Dopo Kiev la guida non si è interrotta fino a Chernobyl, a 25 anni dal peggior disastro nucleare del mondo, le Discovery sono entrate nel girone infernale dei 30 chilometri attorno al reattore numero quattro. Le rovine testimoniano l'esistenza della città fantasma di Pripyat, un tempo residenza di 50.000 giovani professionisti che lavoravano a Chernobyl, oggi desolata e fatiscente, l'immagine di una vita distrutta.
Ci vorranno ancora molti anni prima che Chernobyl possa tornare sicura, eppure la gente riprende a infiltrarsi nella regione circostante e con la costruzione di un nuovo sarcofago intorno al reattore, è bello pensare che un giorno la cittadina possa ritornare a vivere. Per il momento è vivo il ricordo della catastrofe che causò migliaia di morti, circa quattromila secondo le stime dell'Onu. Come da tradizione, alle ore 1.23 locali il patriarca della chiesa ortodossa Kirill ha fatto risuonare la campana di Chernobyl, che segna l'anniversario dell'incidente.
L'esplosione del 26 aprile 1986 è passata alla storia come il più grande incidente nucleare civile di sempre, con un'emissione di radiazioni nell'atmosfera centinaia di volte superiore a quella delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Le conseguenze del disastro all'epoca avevano interessato tutto il continente europeo e no ci sono dubbi che persistano ancora oggi. Essere qui pensando a quello che è successo a Fukushima, dopo il terremoto e lo tsunami che hanno colpito il Giappone lo scorso 11 marzo, mette i brividi.
Proprio in questi giorni il presidente russo, Dmitry Medvedev, ha annunciato che proporrà ai Paesi del G8 iniziative concrete per aumentare la sicurezza delle centrali elettriche nucleari. Lasciamo Chernobyl con la speranza che non rimangano solo parole: il passaggio in questo distretto deserto stride con le vedute spettacolari dei giorni prima, quando la spedizione Journey of Discovery ha lasciato le luci di Milano, diretta a Salisburgo, Vienna, scandendo a poco a poco la prima manciata delle 8.000 miglia del tragitto verso Pechino.
Ci vorranno ancora molti anni prima che Chernobyl possa tornare sicura, eppure la gente riprende a infiltrarsi nella regione circostante e con la costruzione di un nuovo sarcofago intorno al reattore, è bello pensare che un giorno la cittadina possa ritornare a vivere. Per il momento è vivo il ricordo della catastrofe che causò migliaia di morti, circa quattromila secondo le stime dell'Onu. Come da tradizione, alle ore 1.23 locali il patriarca della chiesa ortodossa Kirill ha fatto risuonare la campana di Chernobyl, che segna l'anniversario dell'incidente.
L'esplosione del 26 aprile 1986 è passata alla storia come il più grande incidente nucleare civile di sempre, con un'emissione di radiazioni nell'atmosfera centinaia di volte superiore a quella delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Le conseguenze del disastro all'epoca avevano interessato tutto il continente europeo e no ci sono dubbi che persistano ancora oggi. Essere qui pensando a quello che è successo a Fukushima, dopo il terremoto e lo tsunami che hanno colpito il Giappone lo scorso 11 marzo, mette i brividi.
Proprio in questi giorni il presidente russo, Dmitry Medvedev, ha annunciato che proporrà ai Paesi del G8 iniziative concrete per aumentare la sicurezza delle centrali elettriche nucleari. Lasciamo Chernobyl con la speranza che non rimangano solo parole: il passaggio in questo distretto deserto stride con le vedute spettacolari dei giorni prima, quando la spedizione Journey of Discovery ha lasciato le luci di Milano, diretta a Salisburgo, Vienna, scandendo a poco a poco la prima manciata delle 8.000 miglia del tragitto verso Pechino.