Giovani e sereni
Il segreto del "Vasco"
Dopo un avvio problematico, ora i "verdi" di Javier Aguirre puntano al passaggio del turno. Il girone, favorevole sulla carta, potrebbe favorire il successo del Messico. Il ct punta sulle nuove leve, ma senza rinunciare alle figure più esperte. E l'eroe resta sempre lui: Cuauhtemoc Blanco
Messico verde, come i suoi giovani e come la serenità che avvolge l'ambiente da quando in panchina c'è Javier Aguirre. I messicani sanno di avere dei limiti, ma l'impressionante serie di vittorie consecutive nella fase di preparazione e un'invidiabile solidità difensiva li propone come possibili qualificati del gruppo A. Protagonisti del match di inaugurazione l'11 giugno contro i padroni di casa del Sudafrica, i messicani (che hanno partecipato agli ultimi quattro mondiali e sono abituati alla pressione dei grandi appuntamenti) hanno tutte le possibilità di fare bella figura visto il girone non proibitivo. Nella loro storia sono stati presenti ben quattordici volte ai mondiali, arrivando peraltro ai quarti soltanto da paese organizzatore (1970 e 1986). Ma un accesso agli ottavi, come nelle ultime quattro edizioni della coppa del mondo, sarebbe già soddisfacente.
Eppure l'avventura mondiale era cominciata nel peggiore dei modi per i messicani, tra sco…
Eppure l'avventura mondiale era cominciata nel peggiore dei modi per i messicani, tra sco…
Messico verde, come i suoi giovani e come la serenità che avvolge l'ambiente da quando in panchina c'è Javier Aguirre. I messicani sanno di avere dei limiti, ma l'impressionante serie di vittorie consecutive nella fase di preparazione e un'invidiabile solidità difensiva li propone come possibili qualificati del gruppo A. Protagonisti del match di inaugurazione l'11 giugno contro i padroni di casa del Sudafrica, i messicani (che hanno partecipato agli ultimi quattro mondiali e sono abituati alla pressione dei grandi appuntamenti) hanno tutte le possibilità di fare bella figura visto il girone non proibitivo. Nella loro storia sono stati presenti ben quattordici volte ai mondiali, arrivando peraltro ai quarti soltanto da paese organizzatore (1970 e 1986). Ma un accesso agli ottavi, come nelle ultime quattro edizioni della coppa del mondo, sarebbe già soddisfacente.
Eppure l'avventura mondiale era cominciata nel peggiore dei modi per i messicani, tra sconfitte e polemiche, prima che Aguirre, detto il Vasco (il basco) tornasse sulla panchina a metà delle qualificazioni della Concacaf al posto di Sven Goran Eriksson. La situazione è cambiata totalmente, così come era stato, sempre con Aguirre, alle qualificazioni per Corea-Giappone 2002. Una serie di cinque vittorie consecutive con il ct appena licenziato dall'Atletico Madrid li ha riportati in alto facendogli chiudere il girone al secondo posto, a un punto dagli Stati Uniti.
Il segreto di questa squadra sembra essere la gran serenità dopo una serie di partite straordinariamente positive e il mix azzeccato da Aguirre con pochi e selezionatissimi giocatori esperti attorniati dai giovani più promettenti del paese. E' in questa luce che si spiega la rinnovata fiducia all'attaccante simbolo, Cuauhtemoc Blanco, quasi 37 anni, l'uomo della "cateminha", gesto tecnico al limite del regolamento e ormai leggendario (pallone trattenuto fra i piedi mentre si salta l'avversario). Si era ritirato, è tornato per giocare con Aguirre. I più affermati, come Rafael Marquez (centrale del Barcellona) e Carlos Vela (Arsenal) saranno sostenuti dalla corsa e dalla vivacità delle nuove leve, Guillermo Ochoa, Efrain Juarez, Andres Guardado e Giovani dos Santos, tutti nomi usciti dalla nazionale under 17 campione del mondo nel 2005 in Perù. Focoso giocatore quando era in campo, Aguirre è riuscito nonostante le intemperanze ad avvolgere l'ambiente in una certa serenità, nonostante l'euforia per la conquista della Gold Cup (trofeo continentale del nord e centro America) con lo storico 0-5 rifilato agli "yankees" statunitensi in casa loro, al Giants Stadium di New York.
Eppure l'avventura mondiale era cominciata nel peggiore dei modi per i messicani, tra sconfitte e polemiche, prima che Aguirre, detto il Vasco (il basco) tornasse sulla panchina a metà delle qualificazioni della Concacaf al posto di Sven Goran Eriksson. La situazione è cambiata totalmente, così come era stato, sempre con Aguirre, alle qualificazioni per Corea-Giappone 2002. Una serie di cinque vittorie consecutive con il ct appena licenziato dall'Atletico Madrid li ha riportati in alto facendogli chiudere il girone al secondo posto, a un punto dagli Stati Uniti.
Il segreto di questa squadra sembra essere la gran serenità dopo una serie di partite straordinariamente positive e il mix azzeccato da Aguirre con pochi e selezionatissimi giocatori esperti attorniati dai giovani più promettenti del paese. E' in questa luce che si spiega la rinnovata fiducia all'attaccante simbolo, Cuauhtemoc Blanco, quasi 37 anni, l'uomo della "cateminha", gesto tecnico al limite del regolamento e ormai leggendario (pallone trattenuto fra i piedi mentre si salta l'avversario). Si era ritirato, è tornato per giocare con Aguirre. I più affermati, come Rafael Marquez (centrale del Barcellona) e Carlos Vela (Arsenal) saranno sostenuti dalla corsa e dalla vivacità delle nuove leve, Guillermo Ochoa, Efrain Juarez, Andres Guardado e Giovani dos Santos, tutti nomi usciti dalla nazionale under 17 campione del mondo nel 2005 in Perù. Focoso giocatore quando era in campo, Aguirre è riuscito nonostante le intemperanze ad avvolgere l'ambiente in una certa serenità, nonostante l'euforia per la conquista della Gold Cup (trofeo continentale del nord e centro America) con lo storico 0-5 rifilato agli "yankees" statunitensi in casa loro, al Giants Stadium di New York.