Lancia Flavia 2012

Tutte le scoperte Lancia
Dalla B24 alla piccola Appia

A partire dal 1960, intanto, entra in listino la convertibile della nuova ammiraglia di casa Lancia, la Flaminia. Questa volta con la firma della carrozzeria milanese Touring...

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Grande è la tradizione Lancia per quanto riguarda le auto scoperte, già ricchissima negli anni tra i Venti e i Quaranta, grazie ai telai "vestiti" dai più famosi carrozzieri, ma sono le spider e cabriolet del dopoguerra a suscitare i più recenti e coinvolgenti ricordi.

Entra in produzione nel 1954 l'affascinante versione a cielo aperto della Aurelia, siglata B24. Magistralmente disegnata da Pinin Farina è inizialmente rivolta soprattutto al mercato statunitense, e per questo viene normalmente identificata come "tipo America", per poi essere via via modificata e resa disponibile anche con tettuccio rigido. La meccanica vede in primo piano il motore sei cilindri 2.500, con potenze che variano fino a 118 Cv per una velocità massima che può superare i 180 km/h. Mitica per i cinefili, che la ricordano con Vittorio Gassman alla guida nel film di Dino Risi "Il sorpasso", l'Aurelia B24 esce di produzione nel 1958 dopo essere stata realizzata in circa 800 unità.

Tra il 1957 e il 1962 nella gamma Lancia è presente inoltre la versione convertibile della più piccola Appia, derivata dalla berlina e affianca dalle coupé e sport. Disegnata da Giovanni Michelotti per la Vignale, viene proposta in serie successive a due e a quattro posti, con motore di 1.100 cc e potenze fino a 53 Cv per velocità di 140-150 km/h.

A partire dal 1960, intanto, entra in listino la convertibile della nuova ammiraglia di casa Lancia, la Flaminia. Questa volta con la firma della carrozzeria milanese Touring, la vettura è una sportiva dai tratti grintosi e ad alte prestazioni, equipaggiata con un sei cilindri di 2.400 e poi di 2.800 cc, con potenze da 119 a 150 Cv per sfiorare i 200 km/h.

Nel 1962 alla Flaminia si aggiunge la convertibile derivata dal modello di fascia media Flavia, del quale la neodebuttante Lancia eredita il nome. Come già per l'Appia l'allestimento è affidato alla Vignale, che realizza una quattro posti dalle linee sobrie ed eleganti. La meccanica riprende lo schema a trazione anteriore della berlina, con motori di 1.500 e 1.800 cc, quest'ultimo anche con alimentazione ad iniezione; potenze da 90 a 102 Cv e velocità fino a 180 km/h.

Lungo è poi l'intervallo, dopo l'uscita di scena della Flavia, per trovare nella gamma Lancia una nuova vettura aperta, se non si prende in considerazione il prototipo barchetta della Fulvia, battezzato F&M (dai responsabili della squadra corse Fiorio e Maglioli) destinato alle competizioni. Bisognerà infatti attendere il 1974 e la presentazione al Salone di Ginevra della Beta Spider, disegnata dalla Pininfarina ma prodotta dalla Zagato. Strettamente imparentata con la coupé, la vettura è una due posti più due con carrozzeria tipo "targa" dal roll-bar fisso, trazione anteriore e motori da 1.600 a 2.000 cc e potenze fino a 120 Cv per oltre 185 km/h.

In contemporanea, nasce anche la Beta Montecarlo nelle varianti coupé e spider, ribattezzata Scorpion negli Stati Uniti, sempre su disegno della Pininfarina ma dalla linea più dinamica e con schema meccanico a motore centrale e trazione posteriore; la cilindrata è di due litri per 118 Cv e la velocità di 190 km/h. E' un po' il canto del cigno delle scoperte Lancia, che non troveranno ulteriori sviluppi con i modelli successivi, se si esclude qualche concept car come la T-Roof del 1978 elaborazione della Gamma coupé. Sarà dunque ora la nuova Flavia a riannodare il filo della tradizione. (m.t.)