POTCHEFSTROOM - "Bienvenidos a Sudafrica: Jesus ama a España". E' ormai un po' sbiadito, il cartello di saluto a sfondo religioso che ha accolto l'11 giugno scorso la nazionale spagnola al suo arrivo qui, nel Sudafrica meno oleografico che si possa immaginare: paesaggio brullo e monotono, cittadina di poca architettura coloniale e di qualche emporio lungo la classica strada statale polverosa, integrazione tra popolazione nera e bianca visibilmente sofferta, clima piuttosto infelice. Ma il ritiro della Spagna, chiusa nell'eremo sportivo dell'università, fin qui ha funzionato benissimo. Cercavano tranquillità, le Furie Rosse di Del Bosque, e ne hanno trovato perfino troppa. Adesso stanno preparando con monastica concentrazione la semifinale più importante della loro storia: dopodomani a Durban, contro la Germania, si giocano il Mondiale. E il ct paterno si trova davanti al dilemma più imprevedibile: rinunciare allo spento Torres, l'attaccante che due anni fa consegnò alla nazionale di Aragones il titolo di campione d'Europa proprio nella finale contro la Germania a Vienna, oppure prendere atto della sua attuale inconsistenza sotto rete e sostituirlo con Fabregas o Navas, spostando definitivamente l'implacabile capocannoniere Villa nel ruolo di centravanti?
UNA SQUADRA IN COLLEGIO - Villa e Casillas, Puyol e Torres, Xavi e Iniesta, Fabregas e Xabi Alonso sono tra i giocatori più famosi e pagati del mondo. Ma da quasi un mese vivono in una struttura molto spartana: il campus universitario di Potchefstroom, che è tuttavia conosciuto come "La casa dello sport" per i suoi campi di cricket, di rugby e di football e per la sua pista d'atletica in erba. L'università della Provincia del Nord Ovest ha una popolazione studentesca di 32 mila ragazzi e le installazioni sportive sono usate abitualmente da loro. Ma il Mondiale coincide con la pausa accademica e gli studenti che monopolizzano le strutture sportive sono i 23 calciatori a caccia della Coppa del Mondo. La sistemazione per il ritiro è stata scelta dalla federazione sulla scia di analoghe esperienze di altri sportivi, tra i quali anche fondisti e mezzofondisti della nazionale italiana di atletica (tra loro l'ottocentista Elisa Cusma), che furono qui nel 2007. I 1500 metri di altitudine e il clima freddo sono considerati l'ideale per prepararsi alle partite.
UN MESE DI SOLITUDINE - L'altra faccia della medaglia è il quasi totale isolamento dal mondo esterno. Potchesfstroom sta a 120 chilometri da Johannesburg, cioè a due ore e mezzo di auto, in una zona decisamente desolata. La città è stata l'ultima a firmare il trattato di Mandela contro l'apartheid, è sede di una folta comunità di discendenza boera e ospita ogni anno a settembre il Festival Aaardklop, la più importante manifestazione culturale afrikaans. Alle quattro del pomeriggio dell'inverno sudafricano qui il buio cala inesorabile e la temperatura si abbassa bruscamente, avvicinandosi agli zero gradi, sotto i quali scende spesso di notte. Finora, malgrado le vittorie, non solo le famiglie dei giocatori non l'hanno ancora raggiunta - fanno eccezione i parenti di Del Bosque e naturalmente Sara, la fidanzata giornalista televisiva di Casillas, ma neppure il presidente della federazione Villar. "Del Bosque è stato bravissimo a tenere unito il gruppo per tanto tempo", ha riconosciuto oggi il terzo portiere Reina, del Liverpool: ogni allusione alla monotonia e alla desolazione del ritiro era puramente voluta e non casuale.
LA CRISI DEL NI?O - In questo contesto di forzata clausura, l'obiettivo prioritario e dichiarato della squadra è diventato quello di recuperare alla causa Torres, finora abulico e avulso dal gioco. Non segna e non è mai pericoloso, al punto da rendere legittimo il dubbio sul suo impiego con la Germania. "Credo che sia giusto aspettarlo: con il suo movimento mi libera un sacco di spazi", è la teoria tattica di Villa, mentre il suo compagno di club Reina, riconosciuto come uno tra i leader dello spogliatoio, offre una motivazione psicologica all'insistenza del commissario tecnico su "El niño": "Del Bosque fa bene a farlo giocare, perché siamo sicuri che Fernando stia per sbloccarsi". Tuttavia il tempo della pazienza verso l'attaccante del Liverpool è quasi esaurito. Stasera a Durban, nella conferenza stampa dopo l'allenamento di rifinitura, Del Bosque sarà di nuovo bersagliato di domande sul caso Torres. Chissà se la notte nell'eremo di Potchefstroom gli avrà portato il consiglio giusto.
UNA SQUADRA IN COLLEGIO - Villa e Casillas, Puyol e Torres, Xavi e Iniesta, Fabregas e Xabi Alonso sono tra i giocatori più famosi e pagati del mondo. Ma da quasi un mese vivono in una struttura molto spartana: il campus universitario di Potchefstroom, che è tuttavia conosciuto come "La casa dello sport" per i suoi campi di cricket, di rugby e di football e per la sua pista d'atletica in erba. L'università della Provincia del Nord Ovest ha una popolazione studentesca di 32 mila ragazzi e le installazioni sportive sono usate abitualmente da loro. Ma il Mondiale coincide con la pausa accademica e gli studenti che monopolizzano le strutture sportive sono i 23 calciatori a caccia della Coppa del Mondo. La sistemazione per il ritiro è stata scelta dalla federazione sulla scia di analoghe esperienze di altri sportivi, tra i quali anche fondisti e mezzofondisti della nazionale italiana di atletica (tra loro l'ottocentista Elisa Cusma), che furono qui nel 2007. I 1500 metri di altitudine e il clima freddo sono considerati l'ideale per prepararsi alle partite.
UN MESE DI SOLITUDINE - L'altra faccia della medaglia è il quasi totale isolamento dal mondo esterno. Potchesfstroom sta a 120 chilometri da Johannesburg, cioè a due ore e mezzo di auto, in una zona decisamente desolata. La città è stata l'ultima a firmare il trattato di Mandela contro l'apartheid, è sede di una folta comunità di discendenza boera e ospita ogni anno a settembre il Festival Aaardklop, la più importante manifestazione culturale afrikaans. Alle quattro del pomeriggio dell'inverno sudafricano qui il buio cala inesorabile e la temperatura si abbassa bruscamente, avvicinandosi agli zero gradi, sotto i quali scende spesso di notte. Finora, malgrado le vittorie, non solo le famiglie dei giocatori non l'hanno ancora raggiunta - fanno eccezione i parenti di Del Bosque e naturalmente Sara, la fidanzata giornalista televisiva di Casillas, ma neppure il presidente della federazione Villar. "Del Bosque è stato bravissimo a tenere unito il gruppo per tanto tempo", ha riconosciuto oggi il terzo portiere Reina, del Liverpool: ogni allusione alla monotonia e alla desolazione del ritiro era puramente voluta e non casuale.
LA CRISI DEL NI?O - In questo contesto di forzata clausura, l'obiettivo prioritario e dichiarato della squadra è diventato quello di recuperare alla causa Torres, finora abulico e avulso dal gioco. Non segna e non è mai pericoloso, al punto da rendere legittimo il dubbio sul suo impiego con la Germania. "Credo che sia giusto aspettarlo: con il suo movimento mi libera un sacco di spazi", è la teoria tattica di Villa, mentre il suo compagno di club Reina, riconosciuto come uno tra i leader dello spogliatoio, offre una motivazione psicologica all'insistenza del commissario tecnico su "El niño": "Del Bosque fa bene a farlo giocare, perché siamo sicuri che Fernando stia per sbloccarsi". Tuttavia il tempo della pazienza verso l'attaccante del Liverpool è quasi esaurito. Stasera a Durban, nella conferenza stampa dopo l'allenamento di rifinitura, Del Bosque sarà di nuovo bersagliato di domande sul caso Torres. Chissà se la notte nell'eremo di Potchefstroom gli avrà portato il consiglio giusto.