ROMA - "Dov'è Abete? O se la sente di riprendere in mano la Federcalcio, o è meglio che vada a casa". Tira proprio aria di resa dei conti sul consiglio federale di venerdì, se anche uno come Mario Macalli - vicepresidente federale e presidente di 90 club professionistici della Lega Pro, ex serie C, amico ed elettore di Giancarlo Abete - si sbilancia in questo modo: "La Figc deve fare la Figc e sinora non l'ha fatto: io accuso Abete di non aver preso mai decisioni. Non c'entra Lippi. Il ct può anche aver sbagliato qualcosa ma aveva pur vinto il Mondiale 2006, no? È tutto il resto che non funziona". Lo stato di salute del calcio italiano appare seriamente compromesso. Perfino il dinosauro Blatter, critica l'Italia - insieme con la Francia - definendola "squadra troppo vecchia" ("nella Francia non aveva nemmeno un Under 23, l'Italia uno solo ma non ha giocato").
Venerdì, spiega ancora Macalli, non sarà una giornata dall'esito scontato: "Perché così non si può più andare avanti". Abete non vuole dimettersi, nonostante la generale richiesta di dimissioni arrivata dall'opinione pubblica. Nonostante il peggior flop mondiale della storia azzurra, non ha alcuna intenzione di andarsene e i 22 consiglieri federali non chiederanno la sua testa. Ma lo costringeranno a varare un vero piano di risanamento. Come del resto chiede anche il Coni: ieri il presidente Petrucci e il segretario Pagnozzi, al Foro Italico, hanno voluto ascoltare direttamente da Abete come il calcio cercherà di uscire dalla palude. L'idea - ha spiegato Abete - è quella di varare due commissioni in Figc, una tecnica e una giuridica che metteranno mano a tutto il sistema-calcio: riforma dei campionati, vivai, stranieri. Poi, la ristrutturazione del Club Italia, l'organismo nato nel 2002 per dare concretezza e organicità alle nazionali delle varie categorie e sempre rimasto nel limbo dell'inefficienza. Ci vorrà una guida, forse un manager, forse un ex calciatore (ancora da capire quale ruolo potrà avere Gigi Riva, uno dei punti di riferimento storici), qualcuno che riesca comunque a dare un senso di continuità logica, oltre che tecnica e tattica alle varie rappresentative, dall'Under 17 alla nazionale maggiore. Un lavoro complesso perché finirà per scontrarsi con lo strapotere dei club, lo stesso che, in queste ore, sta complicando l'esordio di Prandelli: l'amichevole di Londra prevista per l'11 agosto verrà anticipata al 10, togliendo un giorno di lavoro al nuovo ct. Al quale è già stato fatto capire che anche sul numero degli stage a Coverciano durante l'anno non c'è da essere ottimisti.
La posizione della Lega di Milano è quella del presidente Beretta: "Siamo regolati da leggi vecchie trent'anni. E' arrivato il momento di profondi ripensamenti". E il consigliere Zamparini incalza. "Vogliamo contare di più, come la Premier League". I 20 club di A non affonderanno i colpi su Abete, ma non faranno sconti in termini di potere. Anche perché lo scontro con le altre Leghe si fa di ora in ora più feroce. In questi giorni ci sono le iscrizioni ai campionati che testimoniano la "salute" del nostro calcio: alcuni club di B (tra cui Ancona e Ascoli) rischiano di partire con una penalizzazione, moltissimi di Lega Pro (tra cui Perugia, Gallipoli, Mantova) non partiranno proprio. Insomma, una crisi senza freni, figlia di anni buttati via senza avere la forza e il coraggio di fare una vera riforma dei campionati. Senza puntare davvero sui vivai. "E ora ci ritroviamo le squadre Primavera con sette extracomunitari", spiega ancora Macalli. Abete dovrà darsi una scossa, se la darà.
Venerdì, spiega ancora Macalli, non sarà una giornata dall'esito scontato: "Perché così non si può più andare avanti". Abete non vuole dimettersi, nonostante la generale richiesta di dimissioni arrivata dall'opinione pubblica. Nonostante il peggior flop mondiale della storia azzurra, non ha alcuna intenzione di andarsene e i 22 consiglieri federali non chiederanno la sua testa. Ma lo costringeranno a varare un vero piano di risanamento. Come del resto chiede anche il Coni: ieri il presidente Petrucci e il segretario Pagnozzi, al Foro Italico, hanno voluto ascoltare direttamente da Abete come il calcio cercherà di uscire dalla palude. L'idea - ha spiegato Abete - è quella di varare due commissioni in Figc, una tecnica e una giuridica che metteranno mano a tutto il sistema-calcio: riforma dei campionati, vivai, stranieri. Poi, la ristrutturazione del Club Italia, l'organismo nato nel 2002 per dare concretezza e organicità alle nazionali delle varie categorie e sempre rimasto nel limbo dell'inefficienza. Ci vorrà una guida, forse un manager, forse un ex calciatore (ancora da capire quale ruolo potrà avere Gigi Riva, uno dei punti di riferimento storici), qualcuno che riesca comunque a dare un senso di continuità logica, oltre che tecnica e tattica alle varie rappresentative, dall'Under 17 alla nazionale maggiore. Un lavoro complesso perché finirà per scontrarsi con lo strapotere dei club, lo stesso che, in queste ore, sta complicando l'esordio di Prandelli: l'amichevole di Londra prevista per l'11 agosto verrà anticipata al 10, togliendo un giorno di lavoro al nuovo ct. Al quale è già stato fatto capire che anche sul numero degli stage a Coverciano durante l'anno non c'è da essere ottimisti.
La posizione della Lega di Milano è quella del presidente Beretta: "Siamo regolati da leggi vecchie trent'anni. E' arrivato il momento di profondi ripensamenti". E il consigliere Zamparini incalza. "Vogliamo contare di più, come la Premier League". I 20 club di A non affonderanno i colpi su Abete, ma non faranno sconti in termini di potere. Anche perché lo scontro con le altre Leghe si fa di ora in ora più feroce. In questi giorni ci sono le iscrizioni ai campionati che testimoniano la "salute" del nostro calcio: alcuni club di B (tra cui Ancona e Ascoli) rischiano di partire con una penalizzazione, moltissimi di Lega Pro (tra cui Perugia, Gallipoli, Mantova) non partiranno proprio. Insomma, una crisi senza freni, figlia di anni buttati via senza avere la forza e il coraggio di fare una vera riforma dei campionati. Senza puntare davvero sui vivai. "E ora ci ritroviamo le squadre Primavera con sette extracomunitari", spiega ancora Macalli. Abete dovrà darsi una scossa, se la darà.