Argentina

ARGENTINA

Diego, tutti all'attacco
"Messi non ci basta"

Guidata dal ct più atteso e discusso del torneo, la nazionale biancoceleste punta su un modulo molto offensivo a tre punte. E si permette addirittura il lusso di lasciare in panchina il bomber interista Milito. Allenamenti serali con punizioni per gli sconfitti

3 minuti di lettura
PRETORIA - L'arte del pallone, ma anche del castigo. E' l'unico ct di questo mondiale più famoso dei giocatori. E che ti fa, Diego Armando?  Innanzitutto allenamenti verso sera, quando fa buio e freddo, perché si sa che per lui la mattina non esiste, e poi chi perde la partita deve sottomettersi ad una specie di fucilazione. Con i palloni al posto dei proiettili. E chi perde, come i traditori, deve essere fucilato alle spalle. Per cui i condannati si mettono girati sulla linea di porta, con il sedere rivolto verso i vincitori. E si beccano le pallonate. C'è chi cade come un birillo e chi invece reagisce.

L'Argentina è un pasticciaccio pieno di meraviglie. E' la nazionale  con più tifosi al seguito, circa 25 mila, con più ultras, chiamati barrabravas (ce ne sono di tre tipi), con più talenti e con più speranze. Ci gioca Messi, il più bravo al mondo, l'allena Maradona, un altro che il mondo l'ha stupito. Solo che l'Argentina non va in finale dal '90, da quando il labiale di Maradona, accompagnato dalla lacrime, non ebbe bisogno di traduzione, e negli altri mondiali nessun buon risultato.  Però stavolta visto che non può andare sempre male l'Argentina mette paura. La sua qualificazione è stata sofferta e anche un po' penosa, però qual è la squadra che può permettersi di chiamare Milito solo all'ultimo e poi di metterlo in panchina? L'Argentina appunto che davanti ha Higuain, che ha rinnovato il contratto con il Real, Messi e Tevez. Tre uomini che giocano in Europa. La notizia è la promozione di Tevez, che anche in allenamento fa il soldato irriducibile, lotta e si butta su ogni pallone. Ed è stato capace di conquistarsi il posto con umiltà. A Diego Armando che l'anno scorso sottoponeva la squadra alla proiezione di filmati sulla guerra delle Malvinas, per cementare rabbia  e orgoglio, tanta dedizione è piaciuta.

Infatti Riquelme non è in Argentina. La sua colpa è  stata di non avere una buona intesa con Messi, che in nazionale deve ancora sbocciare, ma che deve essere messo in grado di non dover fare a tutti i costi il salvatore. Come  Maradona, appunto, che in campo faceva, sempre bene, quello che voleva. Messi sarà seconda punta, alle spalle di Higuain, da lì potrà slalomare e infilarsi. Il ritiro dell'Argentina è nel centro di alte prestazioni dell'università di Pretoria, lo stesso campus dove si allena Oscar Pistorius. Molto verde, tanti alberi, l'aria di un collegio moderno. Non un albergo. Forse Maradona si sarà ricordato che quando l'Argentina nell'86 in Messico diventò campione del mondo, stava in un ritiro molto simile. Diego in tuta e fischietto in bocca dirige l'allenamento. Non è ingrassato e ha sempre le ginocchia che gli fanno male. Veronica, la sua compagna è qui con lui. Dalma, la prima figlia è già arrivata, e sarà qui anche l'altra, con il nipotino. Gruppo di famiglia per un allenatore che è ancora un mistero e che non ha dimostrato di valere come tecnico.

Per lui questo mondiale è un'altra scommessa. Però dei cambiamenti ci sono. Se al suo arrivo Diego parlava molto con i giocatori, anzi gli faceva una capoccia così, ora delega Veron e Mascherano. Sono loro a fare da cerniera e da corrieri tra la lui e la squadra. Veron, che ha personalità, è stato messo in camera con Messi. Per proteggerlo dalle ansie di prestazione e forse per dargli anche un fratello maggiore con cui confidarsi. Maradona sembra avere idee chiare su chi saranno i suoi undici uomini contro la Nigeria. In porta  Romero, poi una difesa a quattro Gutierrez, Demichelis, Samuel, Heinze, a centrocampo Mascherano, Veron, Di Maria, e davanti la santissina trinità  Messi-Tevez-Higauin. E' una formazione tutta europea, con la sola esclusione di Veron, che però nel vecchio continente ha giocato molto e a lungo.

L'Argentina non è mai stata una squadra molto aperta al dialogo con la stampa, anche se a seguirla c'è una processione di radio e di tv , superiore a quella delle edizioni passate. E ora è stato inaugurato un bizzarro sistema per decidere chi deve parlare con i giornalisti. Il numero di maglia. E' toccato a Nicolas Burdisso, numero quattro. "All'Inter non penso più, resto a Roma. Qui le giornate da passare sono lunghe, ma la differenza è che in un mondiale anche se vai in panchina devi essere sempre concentrato e pronto ad entrare. Messi non rende come nel Barcellona? E' compito nostro aiutarlo, ma bisogna anche capire che non può risolvere lui tutti i problemi". Stessa cosa ribadita da Javier Mascherano che esordisce come capitano: "Il mio sogno è quello di sollevare la coppa in Sudafrica. Con Maradona si può parlare e questo è un vantaggio. Messi è  un giocatore che fa la differenza, ma lo dobbiamo aiutare". Tutti per uno, per ritornare in alto.