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Fuori di Tesla

I primi incidenti con l’Autopilot l’inchiesta sulla sicurezza e le contromisure
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"Facile fare le auto se hai miliardi da buttare": l'accusa che il mondo dell’auto rivolge al geniale Elon Musk, papà della Tesla, sembra uscita dritta dritta da un dialogo di Crozza quando interpreta Naplam51. D’altra parte non c’è concorrenza possibile con un Paperone americano che dopo aver inventato il sistema di pagamento on line PayPal si può permettere di costruire auto futuribili, razzi spaziali e fabbriche da mille e una notte in totale perdita. Però da qualche mese il buon Musk si è preso la grande rivincita: dopo anni bui la Tesla è tornata a macinare profitti, dimostrando quindi che i suoi prodotti non sono il capriccio di un ricco signore ma qualcosa di più concreto, destinato ad avere un futuro industriale. E non è poca cosa perché se è vero che la cosa più importante del futuro è “esserci”, a questo punto la Tesla può accampare speranze d…
"Facile fare le auto se hai miliardi da buttare": l'accusa che il mondo dell’auto rivolge al geniale Elon Musk, papà della Tesla, sembra uscita dritta dritta da un dialogo di Crozza quando interpreta Naplam51. D’altra parte non c’è concorrenza possibile con un Paperone americano che dopo aver inventato il sistema di pagamento on line PayPal si può permettere di costruire auto futuribili, razzi spaziali e fabbriche da mille e una notte in totale perdita. Però da qualche mese il buon Musk si è preso la grande rivincita: dopo anni bui la Tesla è tornata a macinare profitti, dimostrando quindi che i suoi prodotti non sono il capriccio di un ricco signore ma qualcosa di più concreto, destinato ad avere un futuro industriale. E non è poca cosa perché se è vero che la cosa più importante del futuro è “esserci”, a questo punto la Tesla può accampare speranze di grande livello. Così se da una lato Elon Musk dimostra a Wall Street che fino ad oggi non ha (solo) giocato, mettendo in campo un progetto finanziariamente sostenibile, poi dall’altro getta le basi per diventare un vero costruttore automobilistico di massa. E Joe Dennison, un gestore di Seattle che ha in tasca 584mila azioni Tesla, non ha perso l’occasione di togliersi qualche sassolino dalle scarpe: «Nonostante i titoli della stampa e lo scetticismo – ha dichiarato - Tesla continua a migliorare la sua tecnologia e fa passi continui verso il suo obiettivo di diventare un produttore di massa». Di certo il gruppo Usa ha battuto sia negli utili che nei ricavi le attese degli analisti e questo ha spiazzato letteralmente la concorrenza, sempre piuttosto critica nei suoi confronti. D’altra parte ai big dell’auto non ha fatto certo piacere vedersi sorpassati nella tecnologia dell’auto elettrica, sia pure in un settore di nicchia come quello di lusso. E non è un caso che in tutte le dichiarazioni dei presidenti e degli amministratori delegati ad ogni presentazione di un nuovo modello elettrico ci siano riferimenti – e sfide - a lui e all’Apple car. La sfida però è aperta e non solo perché questo è il secondo trimestre in positivo della Tesla da quando si è quotato a Wall Street (era il 2010): le vendite della Model X, il crossover con le porte posteriori ad ali di gabbiano, volano e si punta a consegnarne entro l’anno quasi 100 mila pezzi. E poi nel 2017 arriverà anche la piccola – la Model 3 – che probabilmente segnerà il salto in alto definitivo della marca. Vedremo. Di certo grande attenzione merita anche un altro progetto di Tesla, quello che punta a costruire a Los Angeles il più grande impianto stazionario di immagazzinamento di energia elettrica tramite batterie agli ioni di litio, da collegare alla rete distributiva della California. Si arriverà così a fornire - nei momenti più propizi per il sistema - una potenza massima di 20 MW/80 MWh, sufficiente per rifornire più di 2.500 abitazioni al giorno o ricaricare (senza prelevare energia dalla normale rete elettrica) 1.000 automobili Tesla. L’impianto - chiamato L.A. Powerpack - utilizzerà accumulatori prodotti nella Gigafactory di Nevada, in fase di completamento. L’impianto, che si interfaccerà con la rete della Edison, porterà benefici a 15 milioni di abitanti nell’area. Alcuni analisti hanno ipotizzato che questa utilizzazione “stazionaria” delle batterie agli ioni di litio delle Tesla serva a compensare la riduzione del programmi produttivi delle auto elettriche, ma non è l’unica ombra che si va addensando sulla Tesla: il ministero dei Trasporti tedesco ha infatti appena annunciato di essere pronto a verificare il funzionamento del sistema di pilotaggio automatico delle Tesla, giudicato “pericoloso” da un rapporto interno del dicastero. “La valutazione finale - spiegano fonti del ministero - riguarderà il funzionamento del pilota automatico della Model S e non è ancora disponibile”. Secondo Der Spiegel, il rapporto interno considera queste funzioni automatiche «un notevole pericolo per la circolazione », poiché il conducente non è in grado di sapere in che misura il pilota automatico potrà risolvere eventuali situazioni difficili e la legge tedesca invece parla chiaro e prevede che il conducente sia sempre in grado di avere il controllo del veicolo. Le statistiche ci dicono che a fine settembre una Model S si è scontrata con un autocarro nel nord della Germania, senza che dall’incidente siano usciti feriti. Mentre il primo sinistro mortale che ha coinvolto una Tesla si è invece verificato a maggio in Florida. Pochi casi in rapporto ai km percorsi, vero, ma l’inchiesta è ormai partita.