Torna a parlare di Napoli. Dal ritiro del Mondiale con la sua Argentina. Come mai aveva fatto da quel burrascoso addio del 1991, inseguito dalle prime devastanti accuse di droga, squalificato dall'antidoping, in caduta libera come calciatore e, soprattutto, giovane uomo. Qualcuno lo ha già ribattezzato il "miracolo del teatro San Carlo": Diego Armando Maradona dichiara tutto il suo mai sopito amore per Napoli. La città a cui ha regalato due indimenticabili scudetti, una clamorosa Coppa Uefa, una Coppa Italia, una Supercoppa e l'orgoglio di andare in ogni campo del Paese e del mondo con la concreta possibilità di battere gli avversari ubriacandoli di bel gioco. In quel videomessaggio proiettato nel Massimo napoletano, El Pibe mette a tacere i rumors che lo raccontavano ormai distante da Napoli, gelido se non tagliente verso un luogo a cui ha dato molto ma in cui, non va dimenticato, ha trovato la possibilità di consacrarsi (non come a Barcellona, ad esempio, da dove quasi fuggì con una caviglia maciullata da un rude stopper basco).
No, Dieguito non ha dimenticato. Nulla di nulla. E anche quelle frasi smozzicate che qualche tempo fa avevano fatto storcere il naso durante il documentario a lui dedicato dal regista Kusturica sono di colpo cancellate da una dichiarazione d'amore che ha commosso giovani e adulti. Il tutto in una strepitosa cornice come il San Carlo gremito, per "El Diego - Concerto n.10 per Maradona e Orchestra" , in cui il Napoli Teatro Festival è riuscito a coniugare magnificamente la passione per la musica e quella per il calcio, il talento indiscusso del Maestro Roberto De Simone, che ha lavorato da par suo all'evento e quello del fuoriclasse argentino. Le note e i gol sullo schermo, una serata impareggiabile, come hanno chiosato anche i più severi recensori. "Non mi intendo di calcio, ma ho riconosciuto in Maradona un virtuoso, come lo era Paganini. Una fascia sociale, durante la sua permanenza a Napoli, lo ha visto come un mito e i tifosi hanno avuto nei suoi confronti un comportamento simile a quello dei rituali dionisiaci": così, racconta Giulio Baffi, il Maestro De Simone spiegò perché aveva deciso di lavorare a questo progetto del Festival.
Ma per il cuore del tifo azzurro quel minuto e qualche secondo di filmato proiettato al San Carlo, con Diego che parla, vale più di tutto e firma un contratto d'amore imperituro con il re del calcio. Maradona compare, manco a dirlo, su un campo verde di calcio, quello dove ha preparato la sua sfida Mundial con l'Argentina. Una barba da profeta, una grossa croce al collo, in tuta da coach di Messi, Milito e compagni. Dice, scandendo le parole, con determinazione: "Ciao napoletani, sono qui con voi. E sono molto felice di essere con voi in questo momento. So, sinceramente, che l'amicizia e tutto quello che abbiamo fatto a Napoli lo conoscono solo i napoletani e io. Tutti noi sappiamo cosa abbiamo fatto: tutto contro tutti e questo non si può cancellare. No, questo non si canellerà mai. Per questo, non date retta a tutto quello che dicono di me sui napoletani: io con voi sarò sempre lo stesso Diego. Diego il Napoletano. Un bacio a tutta Napoli". Boato da stadio e il coro "Diego, Diegoo, Diegooo" risuona al San Carlo. Maradona si gioca il suo Mondiale da ct. Napoli lo seguirà con passione. Proprio vero, certi amori non finiscono mai.
[email protected]
No, Dieguito non ha dimenticato. Nulla di nulla. E anche quelle frasi smozzicate che qualche tempo fa avevano fatto storcere il naso durante il documentario a lui dedicato dal regista Kusturica sono di colpo cancellate da una dichiarazione d'amore che ha commosso giovani e adulti. Il tutto in una strepitosa cornice come il San Carlo gremito, per "El Diego - Concerto n.10 per Maradona e Orchestra" , in cui il Napoli Teatro Festival è riuscito a coniugare magnificamente la passione per la musica e quella per il calcio, il talento indiscusso del Maestro Roberto De Simone, che ha lavorato da par suo all'evento e quello del fuoriclasse argentino. Le note e i gol sullo schermo, una serata impareggiabile, come hanno chiosato anche i più severi recensori. "Non mi intendo di calcio, ma ho riconosciuto in Maradona un virtuoso, come lo era Paganini. Una fascia sociale, durante la sua permanenza a Napoli, lo ha visto come un mito e i tifosi hanno avuto nei suoi confronti un comportamento simile a quello dei rituali dionisiaci": così, racconta Giulio Baffi, il Maestro De Simone spiegò perché aveva deciso di lavorare a questo progetto del Festival.
Ma per il cuore del tifo azzurro quel minuto e qualche secondo di filmato proiettato al San Carlo, con Diego che parla, vale più di tutto e firma un contratto d'amore imperituro con il re del calcio. Maradona compare, manco a dirlo, su un campo verde di calcio, quello dove ha preparato la sua sfida Mundial con l'Argentina. Una barba da profeta, una grossa croce al collo, in tuta da coach di Messi, Milito e compagni. Dice, scandendo le parole, con determinazione: "Ciao napoletani, sono qui con voi. E sono molto felice di essere con voi in questo momento. So, sinceramente, che l'amicizia e tutto quello che abbiamo fatto a Napoli lo conoscono solo i napoletani e io. Tutti noi sappiamo cosa abbiamo fatto: tutto contro tutti e questo non si può cancellare. No, questo non si canellerà mai. Per questo, non date retta a tutto quello che dicono di me sui napoletani: io con voi sarò sempre lo stesso Diego. Diego il Napoletano. Un bacio a tutta Napoli". Boato da stadio e il coro "Diego, Diegoo, Diegooo" risuona al San Carlo. Maradona si gioca il suo Mondiale da ct. Napoli lo seguirà con passione. Proprio vero, certi amori non finiscono mai.
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