Le prime crepe di Lippi
"Vi farò rimangiare tutto"
dal nostro inviato EMANUELE GAMBA
Il gruppo si lamenta, il ct contro la stampa. "Non sono pentito delle scelte e non ho lasciato a casa fenomeni. Nell'82 bastarono tre pari". Pepe non capisce il cambio e Marchisio il ruolo. Critiche tra i reparti: la squadra sembra meno unita
NELSPRUIT - Non c'è una soluzione alla francese per rovinarsi il Mondiale: insulti, spie, licenziamenti, ammutinamenti. Però la proverbiale graniticità del gruppo azzurro comincia a mostrare qualche crepa sottile, e si va come possono andare queste cose: senza suture immediate un graffio diventa ferita, un'incrinatura degenera in spaccatura. Il cittì non ha alzato la voce, negli spogliatoi, rimandando ai giorni che porteranno alla partita con la Slovacchia analisi più profonde e anche più crude. Ma dovrà pure estirpare le inquietudini seminate ieri, perché Pepe non è Anelka e Lippi non è Domenech ma una polemicuccia - senza parolacce - è affiorata pure tra loro.
"L'ho sostituito per scelta tecnica, stava facendo cose diverse da quelle che gli avevo chiesto. Ma i cambi non sono punizioni". Però Pepe non l'ha presa benissimo, né la sostituzione e nemmeno la rivelazione pubblica del motiv…
"L'ho sostituito per scelta tecnica, stava facendo cose diverse da quelle che gli avevo chiesto. Ma i cambi non sono punizioni". Però Pepe non l'ha presa benissimo, né la sostituzione e nemmeno la rivelazione pubblica del motiv…
NELSPRUIT - Non c'è una soluzione alla francese per rovinarsi il Mondiale: insulti, spie, licenziamenti, ammutinamenti. Però la proverbiale graniticità del gruppo azzurro comincia a mostrare qualche crepa sottile, e si va come possono andare queste cose: senza suture immediate un graffio diventa ferita, un'incrinatura degenera in spaccatura. Il cittì non ha alzato la voce, negli spogliatoi, rimandando ai giorni che porteranno alla partita con la Slovacchia analisi più profonde e anche più crude. Ma dovrà pure estirpare le inquietudini seminate ieri, perché Pepe non è Anelka e Lippi non è Domenech ma una polemicuccia - senza parolacce - è affiorata pure tra loro.
"L'ho sostituito per scelta tecnica, stava facendo cose diverse da quelle che gli avevo chiesto. Ma i cambi non sono punizioni". Però Pepe non l'ha presa benissimo, né la sostituzione e nemmeno la rivelazione pubblica del motivo: "Non mi sembra di aver giocato male, comunque so a cosa si riferisce. Ma ne parleremo a quattr'occhi, certe cose non devono uscire dallo spogliatoio".
Tuttavia ieri l'Italia s'è persa in tanti rivoli (le colpe si sono trasferite rapidamente tra difesa e attacco, e viceversa, e quasi tutti hanno sottolineato come Di Natale e Camoranesi non abbiano saputo cambiare il corso degli eventi) mentre il cittì ha tentato di riunirla lasciandola sfociare verso i "nemici" che stanno all'esterno: "Non siamo nel panico, ci mancherebbe altro. Sappiamo fare molto meglio per fare gol. Dobbiamo rimboccarci le maniche perché non abbiamo voglia di tornare a casa. Vi ricordo che ho vinto la Champions League anche grazie a un gol di una squadra greca all'ultimo secondo dell'ultima partita del girone di qualificazione. Se non batteremo la Slovacchia sarà giusto andare a casa, ma potremmo qualificarci con tre pareggi, come nell'82: figuratevi che panico. Non sono assolutamente pentito delle mie scelte, non ho lasciato a casa nessun fenomeno, nessuno che ci avrebbe fatto vincere anche solo questa partita. Prima di occuparvi di queste cose aspettate un po', perché rischiate di rimangiarvi tutto".
Molti giocatori hanno anticipato che "nei prossimi giorni dovremo parlarci" e, appurata l'esistenza del problema, ci si aspetta che qualcuno individui anche delle soluzioni. "Ci è mancata un po' di fortuna", ha detto Lippi, "però anche molta lucidità, buttavamo soltanto palle in mezzo. I motivi? Non c'è una spiegazione per tutto". Bisognerà trovarne, però, altrimenti c'è il rischio di andare a casaccio e ieri un po' è successo. "Qualcuno è finito fuori ruolo perché Lippi ha fatto degli esperimenti e un po' di confusione si è creata", ha sibilato Marchisio. "È mancata un po' di cattiveria negli attaccanti", ha giudicato Montolivo. "Sapevamo cosa dovevamo fare per non prendere un gol così e l'abbiamo preso lo stesso", s'è indispettito Chiellini. "Ci è mancata lucidità sotto porta", ha insinuato Criscito. Poi, tutti sono stati bravi a correggere immediatamente il tiro, a precisare e ad ammorbidire i concetti: è il segno che il castello di carte resta in piedi, malgrado qualche ondeggiamento. Ma se alla Slovacchia bastasse un solo soffio?
"L'ho sostituito per scelta tecnica, stava facendo cose diverse da quelle che gli avevo chiesto. Ma i cambi non sono punizioni". Però Pepe non l'ha presa benissimo, né la sostituzione e nemmeno la rivelazione pubblica del motivo: "Non mi sembra di aver giocato male, comunque so a cosa si riferisce. Ma ne parleremo a quattr'occhi, certe cose non devono uscire dallo spogliatoio".
Tuttavia ieri l'Italia s'è persa in tanti rivoli (le colpe si sono trasferite rapidamente tra difesa e attacco, e viceversa, e quasi tutti hanno sottolineato come Di Natale e Camoranesi non abbiano saputo cambiare il corso degli eventi) mentre il cittì ha tentato di riunirla lasciandola sfociare verso i "nemici" che stanno all'esterno: "Non siamo nel panico, ci mancherebbe altro. Sappiamo fare molto meglio per fare gol. Dobbiamo rimboccarci le maniche perché non abbiamo voglia di tornare a casa. Vi ricordo che ho vinto la Champions League anche grazie a un gol di una squadra greca all'ultimo secondo dell'ultima partita del girone di qualificazione. Se non batteremo la Slovacchia sarà giusto andare a casa, ma potremmo qualificarci con tre pareggi, come nell'82: figuratevi che panico. Non sono assolutamente pentito delle mie scelte, non ho lasciato a casa nessun fenomeno, nessuno che ci avrebbe fatto vincere anche solo questa partita. Prima di occuparvi di queste cose aspettate un po', perché rischiate di rimangiarvi tutto".
Molti giocatori hanno anticipato che "nei prossimi giorni dovremo parlarci" e, appurata l'esistenza del problema, ci si aspetta che qualcuno individui anche delle soluzioni. "Ci è mancata un po' di fortuna", ha detto Lippi, "però anche molta lucidità, buttavamo soltanto palle in mezzo. I motivi? Non c'è una spiegazione per tutto". Bisognerà trovarne, però, altrimenti c'è il rischio di andare a casaccio e ieri un po' è successo. "Qualcuno è finito fuori ruolo perché Lippi ha fatto degli esperimenti e un po' di confusione si è creata", ha sibilato Marchisio. "È mancata un po' di cattiveria negli attaccanti", ha giudicato Montolivo. "Sapevamo cosa dovevamo fare per non prendere un gol così e l'abbiamo preso lo stesso", s'è indispettito Chiellini. "Ci è mancata lucidità sotto porta", ha insinuato Criscito. Poi, tutti sono stati bravi a correggere immediatamente il tiro, a precisare e ad ammorbidire i concetti: è il segno che il castello di carte resta in piedi, malgrado qualche ondeggiamento. Ma se alla Slovacchia bastasse un solo soffio?