Olimpiade e possibilmente vincerla (missione compiuta). E' il campione umile mai fuori dalle righe, e il primo ad ammettere che "ho fatto ancora poco, mi serve vincere un Mondiale e poi forse si potranno osare certi paragoni". E' l'uomo capace di salire in cielo e segnare di testa contro il Manchester United (finale di Champions a Roma) nonostante l'altezza non certo da gigante. E' il puffo che dopo il poker all'Arsenal al fischio finale si è impadronito del pallone, e che dopo averlo fatto autografare dai compagni se l'è portato anche a letto. Una vita in simbiosi con il suo oggetto preferito, e ora al Re del calcio manca solo l'incoronazione: forse è questione di poco più d'un mese, basta aspettare il Sudafrica.