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Cinquant'anni fa succedeva...
Così la Lancia ha fatto storia

La marca torinese, dopo un periodo difficile, sta riprendendo quota e, grazie al rilancio operato dalla gestione di Carlo Pesenti e alla direzione tecnica di Antonio Fessia, ingegnere di grande esperienza e con ispirazioni d'avanguardia, porta al debutto, proprio nel 1960, la Flavia, modello in continuità con il filo rosso d'eccellenza che lo lega a precedenti come l'Aprilia e l'Aurelia
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Poco più di cinquant'anni separano la nuova Flavia da una progenitrice illustre, che è stata protagonista di una fase particolarmente importante per l'industria in Italia. All'inizio degli anni Sessanta, infatti, con i primi effetti di quello che presto diventerà il nostro "miracolo economico" e con l'incremento dei consumi di massa, cambia nel Paese anche il rapporto con l'automobile, sempre più diffusa e non più soltanto appannaggio di una ristretta élite di abbienti. La Fiat, dal 1955 con la 600 e poi dal 1957 con la 500, ha affermato il ruolo dell'utilitaria, mentre l'Alfa Romeo, con la Giulietta, ha esteso la sua influenza ai nuovi ceti medi.

La Lancia, dopo un periodo difficile, sta riprendendo quota e, grazie al rilancio operato dalla gestione di Carlo Pesenti e alla direzione tecnica di Antonio Fessia, ingegnere di grande esperienza e con ispirazioni d'avanguardia, porta al debutto, proprio nel 1960, la Flavia, m…
Poco più di cinquant'anni separano la nuova Flavia da una progenitrice illustre, che è stata protagonista di una fase particolarmente importante per l'industria in Italia. All'inizio degli anni Sessanta, infatti, con i primi effetti di quello che presto diventerà il nostro "miracolo economico" e con l'incremento dei consumi di massa, cambia nel Paese anche il rapporto con l'automobile, sempre più diffusa e non più soltanto appannaggio di una ristretta élite di abbienti. La Fiat, dal 1955 con la 600 e poi dal 1957 con la 500, ha affermato il ruolo dell'utilitaria, mentre l'Alfa Romeo, con la Giulietta, ha esteso la sua influenza ai nuovi ceti medi.

La Lancia, dopo un periodo difficile, sta riprendendo quota e, grazie al rilancio operato dalla gestione di Carlo Pesenti e alla direzione tecnica di Antonio Fessia, ingegnere di grande esperienza e con ispirazioni d'avanguardia, porta al debutto, proprio nel 1960, la Flavia, modello in continuità con il filo rosso d'eccellenza che lo lega a precedenti come l'Aprilia e l'Aurelia.

Molte sono le prerogative tecniche della neonata berlina di classe superiore, in parte ispirate dal prototipo Caproni Cemsa F11 del 1947, dello stesso Fessia, che non aveva avuto seguito produttivo. La Flavia è la prima vettura italiana di gran serie a trazione anteriore, il motore è un quattro cilindri contrapposti (boxer) in alluminio e i freni sono tutti a disco, un complesso di soluzioni che suscitano immediato interesse.

Non sono pochi però i tradizionalisti del marchio a storcere il naso e a mettere in discussione anche la linea della carrozzeria, dovuta a Piero Castagnero, che rompe con gli schemi convenzionali, ma la nuova Lancia riesce a conquistare il consenso della clientela attenta alla qualità e alla raffinatezza progettuale.
Lunga 4,58 metri, a quattro porte, con ampio spazio abitabile e curata negli allestimenti, la Flavia non costa poco (1.715.000 lire dell'epoca, più della media delle concorrenti), ma offre una personalità indiscutibile e si differenzia nettamente nel panorama della categoria, confrontandosi forse più con avversarie decisamente anticonformiste come la Citroen DS, piuttosto che con le contemporanee connazionali Fiat 1300-1500 o Alfa Romeo Giulia.
Semmai, qualche acquirente dovrà "abituarsi" allo stile di guida imposto dalla trazione anteriore e 1.500 cc per 78 Cv non consentono prestazioni paragonabili alle rivali del Biscione, comunque saranno le doti di comfort, efficacia dell'impianto frenante e affidabilità a convincere. Ai limiti di potenza, d'altra parte, si porrà rimedio già nel 1963 con il motore 1.800 e poi, nel 1965, con l'alimentazione ad iniezione, ancora una primizia introdotta dalla Lancia per un'auto costruita in Italia.

Intanto, a partire dal 1962, la Flavia diventa un'intera gamma di prodotti, con l'arrivo di affascinanti versioni derivate: dalla coupé firmata Pininfarina, alla cabriolet di Vignale, alla sport di Zagato dalle forme sorprendenti. Nel 1967 è la volta della seconda generazione, che mantiene l'impostazione tecnica, ma cambia nell'aspetto perdendo un po' di originalità, mentre la cilindrata sale fino alla soglia dei due litri. All'inizio degli anni Settanta, con una notevole carriera alle spalle, la Flavia si dimostra ancora valida e resta in campo nella fase di passaggio della casa nell'ambito del gruppo Fiat, dove viene ribattezzata semplicemente 2000 e aggiornata nell'estetica e negli equipaggiamenti, ma mantenendo i suoi tratti di distinzione magari ormai un po' démodé. La lunga marcia finisce nel 1973, lasciando non pochi rimpianti nel cuore dei lancisti doc.