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Uzbekistan, che tempesta
la neve diventa tormenta

La pista tutta solchi e paludi che funge da strada principale e sulla quale passiamo la giornata non è meno imprevedibile e difficile di altri percorsi in fuoristrada in Kazakistan
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Difficilmente potevamo passare inosservati: quattro Discovery targate UK in convoglio, con la livrea sgargiante della Spedizione, equipaggi di tre diverse nazionalità, un carico di ricambi, attrezzature, radio, materiale foto-cinematografico ed abbastanza medicinali da aprire una farmacia. E così la nostra avanzata si arresta subito e non riprende che dopo sette interminabili ore quando, alle prime luci del mattino, riusciamo a ripartire. Tutto considerato, ci è andata bene.

Ecco l'Uzbekistan in versione "buio pesto e visibilità zero" nel pieno di una tormenta di neve. L'altra buona notizia è che dovremo campeggiare, poiché il deserto uzbeko non prevede alberghi di alcuna categoria.

Mentre ci prepariamo mentalmente a passare una gelida notte in tenda, qualcuno non si rassegna e prende forma l'idea di bussare a qualche porta per chiedere ospitalità: si tratta di persone poco equilibrate, che hanno già visitato questo t…
Difficilmente potevamo passare inosservati: quattro Discovery targate UK in convoglio, con la livrea sgargiante della Spedizione, equipaggi di tre diverse nazionalità, un carico di ricambi, attrezzature, radio, materiale foto-cinematografico ed abbastanza medicinali da aprire una farmacia. E così la nostra avanzata si arresta subito e non riprende che dopo sette interminabili ore quando, alle prime luci del mattino, riusciamo a ripartire. Tutto considerato, ci è andata bene.

Ecco l'Uzbekistan in versione "buio pesto e visibilità zero" nel pieno di una tormenta di neve. L'altra buona notizia è che dovremo campeggiare, poiché il deserto uzbeko non prevede alberghi di alcuna categoria.

Mentre ci prepariamo mentalmente a passare una gelida notte in tenda, qualcuno non si rassegna e prende forma l'idea di bussare a qualche porta per chiedere ospitalità: si tratta di persone poco equilibrate, che hanno già visitato questo territorio, parlano un po' la lingua e quindi pensano di avere qualche possibilità di trovare un riparo.

Contro ogni previsione e le malelingue come la sottoscritta, un'ora più tardi siamo al riparo, in una baracca di mattoni crepati e scortecciati, con due cani, tre stanze ed un odore incredibile che proviene dalla cucina, mentre i proprietari  -  una famiglia di quattro persone  -  offrono vodka locale a quelli che non devono guidare, tè agli altri e qualcosa, difficile da decifrare ma comunque commestibile, a tutti.

Ci svegliamo solo qualche ora dopo ed usciamo per fare qualche rilevamento scoprendo con orrore che la tormenta non è ancora passata, ma che ci piaccia o no, siamo pronti a riaffrontare il deserto.

La pista tutta solchi e paludi che funge da strada principale e sulla quale passiamo la giornata non è meno imprevedibile e difficile di altri percorsi in fuoristrada in Kazakistan, però almeno la neve ha smesso di cadere, è spuntato il sole ed il deserto ci appare in tutta la sua gloria, disseminato lungo la via di cammelli e capre, mentre comincia a alzarsi la polvere, segno che la temperatura finalmente si sta alzando.

In serata siamo sul Mare di Aral e anche qui di hotel nemmeno l'ombra. Campeggiare qui senza un'anima viva nel raggio di chilometri, con il tramonto che illumina il paesaggio ci ricorda, se ce ne fosse bisogno, che le cose difficili da raggiungere spesso coincidono con le migliori esperienze.