Violenti al seguito
E' caos Argentina
di LUIGI PANELLA
Alcuni famigerati 'Barras bravas' hanno viaggiato insieme alla nazionale. Maradona giura di non saperne niente, ma il presidente federale Grondona ed uno dei tifosi lo smentiscono. La polemica ora si fa politica: il Governo ha inviato schede di 800 ultras alla polizia sudafricana
ROMA - All'interno della nazionale argentina, più che pensare al Mondiale, è il momento dello 'scaricabarile'. La pietra dello scandalo sono i famigerati 'Barras bravas', ultras famosi per la loro violenza. Nei giorni scorsi la polemica è esplosa per la notizia, riportata dalla stampa, sulla presenza a bordo dell'aereo che portava gli argentini in Sudafrica di 22 ultras. Tra loro tale Ariel Pugliese, capo del club Los Perales, inquisito per l'omicidio di Marcelo Cejas, il tifoso della squadra del Tigre ucciso il 25 giugno 2007, e protagonista di altri gravi incidenti in uno dei quali è stato, a sua volta, accoltellato. Un 'curriculum' che non ha impedito, ricorda il quotidiano sportivo Olè, a Pugliese di venire scelto quale guardia del corpo di Lionel Messi quando lo scorso anno il fuoriclasse rientrò in Argentina per giocare con la Nazionale.
Una posizione scomoda per Diego Armando Maradona, che si è difeso dalle insinuazioni circa pres…
Una posizione scomoda per Diego Armando Maradona, che si è difeso dalle insinuazioni circa pres…
ROMA - All'interno della nazionale argentina, più che pensare al Mondiale, è il momento dello 'scaricabarile'. La pietra dello scandalo sono i famigerati 'Barras bravas', ultras famosi per la loro violenza. Nei giorni scorsi la polemica è esplosa per la notizia, riportata dalla stampa, sulla presenza a bordo dell'aereo che portava gli argentini in Sudafrica di 22 ultras. Tra loro tale Ariel Pugliese, capo del club Los Perales, inquisito per l'omicidio di Marcelo Cejas, il tifoso della squadra del Tigre ucciso il 25 giugno 2007, e protagonista di altri gravi incidenti in uno dei quali è stato, a sua volta, accoltellato. Un 'curriculum' che non ha impedito, ricorda il quotidiano sportivo Olè, a Pugliese di venire scelto quale guardia del corpo di Lionel Messi quando lo scorso anno il fuoriclasse rientrò in Argentina per giocare con la Nazionale.
Una posizione scomoda per Diego Armando Maradona, che si è difeso dalle insinuazioni circa presunte complicità con questi tifosi. Il tecnico ha negato in conferenza stampa: "Giuro sulle mie figlie di non avere nessuna relazione con queste persone. Grondona mi avrebbe avvertito? Io non ho mai parlato con lui della questione, e non mi risulta che neanche Carlos Bilardo (direttore generale delle nazionali, ndr) ne sia stato messo al corrente". Grondona, a sua volta, smentisce il ct e sostiene di aver avvertito Maradona e Bilardo "che potevano uscire pregiudicati da eventuali rapporti con questi gruppi".
Non giovano di certo a Maradona e Bilardo poi, le dichiarazioni di Ramon Ortiz, uno dei barras del Boca, che spiega: "Faccio parte di un gruppo di 43 uomini al seguito della Seleccion. Non siamo pagati del Governo o dell'AFA (la federazione argentina, ndr), teniamo contatti diretti con Maradona e Bilardo".
Il caso insomma monta, e sta assumento un carattere politico. Cinquanta 'Barras bravas" sono già a Pretoria, altri 235 sono in arrivo via Angola, per ridurre le spese. Politici e società sportive, riferiscono i giornali, sono i finanziatori di questi personaggi, che stazionano intorno al Centro di alto rendimento dell'Università di Pretoria, dove la Nazionale argentina ha il quartier generale. I media, che non hanno accesso ai locali, raccontano che alcuni dei boss continuano a farsi vedere nella zona.
Alla fine il timore è che i 'barras bravas' complessivamente presenti in Sudafrica possano essere anche 800, ed il governo argentino ha inviato le loro schede alla polizia sudafricana. "Abbiamo trasmesso tutti i dati che abbiamo su questi personaggi che portano violenza agli stadi", ha reso noto alla stampa il capo gabinetto del governo argentino, Anibal Fernandez. "Il nostro governo non ha alcun interesse a che questa gente vada ai mondiali, ma tutti i cittadini sono liberi di viaggiare dove vogliono. Noi non possiamo certo impedire che qualcuno scelga di andare in Sudafrica". Ricordiamo a tal proposito che in Inghilterra, il Paese che ha fatto più progressi nella lotta alla violenza intorno al calcio, gli organi preposti alla sicurezza ritirano parecchi passaporti a soggetti ritenuti pericolosi per evitare che esportino all'estero le loro gesta.
Una posizione scomoda per Diego Armando Maradona, che si è difeso dalle insinuazioni circa presunte complicità con questi tifosi. Il tecnico ha negato in conferenza stampa: "Giuro sulle mie figlie di non avere nessuna relazione con queste persone. Grondona mi avrebbe avvertito? Io non ho mai parlato con lui della questione, e non mi risulta che neanche Carlos Bilardo (direttore generale delle nazionali, ndr) ne sia stato messo al corrente". Grondona, a sua volta, smentisce il ct e sostiene di aver avvertito Maradona e Bilardo "che potevano uscire pregiudicati da eventuali rapporti con questi gruppi".
Non giovano di certo a Maradona e Bilardo poi, le dichiarazioni di Ramon Ortiz, uno dei barras del Boca, che spiega: "Faccio parte di un gruppo di 43 uomini al seguito della Seleccion. Non siamo pagati del Governo o dell'AFA (la federazione argentina, ndr), teniamo contatti diretti con Maradona e Bilardo".
Il caso insomma monta, e sta assumento un carattere politico. Cinquanta 'Barras bravas" sono già a Pretoria, altri 235 sono in arrivo via Angola, per ridurre le spese. Politici e società sportive, riferiscono i giornali, sono i finanziatori di questi personaggi, che stazionano intorno al Centro di alto rendimento dell'Università di Pretoria, dove la Nazionale argentina ha il quartier generale. I media, che non hanno accesso ai locali, raccontano che alcuni dei boss continuano a farsi vedere nella zona.
Alla fine il timore è che i 'barras bravas' complessivamente presenti in Sudafrica possano essere anche 800, ed il governo argentino ha inviato le loro schede alla polizia sudafricana. "Abbiamo trasmesso tutti i dati che abbiamo su questi personaggi che portano violenza agli stadi", ha reso noto alla stampa il capo gabinetto del governo argentino, Anibal Fernandez. "Il nostro governo non ha alcun interesse a che questa gente vada ai mondiali, ma tutti i cittadini sono liberi di viaggiare dove vogliono. Noi non possiamo certo impedire che qualcuno scelga di andare in Sudafrica". Ricordiamo a tal proposito che in Inghilterra, il Paese che ha fatto più progressi nella lotta alla violenza intorno al calcio, gli organi preposti alla sicurezza ritirano parecchi passaporti a soggetti ritenuti pericolosi per evitare che esportino all'estero le loro gesta.