Julio Cesar: "La storia dice
che siamo noi i migliori"
Il portiere brasiliano non vede la Spagna tra le candidate al successo in Sudafrica, indicando un quartetto di pretendenti: "Noi sempre favoriti, le rivali saranno Italia, Francia e Argentina". E intanto Lucio prega perché gli infortuni non colpiscano la selezione di Dunga
JOHANNESBURG - Una questione a quattro per il titolo ai Mondiali di calcio che scattano venerdì. E' questa l'opinione del portiere brasiliano Julio Cèsar, che non vede la Spagna tra le favorite per Sudafrica 2010. Il numero uno dell'Inter, considerato da molti il migliore nel suo ruolo, uno dei pezzi chiave per la conquista della Champions League, dello scudetto e della Coppa Italia in questa stagione, in un'intervista alla Dpa ha infatti menzionato solamente il Brasile, l'Argentina, l'Italia e la Francia come candidate al successo nella rassegna iridata prossima al via.
SOLO NOI PENTACAMPIONI - "Il Brasile sarà sempre favorito, perché è l'unico "pentacampione" - sottolinea l'estremo difensore della nazionale di Dunga -. Quanto ai rivali, credo che tutti devono essere rispettati, solamente per il fatto di essere riusciti a partecipare ad un Mondiale. Ma è chiaro che ci sono alcune nazionali che richiamano maggiormente l'attenzion…
SOLO NOI PENTACAMPIONI - "Il Brasile sarà sempre favorito, perché è l'unico "pentacampione" - sottolinea l'estremo difensore della nazionale di Dunga -. Quanto ai rivali, credo che tutti devono essere rispettati, solamente per il fatto di essere riusciti a partecipare ad un Mondiale. Ma è chiaro che ci sono alcune nazionali che richiamano maggiormente l'attenzion…
JOHANNESBURG - Una questione a quattro per il titolo ai Mondiali di calcio che scattano venerdì. E' questa l'opinione del portiere brasiliano Julio Cèsar, che non vede la Spagna tra le favorite per Sudafrica 2010. Il numero uno dell'Inter, considerato da molti il migliore nel suo ruolo, uno dei pezzi chiave per la conquista della Champions League, dello scudetto e della Coppa Italia in questa stagione, in un'intervista alla Dpa ha infatti menzionato solamente il Brasile, l'Argentina, l'Italia e la Francia come candidate al successo nella rassegna iridata prossima al via.
SOLO NOI PENTACAMPIONI - "Il Brasile sarà sempre favorito, perché è l'unico "pentacampione" - sottolinea l'estremo difensore della nazionale di Dunga -. Quanto ai rivali, credo che tutti devono essere rispettati, solamente per il fatto di essere riusciti a partecipare ad un Mondiale. Ma è chiaro che ci sono alcune nazionali che richiamano maggiormente l'attenzione, come l'Italia, la Francia e l'Argentina. Ma, come in altri Mondiali, ci saranno sempre delle sorprese. Qualcuno si ricorda che la Turchia è giunta terza nel Mondiale del 2002? O che la Croazia è arrivata terza a Francia 1998? In Germania nel 2006 ci sono state delle squadre importanti che sono state rapidamente eliminate, mentre altre sono andate molto lontano, come il caso del Portogallo".
MESSI E RONALDO? DUE FENOMENI - Julio Cesar parla poi di due delle stelle più attese ai prossimi Mondiali, ovvero Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. "Chi è il migliore? E' una domanda complicata... Entrambi hanno un tocco molto rapido, giocano con e senza la palla - afferma il portiere del Brasile - oltre ad essere molto abili tecnicamente. Messi sembra essere più creativo, ma l'esplosività di Cristiano Ronaldo è impressionante. Dal punto di vista tecnico e fisico, il portoghese sembra essere più completo, ma Messi ha quella sfrontatezza latina, calcia meravigliosamente e pensa molto rapidamente. Inoltre, ha il vantaggio di essere più giovane e ha tempo di migliorare ancora di più, anche se nel 2006 ha deluso un po' le aspettative".
SPAGNA NON PUO' PARAGONARSI A BRASILE '70 - Alcuni analisti paragonano l'attuale nazionale spagnola con quella del Brasile del 1970, per il suo stile offensivo. "Se sono paragonabili? Credo che la Spagna ha uno stile di gioco più latino, ma dire che è paragonabile con la nostra selezione del '70 è uno scherzo, no? Credo che il ranking della Fifa non pesi nella Coppa del Mondo, ma ovviamente questo fa in modo che siamo più attenti. Non credo comunque - continua Julio Cesar - che una partita possa definire chi è più forte, perché in un Mondiale una squadra può non stare bene in una partita e poi vincere ugualmente il titolo. Mentre può accadere anche il contrario. Oggi comunque siamo i migliori perché la nostra storia dice che siamo i migliori".
SIAMO SQUADRA COMPLETA E MATURA - Eppure la nazionale guidata da Carlos Dunga non entusiasma. L'anno scorso durante la Confederations Cup Franz Beckenbauer ha detto che quando pensa al Brasile si immagina una squadra offensiva, come quella del Mondiale del 1970, mentre il Brasile di Dunga "è solo controllo". "Non credo che la nostra nazionale attuale sia solo controllo - ribatte il portiere dell'Inter -.
Abbiamo più controllo in difesa, perché si è data maggiore attenzione a questo settore. Non è possibile paragonare il calcio del '70 con quello che si gioca oggi nel mondo. In generale il calcio è diventato più veloce, più tecnico. Credo che oggi il Brasile è una squadra completa e matura che gioca con brillantezza, ma che anche con molta tecnica. Il calcio si basa sui risultati e quelli di Dunga sono la risposta alle critiche".
MONDIALI OPPORTUNITA' PER L'AFRICA - L'estremo difensore nerazzurro spera per il primo Mondiale in Africa "che sia un segno di rispetto per tutto quello che rappresenta l'Africa a livello di lotta, di rinnovamento, tanto in campo politico che in quello calcistico. Non capisco molto di politica per parlare dell'argomento, ma capisco di sport - conclude Julio Cesar - e credo che questa sia una opportunità per il Sudafrica per migliorare lo sviluppo dello sport nel paese e nel continente in generale. Magari riusciranno a sfruttare al meglio questa opportunità e che possiamo vedere nuovi 'crack' africani nel calcio mondiale. Quante più stelle ci sono, tanto è meglio per il calcio".
LUCIO PREGA CONTRO GLI INFORTUNI - Intanto un altro nerazzurro della nazionale brasiliana, Lucio, ha ammesso oggi di essere ricorso all'aiuto di Dio affinché la sua squadra non venga colpita dagli infortuni in serie che si sono abbattuti in questi giorni sulle nazionali che parteciperanno al Mondiale. "Prego Dio che ci benedica e ci protegga - spiega a Johannesburg il capitano della selezione di Dunga e fedele seguace della chiesa pentecostale -. Sappiamo che un infortunio è qualcosa che può succedere in qualunque momento, per questo motivo dobbiamo stare attenti in allenamento e nelle amichevoli ed evitare giocate rischiose e pericolose".
Negli ultimi giorni, quattro stelle del Mondiale si sono infortunate: Rio Ferdinand, escluso della nazionale inglese a causa di una lesione al ginocchio; l'attaccante del Chelsea e della Costa D'Avorio Didier Drogba che si è procurato una frattura al gomito ed è in dubbio, il centrocampista del Milan e dell'Italia Andrea Pirlo fermato da una lesione muscolare al polpaccio e il fantasista olandese e del Bayern Monaco Arjen Robben, ko per un problema muscolare alla coscia. Commentando questi casi, Lucio ha spiegato che "in molte occasioni, la paura dei giocatori di infortunarsi può essere la causa dei problemi. Non possiamo entrare in campo con l'ansia e la paura di infortunarci, perché questo favorisce il fatto che succeda".
SOLO NOI PENTACAMPIONI - "Il Brasile sarà sempre favorito, perché è l'unico "pentacampione" - sottolinea l'estremo difensore della nazionale di Dunga -. Quanto ai rivali, credo che tutti devono essere rispettati, solamente per il fatto di essere riusciti a partecipare ad un Mondiale. Ma è chiaro che ci sono alcune nazionali che richiamano maggiormente l'attenzione, come l'Italia, la Francia e l'Argentina. Ma, come in altri Mondiali, ci saranno sempre delle sorprese. Qualcuno si ricorda che la Turchia è giunta terza nel Mondiale del 2002? O che la Croazia è arrivata terza a Francia 1998? In Germania nel 2006 ci sono state delle squadre importanti che sono state rapidamente eliminate, mentre altre sono andate molto lontano, come il caso del Portogallo".
MESSI E RONALDO? DUE FENOMENI - Julio Cesar parla poi di due delle stelle più attese ai prossimi Mondiali, ovvero Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. "Chi è il migliore? E' una domanda complicata... Entrambi hanno un tocco molto rapido, giocano con e senza la palla - afferma il portiere del Brasile - oltre ad essere molto abili tecnicamente. Messi sembra essere più creativo, ma l'esplosività di Cristiano Ronaldo è impressionante. Dal punto di vista tecnico e fisico, il portoghese sembra essere più completo, ma Messi ha quella sfrontatezza latina, calcia meravigliosamente e pensa molto rapidamente. Inoltre, ha il vantaggio di essere più giovane e ha tempo di migliorare ancora di più, anche se nel 2006 ha deluso un po' le aspettative".
SPAGNA NON PUO' PARAGONARSI A BRASILE '70 - Alcuni analisti paragonano l'attuale nazionale spagnola con quella del Brasile del 1970, per il suo stile offensivo. "Se sono paragonabili? Credo che la Spagna ha uno stile di gioco più latino, ma dire che è paragonabile con la nostra selezione del '70 è uno scherzo, no? Credo che il ranking della Fifa non pesi nella Coppa del Mondo, ma ovviamente questo fa in modo che siamo più attenti. Non credo comunque - continua Julio Cesar - che una partita possa definire chi è più forte, perché in un Mondiale una squadra può non stare bene in una partita e poi vincere ugualmente il titolo. Mentre può accadere anche il contrario. Oggi comunque siamo i migliori perché la nostra storia dice che siamo i migliori".
SIAMO SQUADRA COMPLETA E MATURA - Eppure la nazionale guidata da Carlos Dunga non entusiasma. L'anno scorso durante la Confederations Cup Franz Beckenbauer ha detto che quando pensa al Brasile si immagina una squadra offensiva, come quella del Mondiale del 1970, mentre il Brasile di Dunga "è solo controllo". "Non credo che la nostra nazionale attuale sia solo controllo - ribatte il portiere dell'Inter -.
Abbiamo più controllo in difesa, perché si è data maggiore attenzione a questo settore. Non è possibile paragonare il calcio del '70 con quello che si gioca oggi nel mondo. In generale il calcio è diventato più veloce, più tecnico. Credo che oggi il Brasile è una squadra completa e matura che gioca con brillantezza, ma che anche con molta tecnica. Il calcio si basa sui risultati e quelli di Dunga sono la risposta alle critiche".
MONDIALI OPPORTUNITA' PER L'AFRICA - L'estremo difensore nerazzurro spera per il primo Mondiale in Africa "che sia un segno di rispetto per tutto quello che rappresenta l'Africa a livello di lotta, di rinnovamento, tanto in campo politico che in quello calcistico. Non capisco molto di politica per parlare dell'argomento, ma capisco di sport - conclude Julio Cesar - e credo che questa sia una opportunità per il Sudafrica per migliorare lo sviluppo dello sport nel paese e nel continente in generale. Magari riusciranno a sfruttare al meglio questa opportunità e che possiamo vedere nuovi 'crack' africani nel calcio mondiale. Quante più stelle ci sono, tanto è meglio per il calcio".
LUCIO PREGA CONTRO GLI INFORTUNI - Intanto un altro nerazzurro della nazionale brasiliana, Lucio, ha ammesso oggi di essere ricorso all'aiuto di Dio affinché la sua squadra non venga colpita dagli infortuni in serie che si sono abbattuti in questi giorni sulle nazionali che parteciperanno al Mondiale. "Prego Dio che ci benedica e ci protegga - spiega a Johannesburg il capitano della selezione di Dunga e fedele seguace della chiesa pentecostale -. Sappiamo che un infortunio è qualcosa che può succedere in qualunque momento, per questo motivo dobbiamo stare attenti in allenamento e nelle amichevoli ed evitare giocate rischiose e pericolose".
Negli ultimi giorni, quattro stelle del Mondiale si sono infortunate: Rio Ferdinand, escluso della nazionale inglese a causa di una lesione al ginocchio; l'attaccante del Chelsea e della Costa D'Avorio Didier Drogba che si è procurato una frattura al gomito ed è in dubbio, il centrocampista del Milan e dell'Italia Andrea Pirlo fermato da una lesione muscolare al polpaccio e il fantasista olandese e del Bayern Monaco Arjen Robben, ko per un problema muscolare alla coscia. Commentando questi casi, Lucio ha spiegato che "in molte occasioni, la paura dei giocatori di infortunarsi può essere la causa dei problemi. Non possiamo entrare in campo con l'ansia e la paura di infortunarci, perché questo favorisce il fatto che succeda".