Se andate nel deserto non dimenticate il deodorante. La raccomandazione sembra ovvia ma nasconde una preziosa indicazione tecnica per gli amanti dei viaggi avventurosi, quelli che ti portano fuori dai normali percorsi e ti mettono di fronte a situazioni straordinarie. Metti l’Africa, quella vera, affascinante, dagli spazi straordinari; quella in cui l’automobile ha un senso particolare, a misura di ambienti e di necessità molto lontane dalle nostre abitudini.
Da queste parti si gira in Suv non perché è di moda e i pick-up sono il mezzo più diffuso non per il gusto dell’eccentricità ma per necessità, in aree dove la sola regola è potersi muovere e viaggiare senza sorprese, o meglio, pronti sempre e comunque ad affrontare le sorprese che qualsiasi spostamento nasconde dietro ogni curva e dietro ogni dosso.
Il trionfo dei pick-up è nel continente un fatto assolutamente endemico che ha convinto molti a stabilire impianti produttivi nel ricco e industrializzato Sudafrica e ha portato in breve tempo a una quasi totale sostituzione delle vecchie classicissime Land Rover di importazione con i moderni modelli giapponesi assemblati localmente.
Questo è il mercato di riferimento della Toyota Hilux, un’icona dei pick-up made in Japan, la cui l’ultima generazione, a vocazione globale, rappresenta perfettamente l’evoluzione del concetto di mezzo da viaggio pronto a tutto, ma non per questo banalmente essenziale; proprio perché guidare da queste parti significa affrontare tragitti lunghi e disagiati.
Il nuovo Hilux è l’ideale e per dimostrarlo niente di meglio di qualche centinaio di chilometri in Namibia, dalle montagne ai confini con il Botswana alla costa sull’oceano Atlantico attraverso i percorsi caratteristici della viabilità africana, poco asfalto, tracciati montani sassosi e lunghissime piste sterrate di pianura, larghe quanto pericolosamente veloci. Sì, perché i limiti ci sono, ma nessuno rispetta gli 80 km/h nei rettilinei lunghi decine di chilometri e, a un’andatura una volta e mezza più alta, anche andare diritti non è facilissimo, quando poi la strada gira o il ghiaino diventa meno compatto ci vuole un po’ di perizia più che un po’ di attenzione.
Un occhio agli animali e uno ai veicoli che si incrociano (si guida a sinistra, come hanno insegnato gli inglesi, ma il centro è spesso preferito); quello che serve è un ambiente di bordo vivibile, non troppo rumoroso, con un bel condizionatore dotato di filtro per la polvere e la consapevolezza che, grazie anche alle quattro ruote motrici, quasi nulla potrà fermarci. E proprio qui nasce il vantaggio del pick-up, che ha un abitacolo da automobile “vera” e dietro tanto spazio per mettere il necessario per il viaggio e le emergenze; nell’ordine le scorte di acqua e carburante, un compressore, attrezzi per piccole riparazioni e, naturalmente, la bomboletta del deodorante.
Non è uno scherzo, le dimostrazione sul campo l’ha effettuata una guida esperta e navigata quando, attraversando le dune a ridosso della costa si è verificato un inconveniente relativamente frequente fra gli inesperti. Per migliorare l’aderenza sulla sabbia la pratica normale consiste nell’abbassare la pressione delle gomme (fino a 0,8 bar e anche meno) e il sistema funziona egregiamente, ma la gomma semisgonfia va trattata con delicatezza, basta una curva un po’ troppo allegra e il pneumatico tubeless si affloscia completamente sfilandosi dal cerchione (detallonaggio).
La guida con molta naturalezza ha messo il tappetino sotto il crick per non farlo affondare troppo, sollevato la ruota quanto basta a pulire e “riordinare” il copertone nel cerchio e quindi spruzzare abbondantemente il deodorante all’interno del copertone. La miscela di gas infiammabile così accumulata, accesa con un accendino, provoca una piccola esplosione che spinge i fianchi del pneumatico e lo riporta in posizione sul cerchio. Basta ripristinare la pressione e il gioco è fatto, senza nemmeno smontare la ruota ma non senza l’immancabile battuta dell’esperto che tiene a sottolineare che “tutte le marche vanno bene...”.
Da queste parti si gira in Suv non perché è di moda e i pick-up sono il mezzo più diffuso non per il gusto dell’eccentricità ma per necessità, in aree dove la sola regola è potersi muovere e viaggiare senza sorprese, o meglio, pronti sempre e comunque ad affrontare le sorprese che qualsiasi spostamento nasconde dietro ogni curva e dietro ogni dosso.
Il trionfo dei pick-up è nel continente un fatto assolutamente endemico che ha convinto molti a stabilire impianti produttivi nel ricco e industrializzato Sudafrica e ha portato in breve tempo a una quasi totale sostituzione delle vecchie classicissime Land Rover di importazione con i moderni modelli giapponesi assemblati localmente.
Questo è il mercato di riferimento della Toyota Hilux, un’icona dei pick-up made in Japan, la cui l’ultima generazione, a vocazione globale, rappresenta perfettamente l’evoluzione del concetto di mezzo da viaggio pronto a tutto, ma non per questo banalmente essenziale; proprio perché guidare da queste parti significa affrontare tragitti lunghi e disagiati.
Il nuovo Hilux è l’ideale e per dimostrarlo niente di meglio di qualche centinaio di chilometri in Namibia, dalle montagne ai confini con il Botswana alla costa sull’oceano Atlantico attraverso i percorsi caratteristici della viabilità africana, poco asfalto, tracciati montani sassosi e lunghissime piste sterrate di pianura, larghe quanto pericolosamente veloci. Sì, perché i limiti ci sono, ma nessuno rispetta gli 80 km/h nei rettilinei lunghi decine di chilometri e, a un’andatura una volta e mezza più alta, anche andare diritti non è facilissimo, quando poi la strada gira o il ghiaino diventa meno compatto ci vuole un po’ di perizia più che un po’ di attenzione.
Un occhio agli animali e uno ai veicoli che si incrociano (si guida a sinistra, come hanno insegnato gli inglesi, ma il centro è spesso preferito); quello che serve è un ambiente di bordo vivibile, non troppo rumoroso, con un bel condizionatore dotato di filtro per la polvere e la consapevolezza che, grazie anche alle quattro ruote motrici, quasi nulla potrà fermarci. E proprio qui nasce il vantaggio del pick-up, che ha un abitacolo da automobile “vera” e dietro tanto spazio per mettere il necessario per il viaggio e le emergenze; nell’ordine le scorte di acqua e carburante, un compressore, attrezzi per piccole riparazioni e, naturalmente, la bomboletta del deodorante.
Non è uno scherzo, le dimostrazione sul campo l’ha effettuata una guida esperta e navigata quando, attraversando le dune a ridosso della costa si è verificato un inconveniente relativamente frequente fra gli inesperti. Per migliorare l’aderenza sulla sabbia la pratica normale consiste nell’abbassare la pressione delle gomme (fino a 0,8 bar e anche meno) e il sistema funziona egregiamente, ma la gomma semisgonfia va trattata con delicatezza, basta una curva un po’ troppo allegra e il pneumatico tubeless si affloscia completamente sfilandosi dal cerchione (detallonaggio).
La guida con molta naturalezza ha messo il tappetino sotto il crick per non farlo affondare troppo, sollevato la ruota quanto basta a pulire e “riordinare” il copertone nel cerchio e quindi spruzzare abbondantemente il deodorante all’interno del copertone. La miscela di gas infiammabile così accumulata, accesa con un accendino, provoca una piccola esplosione che spinge i fianchi del pneumatico e lo riporta in posizione sul cerchio. Basta ripristinare la pressione e il gioco è fatto, senza nemmeno smontare la ruota ma non senza l’immancabile battuta dell’esperto che tiene a sottolineare che “tutte le marche vanno bene...”.