208 opere d'arte
A Milano show Peugeot
Ecco i segreti di "Ultrabody" (fino al 17 giugno), la collettiva tematica incentrata sull'influenza che il corpo umano ha avuto nella creatività contemporanea
Sono 208 le opere tra arte e design in mostra in questi giorni al Castello Sforzesco di Milano: 208 come la nuova arrivata in Peugeot, casa automobilistica che si è impegnata nella realizzazione di "Ultrabody" (fino al 17 giugno), la collettiva tematica incentrata sull'influenza che il corpo umano ha avuto nella creatività contemporanea.
Con la cura di Beppe Finessi, nelle sale viscontee sono raccolti i lavori più significati nella storia del design e delle arti visive che, partendo dal concetto di corpo, hanno coinvolto discipline come l'antropologia, la sociologia e l'estetica. I pezzi raccolgi sono esposti in tre diverse sezioni: "alludere al corpo", "asssecondare il corpo", "superare il corpo".
Nella prima parte trovano spazio ad esempio la spiritosa serie di cavatappi in forma di autoritratto disegnata da Alessandro Mendini per Alessi e la sedia con schienale antropomorfo - Nobody's Perfect - di Gaetan…
Con la cura di Beppe Finessi, nelle sale viscontee sono raccolti i lavori più significati nella storia del design e delle arti visive che, partendo dal concetto di corpo, hanno coinvolto discipline come l'antropologia, la sociologia e l'estetica. I pezzi raccolgi sono esposti in tre diverse sezioni: "alludere al corpo", "asssecondare il corpo", "superare il corpo".
Nella prima parte trovano spazio ad esempio la spiritosa serie di cavatappi in forma di autoritratto disegnata da Alessandro Mendini per Alessi e la sedia con schienale antropomorfo - Nobody's Perfect - di Gaetan…
Sono 208 le opere tra arte e design in mostra in questi giorni al Castello Sforzesco di Milano: 208 come la nuova arrivata in Peugeot, casa automobilistica che si è impegnata nella realizzazione di "Ultrabody" (fino al 17 giugno), la collettiva tematica incentrata sull'influenza che il corpo umano ha avuto nella creatività contemporanea.
Con la cura di Beppe Finessi, nelle sale viscontee sono raccolti i lavori più significati nella storia del design e delle arti visive che, partendo dal concetto di corpo, hanno coinvolto discipline come l'antropologia, la sociologia e l'estetica. I pezzi raccolgi sono esposti in tre diverse sezioni: "alludere al corpo", "asssecondare il corpo", "superare il corpo".
Nella prima parte trovano spazio ad esempio la spiritosa serie di cavatappi in forma di autoritratto disegnata da Alessandro Mendini per Alessi e la sedia con schienale antropomorfo - Nobody's Perfect - di Gaetano Pesce. Tra i tanti pezzi in mostra anche le "Forchette parlanti", create nel 1958 da Bruno Munari con chiaro riferimento alla gestualità del corpo. Munari concepiva infatti la forchetta come estensione del corpo umano (un po' come i designer della nuova Peugeot hanno fatto per il concept della nuova 208), pensiero che lo portava a disegnare i cosidetti denti della forchetta (tecnicamente si chiamano rebbi) come fossero mani che, scherzosamente potevano salutare, fare le corna, fare l'autostop.
Nella seconda parte, tra gli altri pezzi esposti c'è anche l'anello/segnalibro "Patch" disegnato da Matteo Ragni per De Vecchi: è l'oggetto che con una sola mano consente di tenere aperto il libro e tenere il segno. Ma la collettiva non è di solo design, anche l'architettura e arte contemporanea ha il suo spazio: tra i nomi in mostra infatti non mancano gli interventi di Vito Acconci, artista sempre attento alla figura umana come immagine fondamentale del suo lavoro.
Con la cura di Beppe Finessi, nelle sale viscontee sono raccolti i lavori più significati nella storia del design e delle arti visive che, partendo dal concetto di corpo, hanno coinvolto discipline come l'antropologia, la sociologia e l'estetica. I pezzi raccolgi sono esposti in tre diverse sezioni: "alludere al corpo", "asssecondare il corpo", "superare il corpo".
Nella prima parte trovano spazio ad esempio la spiritosa serie di cavatappi in forma di autoritratto disegnata da Alessandro Mendini per Alessi e la sedia con schienale antropomorfo - Nobody's Perfect - di Gaetano Pesce. Tra i tanti pezzi in mostra anche le "Forchette parlanti", create nel 1958 da Bruno Munari con chiaro riferimento alla gestualità del corpo. Munari concepiva infatti la forchetta come estensione del corpo umano (un po' come i designer della nuova Peugeot hanno fatto per il concept della nuova 208), pensiero che lo portava a disegnare i cosidetti denti della forchetta (tecnicamente si chiamano rebbi) come fossero mani che, scherzosamente potevano salutare, fare le corna, fare l'autostop.
Nella seconda parte, tra gli altri pezzi esposti c'è anche l'anello/segnalibro "Patch" disegnato da Matteo Ragni per De Vecchi: è l'oggetto che con una sola mano consente di tenere aperto il libro e tenere il segno. Ma la collettiva non è di solo design, anche l'architettura e arte contemporanea ha il suo spazio: tra i nomi in mostra infatti non mancano gli interventi di Vito Acconci, artista sempre attento alla figura umana come immagine fondamentale del suo lavoro.