Brasile

IL CASO

Fifa, avviso al Brasile
"No a t-shirt religiose"

La Federcalcio internazionale ha chiesto alla Selecao di rispettare il regolamento che vieta esultanze con messaggi politici o religiosi. D'accordo i verdeoro, "ma se dovessimo vincere il sesto titolo non ci sarà modo di impedire le manifestazioni di fede"

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JOHANNESBURG - Il Brasile non può schierare Dio ai Mondiali. Semplice rispetto delle regole o prevenzione contro eventuali polemiche? La Fifa è stata chiara a riguardo, nessuna t-shirt dovrà contenere messaggi religiosi o politici. In particolare, nel mirino della Federazione mondiale, è finita la Selecao di Carlos Dunga sempre più propensa a questo tipo di esternazioni. "Ci hanno chiesto di obbedire al regolamento", spiega Rodrigo Paiva, responsabile della Comunicazione della federazione brasiliana (Cbf), all'agenzia Dpa.

L'ESULTANZA DI LUCIO - La Cbf ha cominciato a considerare l'argomento in maniera approfondita un anno fa. Il difensore interista Lucio, dopo la finale della Confederations Cup vinta in rimonta 3-2 contro gli Usa, celebrò un rito al centro del terreno di gioco dello stadio Ellis Park di Johannesburg. L'iniziativa provocò la reazione di alcuni dirigenti della Fifa. In particolare si fece sentire Jim Stjerne, presidente della Federcalcio danese: "Mischiare sport e religione, come è avvenuto in questo caso, significa creare un atto religioso in se stesso. Come non possiamo consentire che la politica si mescoli con il pallone, nello stesso modo deve rimanere esclusa la religione".

LA REAZIONE DELLA FIFA - L'episodio non portò all'adozioni di sanzioni ufficiali. La Fifa, ora, fa sapere che è arrivato il momento di "moderare" tali manifestazioni. Il messaggio al Brasile è stato inviato già nel 2009, ed è stato rinnovato recentemente nel corso di un workshop d'avvicinamento ai Mondiali. "In realtà - dice alla Dpa una fonte vicina alla Federcalcio internazionale - il comportamento del Brasile nella Confederations Cup ha posto la Fifa davanti a una situazione nuova. Sebbene non fosse un comportamento antiregolamentare, l'atto violò lo spirito delle norme. Anche se la situazione si è verificata alla fine della partita".

REGOLE VERRANNO RISPETTATE - Del resto, dai Mondiali 2002 in Corea e Giappone Kakà esulta esibendo la t-shirt con la scritta "I belong to Jesus" ("Io appartengo a Gesu"). Nello spogliatoio verdeoro, i credenti hanno acquisito un peso maggiore rispetto ai Mondiali precedenti. In Germania, quattro anni fa, la rosa comprendeva elementi "vivaci" come Ronaldo, Ronaldinho e Adriano. Ora, invece, la situazione è più sbilanciata. Dal quartier generale verdeoro si fa sapere che il regolamento verrà rispettato. Ma se il Brasile dovesse conquistare il sesto titolo mondiale della propria storia "non ci sarà modo per impedire le manifestazioni di fede".