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Dunhuang, finalmente in Cina
l'Uzbekistan è solo un ricordo

Il momento di incontrare l'Oriente è arrivato e contro ogni previsione, fin qui possiamo dire di essere nel continente giusto al momento giusto
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Da quando abbiamo lasciato l'Uzbekistan sono trascorsi cinque interminabili notti e altrettante lunghe giornate. Abbiamo esaurito tutti gli argomenti, tutti i cd, tutte le playlist e tentato tutte le possibili connessioni Bluetooth con i nostri telefoni nella speranza di sentire un programma radio che fosse in una lingua comprensibile. Intorno a noi, solo sabbia e piste pelate dal vento che immancabilmente si alzava, puntuale, per le soste, proprio nel momento in cui dovevamo montare l'accampamento. Così, per non perdere l'abitudine, la sabbia la ritrovavamo anche nel sacco a pelo, nelle orecchie, in bocca e in ogni grinza possibile dei nostri vestiti. Dovevamo risultare parecchio strani per i quadrupedi di passaggio, visto che né i cammelli né le capre si sono mai avvicinati, nemmeno in cerca di cibo.

Il momento di incontrare l'Oriente è arrivato e contro ogni previsione, fin qui possiamo dire di essere nel continente giusto al momento giusto. Ci siamo arri…
Da quando abbiamo lasciato l'Uzbekistan sono trascorsi cinque interminabili notti e altrettante lunghe giornate. Abbiamo esaurito tutti gli argomenti, tutti i cd, tutte le playlist e tentato tutte le possibili connessioni Bluetooth con i nostri telefoni nella speranza di sentire un programma radio che fosse in una lingua comprensibile. Intorno a noi, solo sabbia e piste pelate dal vento che immancabilmente si alzava, puntuale, per le soste, proprio nel momento in cui dovevamo montare l'accampamento. Così, per non perdere l'abitudine, la sabbia la ritrovavamo anche nel sacco a pelo, nelle orecchie, in bocca e in ogni grinza possibile dei nostri vestiti. Dovevamo risultare parecchio strani per i quadrupedi di passaggio, visto che né i cammelli né le capre si sono mai avvicinati, nemmeno in cerca di cibo.

Il momento di incontrare l'Oriente è arrivato e contro ogni previsione, fin qui possiamo dire di essere nel continente giusto al momento giusto. Ci siamo arrivati in macchina, la stessa Discovery che, sospensioni permettendo, arriverà sulle sue quattro ruote fino a Pechino, attraversando tutta la Cina, che ha questa caratteristica fastidiosa di essere sconfinata. Finalmente ecco Dunhuang, dove sventolano ancora bandiere rosse con falce e martello, dove le lingue di sabbia del deserto del Gobi finiscono e dove comincia il Niente. È un Niente così spoglio e vasto che sembra di poter intuire la rotondità della Terra. Quando cala la notte e rimane accesa una fioca luce delle stelle, la polvere diventa perfino cangiante, illudendoci di essere sulla Luna.

Prima di lasciare Dunhuang esploriamo le grotte dei Mille Buddha a Mogao, un tempio di tesori dell'arte buddista, che si trova a 25 km dal centro della città, sul fianco orientale del monte (di sabbia) Mingsha Shan. Circa 735 grotte, colme di statue accatastate su cinque piani, alcune delle quali sfiorano i 50 metri.