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E ora destinazione Tula
Il viaggio sembra infinito

La strada è tremenda, tutt'altro che breve, con un metro di neve fresca e dulcis in fundo, c'è anche una tempesta al traverso che frusta i fianchi esposti della collina alla quale siamo diretti
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Si riparte verso Beijing, con destinazione Tula, qualche ora più a Sud della capitale moscovita.

Qualcuno propone di fare visita a Mikhail Krasinets, ex pilota di rally, si dice che ora si dedichi a curare un museo dedicato alle sue grandi passioni, le auto sovietiche. Arrivare da Mikhail non è facile, la strada è tremenda, tutt'altro che breve, con un metro di neve fresca e dulcis in fundo, c'è anche una tempesta al traverso che frusta i fianchi esposti della collina alla quale siamo diretti, tant'è che alla vista di un campo innevato pieno di vecchie vetture russe arrugginite, girano le scatole un po' a tutti, è un'evidente perdita di tempo. Poi, però, incontriamo Krasinets, un uomo al quale passione ed energie non mancano, e a un'osservazione più attenta capiamo di essere di fronte ad un testamento a quattro ruote unico al mondo, un'intera generazione di meccanica automobilistica sovietica, che ha rischiato di andare perduta pe…
Si riparte verso Beijing, con destinazione Tula, qualche ora più a Sud della capitale moscovita.

Qualcuno propone di fare visita a Mikhail Krasinets, ex pilota di rally, si dice che ora si dedichi a curare un museo dedicato alle sue grandi passioni, le auto sovietiche. Arrivare da Mikhail non è facile, la strada è tremenda, tutt'altro che breve, con un metro di neve fresca e dulcis in fundo, c'è anche una tempesta al traverso che frusta i fianchi esposti della collina alla quale siamo diretti, tant'è che alla vista di un campo innevato pieno di vecchie vetture russe arrugginite, girano le scatole un po' a tutti, è un'evidente perdita di tempo. Poi, però, incontriamo Krasinets, un uomo al quale passione ed energie non mancano, e a un'osservazione più attenta capiamo di essere di fronte ad un testamento a quattro ruote unico al mondo, un'intera generazione di meccanica automobilistica sovietica, che ha rischiato di andare perduta per sempre. "Possiedo un esemplare per ogni anno di produzione di tutti i maggiori fabbricanti russi, sono in tutto 300" dice Krasinets, raccontando come sia arrivato quassù nel '90 con sole quaranta vetture.

Il suo gioiello è una Chaika GAZ del 1964, mastodonte che montava un 4.5 litri V8 accessibile all'elite del Partito Comunista: i comuni mortali potevano solo ammirarla incantati durante le uscite ufficiali. "E' fantastico -cinguetta raggiante l'omone Krasinets- non molto tempo fa, per uno come me possedere questa auto era assolutamente impensabile!"

I suoi occhi si illuminano quando sale a bordo dell'enorme autocarro militare Zil del 1974, lo stesso che guidava durante il servizio militare sovietico, una di quelle esperienze che fortificano, viene da pensare. Il motore da 5.5 litri di questo colosso, nonostante l'età e le condizioni non perfette, va in moto al primo colpo: quando si dice efficienza. A questo punto Krasinet mi fa segno di salire a bordo nell'abitacolo, spingendomi sul sedile di guida. Non sembra uno col quale si possa discutere, quindi spingo la lunga leva del cambio in prima, aziono la frizione, e all'improvviso avanziamo sbandando, con la neve che schizza via dagli pneumatici e io combatto con il durissimo volante (senza servosterzo, è chiaro) per non falciare qualche altro esemplare della collezione.

Anche se nessuno dei due conosce una sola parola della lingua dell'altro, c'intendiamo a meraviglia spiegandoci con gli occhi la passione per i motori a combustione interna, capace di trascendere generazioni e culture. Va detto che al ritorno, il comfort che ritroviamo a bordo delle nostre Discovery 4 è stato particolarmente apprezzato.