Supplemento Auto

Uber Alles

Il tassista del futuro e una società senza contatti umani

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Quanto ci mancherà quel gesto spontaneo del braccio e del polso che di scatto muovono la mano per richiamare l’attenzione del tassista che sfreccia sulla strada? Quanto ci mancheranno le lezioni di vita del driver, romano, milanese o napoletano, ma anche solo quelle dell’autista di turno marchiato - perché no - Uber che ci racconta di suocere e figli, dell’allenatore della squadra del cuore che «non capisce un cavolo di tattica» o dei politici «tutti ladroni»? Forse non ci mancherà nulla di tutto questo. Uber, la prima multinazionale delle taxi- app è pronta a partire verso una nuova sfida. E stavolta senza autista. Il suo leader maximo Travis Kalanick ci scommette sopra: «Diventeremo una società robotizzata ». Ovvero, siamo pronti a dettare il ritmo anche sulla guida autonoma a pagamento, senza intermediari umani, con driver hi-tech. Come le metropolitane e i treni senza macchinista, che garantiscono zero scioperi. Tireremo davvero un sospiro di sollievo? Forse no. Perché Uber, colosso multinazionale e multiforme valutato decine di miliardi, sta facendo opera di “scouting”, ovvero “ci prova” a mettere in fila dei temi utili per domare il futuro. Ma forse, oggi, non tutto l’ecosistema della guida autonoma permette di potersi spingere così oltre. Quel plastico gesto con la mano dell’utente che riesce quasi sempre a fermare un taxi in qualunque angolo del globo, sarà presto sostituito da una app sempre più connessa al traffico. E Uber ci seguirà passo dopo passo, casa per casa. L’auto a guida autonoma sarà, quindi, anche taxi a guida autonoma. Il silenzio e l’assenza del driver saranno così riempiti da qualche video su schermi piantati nel bel mezzo della Uber car. Magari sarà un brano classico o rock di sottofondo a rallegrare ed esorcizzare il passaggio in auto senza autista che al solo pensiero rischia di scatenare timori più che certezze nel passeggero medio. Un po’ come anticipato in diverse opere da Philip K. Dick, il grande scrittore di fantascienza, l’auto, volante o meno, sarà iper-connessa ma senza guida umana e per questo avrà bisogno di essere la più sicura di sempre per riuscire a superare i paletti delle assicurazioni e le insidie del traffico. Immaginate, per esempio, una Uber car autonoma impegnata a dribblare improvvisamente frigoriferi o rifiuti ingombranti, come a Roma. Ma oggi Uber è ancora un fenomeno che vive di autisti e di una spinta propulsiva che la mette in cima alla lista delle aziende più innovative e temute nel settore. Con 40 milioni di utenti attivi in tutto il mondo e una spesa mensile media di 50 dollari. I driver - gli autisti che in realtà sono gente normale che affitta la macchina guidandola - a settembre hanno avuto un incasso mondiale molto vicino ai 2 miliardi di dollari. Inoltre ci sono oltre 11 miliardi di investimenti privati attratti dal marchio di cui 4,8 piovuti soltanto nel 2016. Tutti numeri che, nel caso di Uber stupiscono, ad eccezione recente della semi ritirata dal mercato cinese. Travis Kalanick, fondatore e ceo della startup, in occasione del Vanity Fair New Establishment Summit si è lasciato andare e ha dato spettacolo: dopo aver definito la sua creatura «una società di logistica», ha risposto a una domanda sulle prospettive dei prossimi cinque-sette anni: «La guida autonoma sta trasformando i veicoli in robot. Credo quindi che Uber diventerà una robotic company. Guardando al futuro, le vetture autonome per noi saranno fondamentali ». Traduzione: in una decina di anni Uber cancellerà gli autisti e con loro i problemi e le vertenze, eliminerà le cause milionarie che hanno rallentato negli scorsi mesi il percorso soprattutto in California. Kalanick ci tiene anche sottolineare che si tratta di una prospettiva profondamente concreta che eredita studi sulla self driving car iniziati nel 2014: «Abbiamo centinaia di ricercatori al lavoro su tutti i componenti. Le prime sperimentazioni di auto senza guidatore marchiate Uber e utilizzate per il trasporto urbano sono già partite in agosto, a Pittsburgh». Il funzionamento? È simile ai servizi offerti dalla società, con la prenotazione del viaggio tramite app. Solo che il passaggio avverrà senza autista». Immaginate il primo cliente della storia alle prese col sedile del pilota vuoto. Ma le sorprese di questo ex enfant-prodige, non finiscono qui. L’ultima trovata (o provocazione) è la “lift car”. Che sarebbe una sorta di elicottero che si staccherà da terra e dalle insidie del traffico per portare in alto, su strade virtuali segnate poco sotto le nuvole e sempre in stile fantascienza, i propri clienti. Lo hanno già battezzato “Vertical Lift ridesharing”. Passaggio su volo a decollo verticale.