Il ct brasiliano Carlos Alberto Parreira, arrivato appena ad ottobre sulla panchina della squadra che organizza il mondiale, non ha dubbi: "Siamo noi la più debole delle sei nazionali africane presenti". E' una vecchia volpe, Parreira, ma non sembra bluffare, anche perché i suoi "Bafana Bafanà" non sono riusciti nemmeno a qualificarsi per la Coppa d'Africa a gennaio. Se il momento, per il paese e per la nazionale, è storico, le effettive possibilità di superare la prima fase (exploit mai raggiunto nelle due presenze ai mondiali del 1998 e del 2002) sono esigue. E il Sudafrica, novantesimo nel ranking Fifa, penultimo tra i trentadue qualificati, sarebbe il primo paese organizzatore a non superare la prima fase. A favore delle speranze dei padroni di casa c'è la buona performance in Confederation Cup dell'anno scorso (battuti di misura dal Brasile in semifinale, poi dalla Spagna nella finale per il terzo posto) e il sostegno del pubblico che sarà senza dubbio incessante e coloratissimo.
Il ritorno di Parreira in panchina è stato accolto in modo non unanime. Per molti, il ct carioca campione del mondo 1994 è l'uomo giusto: esperto, smaliziato, in grado di spremere al meglio un gruppo che non dispone di campioni. I suoi detrattori, però, ricordano che nella precedente esperienza i suoi esperimenti fallirono uno dopo l'altro, culminando poi nell'eliminazione dalla Coppa d'Africa 2008.
I due giocatori sui quali si fondano le speranze sudafricane sono Benny McCarthy e Steven Pienaar, entrambi protagonisti nel campionato inglese. Con il primo perennemente alle prese con problemi di ogni tipo e non più il bomber di un tempo, è il secondo a far ben sperare sia per la capacità di inventare gioco sia per la personalità. A coprirgli le spalle ci saranno certamente una mano i due collaudati interditori Siboniso Gaxa, che gioca con i sudafricani del Sundowns, e Tsepo Masilela, del Maccabi Haifa.
Per prepararsi lontano da casa, dove fra l'altro è stato cambiato all'ultimo il luogo del ritiro perché quello prescelto non era pronto, Parreira ha portato i suoi ragazzi in Brasile per "sentire" la qualità del calcio superiore. In realtà, il ct non è tanto preoccupato della tecnica quanto delle qualità fisiche dei suoi: "Dovremo giocare palla a terra - ha detto - perché non abbiamo grossi giocatori. Il Brasile lo sa fare molto bene, dovremo ispirarci".
Il ritorno di Parreira in panchina è stato accolto in modo non unanime. Per molti, il ct carioca campione del mondo 1994 è l'uomo giusto: esperto, smaliziato, in grado di spremere al meglio un gruppo che non dispone di campioni. I suoi detrattori, però, ricordano che nella precedente esperienza i suoi esperimenti fallirono uno dopo l'altro, culminando poi nell'eliminazione dalla Coppa d'Africa 2008.
I due giocatori sui quali si fondano le speranze sudafricane sono Benny McCarthy e Steven Pienaar, entrambi protagonisti nel campionato inglese. Con il primo perennemente alle prese con problemi di ogni tipo e non più il bomber di un tempo, è il secondo a far ben sperare sia per la capacità di inventare gioco sia per la personalità. A coprirgli le spalle ci saranno certamente una mano i due collaudati interditori Siboniso Gaxa, che gioca con i sudafricani del Sundowns, e Tsepo Masilela, del Maccabi Haifa.
Per prepararsi lontano da casa, dove fra l'altro è stato cambiato all'ultimo il luogo del ritiro perché quello prescelto non era pronto, Parreira ha portato i suoi ragazzi in Brasile per "sentire" la qualità del calcio superiore. In realtà, il ct non è tanto preoccupato della tecnica quanto delle qualità fisiche dei suoi: "Dovremo giocare palla a terra - ha detto - perché non abbiamo grossi giocatori. Il Brasile lo sa fare molto bene, dovremo ispirarci".