✕

Sorpesa, anche in Ucraina
c'è una "Route 66"...

Siamo dentro una delle basi della flotta sovietica nel Mar Nero, oggi ricordo fra i più incredibili della Guerra Fredda, se si pensa che è stata progettata per resistere ad un attacco nucleare diretto
1 minuti di lettura
Seguendo la E95, diciamo l'equivalente fredda e ombreggiante ucraina della Route 66, il tema del nucleare che avevamo lasciato a Chernobyl si ripropone prepotentemente nella città portuale di Balaklava, rimasta segreta al resto del mondo fino al 1992. Siamo dentro una delle basi della flotta sovietica nel Mar Nero, oggi ricordo fra i più incredibili della Guerra Fredda, se si pensa che è stata progettata per resistere ad un attacco nucleare diretto, in modo che 3.000 persone potessero vivere auto sostentandosi chiuse dentro i bunker per oltre un mese. I fari delle Discovery illuminano lentamente tunnel e bacini di carenaggio di quei sottomarini lunghi fino a 100 metri, capaci di cambiare i connotati della Terra distruggendola.

Nella baia oggi ci sono decine di lussuosi yacht ormeggiati, intenti a preparare l'aperitivo sul main deck, anche se fermandosi a guardare sembra di poter scorgere ancora le sagome dei sottomarini a pelo d'acqua, mentre un brivido percorre…
Seguendo la E95, diciamo l'equivalente fredda e ombreggiante ucraina della Route 66, il tema del nucleare che avevamo lasciato a Chernobyl si ripropone prepotentemente nella città portuale di Balaklava, rimasta segreta al resto del mondo fino al 1992. Siamo dentro una delle basi della flotta sovietica nel Mar Nero, oggi ricordo fra i più incredibili della Guerra Fredda, se si pensa che è stata progettata per resistere ad un attacco nucleare diretto, in modo che 3.000 persone potessero vivere auto sostentandosi chiuse dentro i bunker per oltre un mese. I fari delle Discovery illuminano lentamente tunnel e bacini di carenaggio di quei sottomarini lunghi fino a 100 metri, capaci di cambiare i connotati della Terra distruggendola.

Nella baia oggi ci sono decine di lussuosi yacht ormeggiati, intenti a preparare l'aperitivo sul main deck, anche se fermandosi a guardare sembra di poter scorgere ancora le sagome dei sottomarini a pelo d'acqua, mentre un brivido percorre la schiena.

Rileggendo il diario del marchese di Cardigan, inglese sopravvissuto a una delle battaglie qui a Balaklava, cerchiamo di capire l'apocalissi che si presentava agli uomini una volta arrivati fin qui:

"My Lord, di quei reggimenti non tornò che un piccolo distaccamento, due terzi degli uomini che diedero battaglia erano stati uccisi. Penso che ogni uomo coinvolto in quel disastroso affare a Balaclava, e che fu tanto fortunato da tornare vivo, debba aver provato che fu solo per un decreto pietoso della Divina Provvidenza se era sfuggito da quella che appariva come la più grande certezza di morte che si potesse concepire. E' una potenza grandiosa quella che abbiamo davanti, ma questa non è Guerra".