Le 10 parole
di FRANCESCO PATERNO'Le nuove tecnologie e l’infotainment più evoluto stanno rivoluzionando il linguaggio dei motori. Ecco i termini che bisogna assolutamente conoscere
APP
Pure abbreviata dice già tutto. App, ovvero applicazione, si può definire una scorciatoia digitale per arrivare subito a una meta reale o virtuale. Di sicuro, ognuna ha il suo perché. E’ un business globale, in genere si scarica ma è anche sinonimo di aziende fatte ancora di persone, di vetro e acciaio. Ce ne è una di questo tipo, la più famosa, che serve a prenotare e pagare in anticipo il tragitto in auto da un punto A a un punto B. Pare che da sola valga più di 60 miliardi di dollari, apperò.
AUTONOMIA
E’ quella che si prova a insegnare innanzitutto ai figli. E’ quella che stiamo insegnando attraverso l’intelligenza artificiale alle nostre macchine, perché facciano loro al posto nostro. La guida autonoma è la madre di tutte le autonomie, perché porta con sé – oltre a tecnologia, costume, leggi - un bagaglio di etica infinito e irrisolto. La guida autonoma oggi non …
Pure abbreviata dice già tutto. App, ovvero applicazione, si può definire una scorciatoia digitale per arrivare subito a una meta reale o virtuale. Di sicuro, ognuna ha il suo perché. E’ un business globale, in genere si scarica ma è anche sinonimo di aziende fatte ancora di persone, di vetro e acciaio. Ce ne è una di questo tipo, la più famosa, che serve a prenotare e pagare in anticipo il tragitto in auto da un punto A a un punto B. Pare che da sola valga più di 60 miliardi di dollari, apperò.
AUTONOMIA
E’ quella che si prova a insegnare innanzitutto ai figli. E’ quella che stiamo insegnando attraverso l’intelligenza artificiale alle nostre macchine, perché facciano loro al posto nostro. La guida autonoma è la madre di tutte le autonomie, perché porta con sé – oltre a tecnologia, costume, leggi - un bagaglio di etica infinito e irrisolto. La guida autonoma oggi non …
APP
Pure abbreviata dice già tutto. App, ovvero applicazione, si può definire una scorciatoia digitale per arrivare subito a una meta reale o virtuale. Di sicuro, ognuna ha il suo perché. E’ un business globale, in genere si scarica ma è anche sinonimo di aziende fatte ancora di persone, di vetro e acciaio. Ce ne è una di questo tipo, la più famosa, che serve a prenotare e pagare in anticipo il tragitto in auto da un punto A a un punto B. Pare che da sola valga più di 60 miliardi di dollari, apperò.
AUTONOMIA
E’ quella che si prova a insegnare innanzitutto ai figli. E’ quella che stiamo insegnando attraverso l’intelligenza artificiale alle nostre macchine, perché facciano loro al posto nostro. La guida autonoma è la madre di tutte le autonomie, perché porta con sé – oltre a tecnologia, costume, leggi - un bagaglio di etica infinito e irrisolto. La guida autonoma oggi non esiste: c’è la guida semi autonoma, dove l’essere umano è ancora prevalente. Domani sarà tutt’altro. O una opportunità, come si dice oggi quando avvertiamo che a qualcuno la cosa può suonare sconveniente.
CONDIVISIONE
E’ un termine sempre esistito, ma che il mondo digitale ha sposato e diffuso nel linguaggio quotidiano come forse mai prima era successo. L’auto condivisa e l’economia condivisa sono le due facce della stessa medaglia, per restare nell’ambito di queste pagine. Sono una delle necessità dei nostri tempi, una risposta altra a Pierre-Henry Proudhon e alla sua anarchica e ottocentesca “la proprietà è un furto”. Più modernamente, l’auto condivisa riduce l’uso dell’auto privata (se non l’acquisto) e dunque l’impatto ambientale. Si può non condividere?
CONNETTIVITA’
C’era un tempo in cui l’aggettivo sconnesso indicava un terreno malmesso o uno poco in sintonia con l’ambiente circostante, un po’ fuori di testa se non semplicemente un solitario. Oggi, se sei sconnesso, vuol dire che non hai linea, che internet ti ha abbandonato e che presumi di non essere più a conoscenza di quel che accade intorno. E’ la connettività il demone del nostro tempo. Incarnato dal cellulare in tasca, mini pc che tra breve potrebbe trasformarsi in un’altra cosa che nemmeno gli assomiglierà. La connettività in auto è la continuazione del demone su altri mezzi. Aiuta a trovare un ristorante, una strada, a evitare un ingorgo, a pensare ad altro. Mentre guidiamo.
ELETTRICITA’
Si parla di auto elettriche molto più di quante se ne vendano, un po’ come ci sono più giornali che acquirenti di carta. Ma questa volta l’auto a batteria non sarà fermata dall’industria del petrolio, come avvenne più o meno cent’anni fa. Corre in salita, rallenta, fatica, insomma sembra avere il tipico destino di certe innovazioni prima o poi di successo. La chiave di volta, anzi di svolta, sta nelle batterie agli ioni di litio, per le quali è ora di usare il verbo al presente: costano sempre meno e hanno sempre più autonomia con una sola carica. Siamo all’ultimo miglio.
IBRIDO
La parola non è mai stata un granché nella sua accezione classica, ma in campo automobilistico ha trovato una dignità. Qui ibrido significa due motori di cui almeno uno virtuoso, significa margini dopo essere stato un buco nero finanziariamente parlando, significa stare nella tendenza. Ibrido significa anche transizione, in vista dell’elettricità piena. Meglio: dell’elettrificazione della mobilità. Che già vola nell’ibrido, grazie al sistema di ricarica plug in delle batterie al litio, necessario per far percorrere ai veicoli che ne sono equipaggiati fino a 50 chilometri a zero emissioni e non più solo un paio. Ibrida plug in, in listino a breve ce l’avranno quasi tutti. Aspettando che l’elettrificazione acceleri lo sviluppo dell’idrogeno.
ROBOT
Non c’è ancora generazione sulla terra che, alla parola robot, non pensi subito a una macchina dalle sembianze più o meno umane. Troppi cartoni animati, troppo immaginario cinematografico. Non sarà così a lungo, essendo entrati in un’era che farà del robot sia una macchina pronta a lavarci i piatti in cucina, sia una entità invisibile pronta a prendere il volante della nostra auto e portarci a destinazione. Robot è entrata nell’uso comune 96 anni fa, grazie allo scrittore ceco Karel Capek che usò il termine in un dramma teatrale. Da “robota”, in ceco lavoro pesante. Esattamente anche il contrario di quanto un robot sarà capace di fare domani.
SICUREZZA
Parola antica, usata anche come una clava in politica. Su una automobile, è tutto quel che è realmente necessario e che non dovrebbe mai essere optional. La sicurezza è stata negli ultimi decenni – sebbene non per tutti - un tema carsico nella mobilità, riaffiorando sempre. Ma da quando abbiamo rotto il sipario fra mondo digitale e mondo materiale, è diventata finalmente una vocale, insostituibile. La tecnologia ci sta aiutando a farla più affidabile, la diffusione ad abbatterne i costi e a renderla più accessibile. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, scriveva Antoine de Saint Exupéry. La sicurezza che vorremmo.
SOFTWARE
Il software che in italiano non è traducibile in una sola parola. Il software che parla qualsiasi lingua. Il software che sa ballare un tango. Il software che fa calciare un pallone. Il software che elimina il traffico. Il software che anticipa i movimenti di chi ci sta di fronte. Il software di Alan Turing. Il software che guida al posto nostro. Il software aperto. Il software chiuso. Il software che in inverno riscalda la casa prima del nostro improvviso arrivo. SUV Come per molti acronimi entrati nell’uso comune, si tende a dimenticare il significato originario coniato dai soliti americani: sport utility vehicle. Nella “suvvizzazione” dei mercati dell’auto e dei gusti del pubblico, suv è ormai un modo di sembrare (non di essere) che trasforma la vecchia cara macchina in un vehicle per tutti i giorni, mettendo da parte i concetti di sport e utility perché sennò nessuno più lavorerebbe. Nella percezione dei mercati, il suv sembra diventato – esageriamo - come la Nutella o la Coca Cola: niente di necessario, solo una certezza a portata di mano.
Pure abbreviata dice già tutto. App, ovvero applicazione, si può definire una scorciatoia digitale per arrivare subito a una meta reale o virtuale. Di sicuro, ognuna ha il suo perché. E’ un business globale, in genere si scarica ma è anche sinonimo di aziende fatte ancora di persone, di vetro e acciaio. Ce ne è una di questo tipo, la più famosa, che serve a prenotare e pagare in anticipo il tragitto in auto da un punto A a un punto B. Pare che da sola valga più di 60 miliardi di dollari, apperò.
AUTONOMIA
E’ quella che si prova a insegnare innanzitutto ai figli. E’ quella che stiamo insegnando attraverso l’intelligenza artificiale alle nostre macchine, perché facciano loro al posto nostro. La guida autonoma è la madre di tutte le autonomie, perché porta con sé – oltre a tecnologia, costume, leggi - un bagaglio di etica infinito e irrisolto. La guida autonoma oggi non esiste: c’è la guida semi autonoma, dove l’essere umano è ancora prevalente. Domani sarà tutt’altro. O una opportunità, come si dice oggi quando avvertiamo che a qualcuno la cosa può suonare sconveniente.
CONDIVISIONE
E’ un termine sempre esistito, ma che il mondo digitale ha sposato e diffuso nel linguaggio quotidiano come forse mai prima era successo. L’auto condivisa e l’economia condivisa sono le due facce della stessa medaglia, per restare nell’ambito di queste pagine. Sono una delle necessità dei nostri tempi, una risposta altra a Pierre-Henry Proudhon e alla sua anarchica e ottocentesca “la proprietà è un furto”. Più modernamente, l’auto condivisa riduce l’uso dell’auto privata (se non l’acquisto) e dunque l’impatto ambientale. Si può non condividere?
CONNETTIVITA’
C’era un tempo in cui l’aggettivo sconnesso indicava un terreno malmesso o uno poco in sintonia con l’ambiente circostante, un po’ fuori di testa se non semplicemente un solitario. Oggi, se sei sconnesso, vuol dire che non hai linea, che internet ti ha abbandonato e che presumi di non essere più a conoscenza di quel che accade intorno. E’ la connettività il demone del nostro tempo. Incarnato dal cellulare in tasca, mini pc che tra breve potrebbe trasformarsi in un’altra cosa che nemmeno gli assomiglierà. La connettività in auto è la continuazione del demone su altri mezzi. Aiuta a trovare un ristorante, una strada, a evitare un ingorgo, a pensare ad altro. Mentre guidiamo.
ELETTRICITA’
Si parla di auto elettriche molto più di quante se ne vendano, un po’ come ci sono più giornali che acquirenti di carta. Ma questa volta l’auto a batteria non sarà fermata dall’industria del petrolio, come avvenne più o meno cent’anni fa. Corre in salita, rallenta, fatica, insomma sembra avere il tipico destino di certe innovazioni prima o poi di successo. La chiave di volta, anzi di svolta, sta nelle batterie agli ioni di litio, per le quali è ora di usare il verbo al presente: costano sempre meno e hanno sempre più autonomia con una sola carica. Siamo all’ultimo miglio.
IBRIDO
La parola non è mai stata un granché nella sua accezione classica, ma in campo automobilistico ha trovato una dignità. Qui ibrido significa due motori di cui almeno uno virtuoso, significa margini dopo essere stato un buco nero finanziariamente parlando, significa stare nella tendenza. Ibrido significa anche transizione, in vista dell’elettricità piena. Meglio: dell’elettrificazione della mobilità. Che già vola nell’ibrido, grazie al sistema di ricarica plug in delle batterie al litio, necessario per far percorrere ai veicoli che ne sono equipaggiati fino a 50 chilometri a zero emissioni e non più solo un paio. Ibrida plug in, in listino a breve ce l’avranno quasi tutti. Aspettando che l’elettrificazione acceleri lo sviluppo dell’idrogeno.
ROBOT
Non c’è ancora generazione sulla terra che, alla parola robot, non pensi subito a una macchina dalle sembianze più o meno umane. Troppi cartoni animati, troppo immaginario cinematografico. Non sarà così a lungo, essendo entrati in un’era che farà del robot sia una macchina pronta a lavarci i piatti in cucina, sia una entità invisibile pronta a prendere il volante della nostra auto e portarci a destinazione. Robot è entrata nell’uso comune 96 anni fa, grazie allo scrittore ceco Karel Capek che usò il termine in un dramma teatrale. Da “robota”, in ceco lavoro pesante. Esattamente anche il contrario di quanto un robot sarà capace di fare domani.
SICUREZZA
Parola antica, usata anche come una clava in politica. Su una automobile, è tutto quel che è realmente necessario e che non dovrebbe mai essere optional. La sicurezza è stata negli ultimi decenni – sebbene non per tutti - un tema carsico nella mobilità, riaffiorando sempre. Ma da quando abbiamo rotto il sipario fra mondo digitale e mondo materiale, è diventata finalmente una vocale, insostituibile. La tecnologia ci sta aiutando a farla più affidabile, la diffusione ad abbatterne i costi e a renderla più accessibile. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, scriveva Antoine de Saint Exupéry. La sicurezza che vorremmo.
SOFTWARE
Il software che in italiano non è traducibile in una sola parola. Il software che parla qualsiasi lingua. Il software che sa ballare un tango. Il software che fa calciare un pallone. Il software che elimina il traffico. Il software che anticipa i movimenti di chi ci sta di fronte. Il software di Alan Turing. Il software che guida al posto nostro. Il software aperto. Il software chiuso. Il software che in inverno riscalda la casa prima del nostro improvviso arrivo. SUV Come per molti acronimi entrati nell’uso comune, si tende a dimenticare il significato originario coniato dai soliti americani: sport utility vehicle. Nella “suvvizzazione” dei mercati dell’auto e dei gusti del pubblico, suv è ormai un modo di sembrare (non di essere) che trasforma la vecchia cara macchina in un vehicle per tutti i giorni, mettendo da parte i concetti di sport e utility perché sennò nessuno più lavorerebbe. Nella percezione dei mercati, il suv sembra diventato – esageriamo - come la Nutella o la Coca Cola: niente di necessario, solo una certezza a portata di mano.