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Messi confessa: "Grazie
a Diego per come sono"

Il fuoriclasse argentino parla del suo rapporto tormentato con la nazionale 'albiceleste': "Finora non ero io, ma Maradona mi ha sempre sostenuto". Dispiaciuto per le critiche in patria: "Ma io non ascolto niente, nemmeno gli elogi"

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JOHANNESBURG - Lionel Messi si confessa. La stella argentina ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano sportivo argentino Olè, nella quale spiega il suo rendimento al di sotto delle aspettative nelle qualificazioni del Sudamerica: "Sono cambiate molte cose, quello delle eliminatorie sudamericane non ero io. Le cose non mi riuscivano bene e appena mettevo piede nel mio paese ricevevo un sacco di critiche. Così per me era difficile giocare, ed ogni volta era peggio. Io non leggo né ascolto nulla, né le critiche né gli elogi. Però era la mia famiglia che mi faceva arrivare certe cose, perché soffriva per me".

Ora le cose sono cambiate, Messi si sente parte di questa Nazionale come nel Barcellona, grazie a quanto sta facendo in Sudafrica ha fatto cambiare idea a molti suoi critici, e lo sottolinea nell'intervista: "Mi sento molto bene in questo gruppo ed è il momento più bello da quando faccio parte della nazionale. Mi dispiaceva arrivare a casa mia e ricevere critiche senza aver fatto niente. Venivo da Barcellona dove tutto mi andava bene e la gente mi amava. In Argentina era diverso, e sul mio conto si dicevano un sacco di stupidaggini: finché mi criticano per le mie prestazioni in campo lo accetto, però che mi attacchino per altri motivi, come quando dicevano che non conosco le parole del nostro inno, non l'accetto".

Messi ha sempre saputo che prima o poi avrebbe fatto le stesse cose della Spagna con la maglia dell'Argentina: "Ero convinto che una volta arrivati in Sudafrica tutto sarebbe andato com'è adesso. A chi mi criticava avevo detto che avrei risposto sul campo". Il numero dieci argentino confessa che parte del merito della sua crescita è da attribuire a Maradona: "E' grazie a Diego che ora sono ciò che sono. Ci ho parlato varie volte, e mi ha sempre appoggiato, dicendomi che con lui avrei giocato sempre. Comunque portare la sua maglia  numero 10 è una responsabilità enorme". Parla anche dei compagni di squadra e di quelle che sono state le vere sorprese: "Pastore non lo conoscevo bene, ma ho notato che ha qualità enormi".