Supplemento Auto

Il mondo in 10 modelli

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Ogni salone ha le sue protagoniste e i suoi personaggi. Macchine e uomini che in queste occasioni vogliono mostrarsi nella forma migliore, fare la migliore figura. Non è solo questione di visibilità o di gusto dell’esibizione, piuttosto si cerca di attirare lo spettatore e trasmettere in modo convincente le proprie doti e i motivi per i quali si è degni di essere presi in considerazione. Fra le dive del Salone di Parigi abbiamo scelto 10 protagoniste che sono, ciascuna a modo suo, rappresentative di una tendenza o la risposta all’evoluzione della tecnica e del modo di intendere l’auto. Si parla di modelli di grande produzione, non di spettacolari concept, di vetture che oggi ambiscono ad entrare nell’ipotetica shopping list dei clienti di tutto il mondo. Ne è uscito un panorama di novità sicuramente variegato composto da automobili che, indipendentemente dal  successo che otterranno sui vari mercati, devono essere prese in considerazione per quello che raccontano del loro marchio e più in generale del futuro prossimo della mobilità. In questa selezione è possibile così individuare i temi tecnici e di prodotto che il salone ha proposto e le strategie dei marchi corrispondenti, perché nella lotta continua sui mercati è proprio ai saloni che ci si confronta faccia a faccia con la concorrenza.

In un mercato globale che va “a tutto Suv” è inevitabile che siano i modelli di questa categoria a prevalere anche nel numero delle novità che da parte loro ormai esprimono mille sfaccettature, più ancora di quanto accade e accadeva per le tipologie tradizionali. Fra grandi classici e new entry del settore, i nuovi Suv cercano conferme di una supremazia già acquisita o aggrediscono il mercato guardando a nuovi spazi da  conquistare e il risultato è un panorama estremamente eterogeneo. Sembra difficile omologare come appartenenti alla stessa famiglia Suv la classicissima Land Rover Discovery, arrivata alla sua quinta generazione, e la coraggiosissima Toyota CH-R e allo stesso modo è evidente la distanza che separa la nuova Q5 dalla esordiente Peugeot 3008. A dimostrazione di una varietà che il termine “crossover” non riesce più a definire e di una realtà fatta di modelli di ogni forma e origine, protagonisti di un vero e proprio attacco alla diligenza del settore di mercato più vivace e promettente, a cui tutti devono obbligatoriamente guardare. Non a caso il concept Bmw è un Suv sportivo e la Suzuki ha deciso di sostituire la tradizionale Ignis con una vettura crossover che del classico modello compatto conserva solo il nome. Chi ha fatto le spese della Suvmania è stata soprattutto la categoria delle monovolume con pochi casi di modelli irriducibili. Fra questi fa storia a sé la Renault che dopo aver ripensato la Espace ha compiuto una operazione analoga con la Scènic, il modello con cui la Casa francese ha inventato un segmento (e soprattutto determinato il successo delle monovolume compatte) e fatto scoprire il concetto di MPV. La nuova Scènic piuttosto che arrendersi alla supremazia Suv risponde cercando di dimostrare che il segmento, opportunamente rivisto e corretto, ha ancora qualcosa da dire. Se ai saloni si cerca soprattutto lo spettacolo delle supercar e dei prototipi affascinanti, Parigi ha proposto quest’anno uno spettacolo inatteso in un segmento che di suo spettacolare non è mai stato; si parla del segmento B, quello che una volta comprendeva le cosiddette “utilitarie”. Adesso che la parola è ufficialmente  proscritta in favore di termini più moderni e accattivanti come “citycar” o “supermini”, la normalità di una categoria basata sul confronto pragmatico fra prezzo e contenuti vive un momento di euforia con l’arrivo di nuovi agguerriti concorrenti. C’erano una volta le solite protagoniste europee, le piccole italiane, tedesche e francesi, che si contendevano il mercato lasciando le briciole agli outsider; a Parigi la sola novità del settore che si riferisce al vecchio continente è la Citroen C3 che deve vedersela con una Nissan Micra e una Kia Rio tutte nuove e con grandi ambizioni determinate dalla loro vocazione di modelli globali. Spostandosi in su, il  segmento C si fa vedere con la Honda Civic che, come è abitudine della marca, fa gara a sé con l’ossessione per la tecnica e la cultura tutta giapponese di guardare al futuro più che alla concorrenza. Tutt’altro discorso invece per l’Alfa Romeo Giulia che è la classica auto che scalda il cuore proprio a partire dal passato, quel passato che il nuovo gruppo Fca vuole recuperare e coniugare con la modernità in chiave “premium”. La  responsabilità della nuova Giulia è enorme perché riguarda sia la capacità di competere efficacemente sui mercati sia quella di riprendere il filo della storia Alfa e aprire la strada ai modelli futuri. Basta questo a farne una  protagonista, condannata al confronto diretto con la concorrenza che, quando ciò avviene a un grande Salone, non riguarda solo i soliti tedeschi ma coinvolge l’intera categoria di modelli confrontabili, come Jaguar, Lexus  Infiniti, pensando non alla storia ma ai mercati che determineranno il successo domani.