IRENE - Al netto della paura, della preoccupazione e delle delusioni, bisognerà allinearsi alle considerazioni del presidente federale Giancarlo Abete, che ha avuto la forza di mantenere la lucidità, di non negare i problemi ma di centrare quello principale: quest'Italia è povera di talento. "Non abbiamo lasciato a casa salvatori della patria, giocatori da Pallone d'oro, di livello internazionale o che figurino delle classifiche dei più bravi. E senza far nomi, c'è gente che ha avuto delle opportunità, come del 2004 e nel 2008, e non ha cambiato il corso delle cose". Il riferimento è a Cassano, presenza marginale anche in spedizioni (europee, in quel caso) molto deludenti. E Balotelli? "Gioca nell'under 21, che sta lottando per conquistare la qualificazione e ha perso in Ungheria e Galles": nemmeno tra gli azzurrini, tolto l'imprevedibile interista, ci sono fenomeni, o qualcuno che prometta di diventarlo. "Anche le Nazionali giovanili non stanno andando benissimo".
Il calcio italiano è in crisi, questo è il succo, e l'azzurro è sfiorito per mancanza di fertilizzante. "Rispetto a quattro anni fa abbiamo cambiato molto, con gli infortuni di Buffon e Pirlo i campioni del mondo sono sempre meno, quindi non è vero che Lippi si sia fossilizzato sul passato. Il problema è che non si è creata una generazione di giocatori capaci di prendere il posto di quella". I giovani di oggi (Criscito, Marchisio, Pepe) non sono evidentemente all'altezza della situazione. Abete promuove Montolivo "che sta raggiungendo una dimensione importante", ma questa è l'Italia e bisogna rassegnarsi. Soluzioni? Abete spiega che il potere del calcio non è più in mano alla federazioni, ma ai club: una situazione che impedisce investimenti e programmazione e che "non a caso coinvolge i movimenti calcistici europei più importanti: Inghilterra, Spagna, Francia, Germania". È un problema di doppia natura, sostiene Abete, economico e regolamentare: "Noi cerchiamo di incentivare i nostri vivai, di fare in modo che si dia spazio ai giovani italiani, ma nessuno può impedire a una squadra di Lega Pro di schierare undici stranieri. E un club come il Real Madrid ha un fatturato quattro volte superiore a quello della federazione spagnola". Significa che il potere ce l'ha chi ha i soldi e che dunque sarebbe impossibile, cambiando esempio, obbligare l'Inter ha privilegiare i giocatori italiani. E poi, continua il presidente, Fifa e Uefa non sostengono la tutela delle selezioni. "Dalla prossima stagione, s'è deciso che le Nazionali non giocheranno più il sabato e il mercoledì, ma il martedì e il venerdì", concedendo dunque un giorno di lavoro in meno ai cittì e un giorno di riposo in più ai giocatori che rientrano nei loro club. "Anche gli indennizzi pagati alle società che mandano i loro uomini in nazionale vanno in questo senso, così come l'allargamento della fase finale degli Europei a 24 squadra: in questo modo si appiattiscono delle risorse".
C'è dunque un senso di impotenza, che impedisce la programmazione: "Non siamo un club che può costruire un gruppo pezzo dopo pezzo attraverso 38 partite di campionato". E l'annunciata staffetta Lippi-Prendelli non è motivo di inquietudine: "Ci siamo mossi bene, da questo punto di vista, non credo che la squadra sia condizionata". No, la squadra è semplicemente questa. "Ma io ho ancora fiducia. Gli spareggi non siamo abituati a fallirli".
Il calcio italiano è in crisi, questo è il succo, e l'azzurro è sfiorito per mancanza di fertilizzante. "Rispetto a quattro anni fa abbiamo cambiato molto, con gli infortuni di Buffon e Pirlo i campioni del mondo sono sempre meno, quindi non è vero che Lippi si sia fossilizzato sul passato. Il problema è che non si è creata una generazione di giocatori capaci di prendere il posto di quella". I giovani di oggi (Criscito, Marchisio, Pepe) non sono evidentemente all'altezza della situazione. Abete promuove Montolivo "che sta raggiungendo una dimensione importante", ma questa è l'Italia e bisogna rassegnarsi. Soluzioni? Abete spiega che il potere del calcio non è più in mano alla federazioni, ma ai club: una situazione che impedisce investimenti e programmazione e che "non a caso coinvolge i movimenti calcistici europei più importanti: Inghilterra, Spagna, Francia, Germania". È un problema di doppia natura, sostiene Abete, economico e regolamentare: "Noi cerchiamo di incentivare i nostri vivai, di fare in modo che si dia spazio ai giovani italiani, ma nessuno può impedire a una squadra di Lega Pro di schierare undici stranieri. E un club come il Real Madrid ha un fatturato quattro volte superiore a quello della federazione spagnola". Significa che il potere ce l'ha chi ha i soldi e che dunque sarebbe impossibile, cambiando esempio, obbligare l'Inter ha privilegiare i giocatori italiani. E poi, continua il presidente, Fifa e Uefa non sostengono la tutela delle selezioni. "Dalla prossima stagione, s'è deciso che le Nazionali non giocheranno più il sabato e il mercoledì, ma il martedì e il venerdì", concedendo dunque un giorno di lavoro in meno ai cittì e un giorno di riposo in più ai giocatori che rientrano nei loro club. "Anche gli indennizzi pagati alle società che mandano i loro uomini in nazionale vanno in questo senso, così come l'allargamento della fase finale degli Europei a 24 squadra: in questo modo si appiattiscono delle risorse".
C'è dunque un senso di impotenza, che impedisce la programmazione: "Non siamo un club che può costruire un gruppo pezzo dopo pezzo attraverso 38 partite di campionato". E l'annunciata staffetta Lippi-Prendelli non è motivo di inquietudine: "Ci siamo mossi bene, da questo punto di vista, non credo che la squadra sia condizionata". No, la squadra è semplicemente questa. "Ma io ho ancora fiducia. Gli spareggi non siamo abituati a fallirli".