Lancia Flavia 2012

Un mercato piccolo
ma molto importante

Sul fronte dell'immagine è qui che si combatte la sfida più dura. Si tratta comunque di 3000 vendite l'anno

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Quella delle auto scoperte è una piccola nicchia nel mercato italiano (in Europa la situazione è decisamente migliore), con poco più di 20 mila unità vendute lo scorso anno e già un meno 6,15 per cento di quota rispetto al 2010.

E nei primi mesi del 2012 si sta registrando una ulteriore sensibile flessione, intorno al 36 per cento in confronto al periodo gennaio-marzo 2011, effetto evidentemente di una crisi che sta pesantemente penalizzando le categorie alto di gamma ma anche un po’ tutte le vetture “particolari”, non immediatamente classificabili nella produzione di massa.

Tra l’altro, delle circa 3 mila auto a “cielo aperto” uscite quest’anno dalle concessionarie, la parte del leone la fanno le varianti cabriolet di berline e berlinette dei segmenti A, B e C, magari di tono superiore ma pur sempre derivate. Non mancano neppure supercar di lusso e ad alte prestazioni, ma sono proprio loro al momento, sotto il mirino del fisco, le principali colpevoli dell’abbassamento della media delle richieste.
In un contesto, dunque, non certo facile, la nuova Lancia Flavia può però dire la sua, considerando caratteristiche e scelta in materia di costi che, di fatto, la collocano in una posizione praticamente da “solitaria” nel mercato.

Grande come un modello di fascia superiore e ricca negli equipaggiamenti al pari di molte vetture da “salotto buono”, la nodebuttante della marca torinese viene offerta, infatti, ad un prezzo piuttosto competitivo, 37.900 euro full-optional, che la rende una credibile alternativa anche a potenziali rivali di categoria inferiore, che non offrono doti paragonabili di comfort e di spazio abitabile. Scoperta dalle dimensioni abbondanti e dall’immagine d’impatto, la Flavia non costringe ad impegnativi sacrifici il portafogli e mette in campo meccanica affidabile e dotazioni complete.
La neonata cabriolet segna inoltre, e non è poco, il ritorno dell’antico blasone italiano in un settore dove era ormai assente da una trentina d’anni, dopo un buon numero di presenze illustri, dal fascino indiscutibile, che gli appassionati non hanno dimenticato. (m.t.)