Supplemento Auto

La versione di Horacio

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«IN questo periodo di profondi cambiamenti non c’è un libro o un’esperienza che possa indicare la strada da seguire. Neanche la sola conoscenza è sufficiente: bisogna usare intelletto, creatività, intuizione, dimenticando quanto è stato fatto finora». Sembrano le parole di un filosofo - e forse lo sono... - ma è Horacio Pagani che parla, il mitico costruttore di supercar italoargentino che produce i suoi gioielli a San Cesario sul Panaro, in provincia di Modena. Dove sta andando l’automobile?

«E’ un periodo di grandi mutamenti, pensi alla guida autonoma che si è portata dietro investimenti mostruosi. E una tecnologia mai vista prima».

Quali sono i vantaggi?

«Della sicurezza se ne parla tanto, ovvio, ma c’è dell’altro: ci sono zone dove in auto si trascorrono ore a non fare nulla. E qui gli automobilisti possono recuperare un tempo enorme. E’ un fatto epocale».

D’accordo, ma avremo mai un’auto che va da sola?

«Ne sono certo, la tecnologia può farcela. I problemi però sono enormi: l’altro giorno ero a Tokyo, avevo impostato la destinazione Google map sul mio telefono italiano, forse non funzionava bene come quello giapponese ma mi sono trovato in una strada che scorreva sopraelevata su una ferrovia e sotto una tangenziale... E’ chiaro che in queste situazioni di caos stradale la precisione deve essere assoluta: da questo dipende poi dove va la macchina... In ogni caso non bisogna mai sottovalutare una cosa: quando colossi come Google si lanciano in un’impresa tecnologica, i risultati vengono fuori. E’ matematico».

Crede nell’auto elettrica?

«Rimango della mia teoria, non bisogna sopravvalutare questa tecnologia: il 90% dell’energia viene prodotta in modo antico e inquinante. E siamo tutti d’accordo che una macchina elettrica pesa molto di più di un’altra. Stesso discorso per l’ibrido. Le faccio un esempio che riguarda il nostro mondo delle supercar: le concorrenti della Huayra, LaFerrari e la Porsche 918 pesano 400 kg in più. E questo ha un effetto sui consumi e sui costi di produzione. C’è poi un’energia cinetica molto superiore da gestire, senza dimenticare che la tecnologia delle batterie non è ancora a livello di quello che ci aspettiamo».

Quindi?

«Al momento stiamo solo spostando l’inquinamento da una parte all’altra. Ed è una cosa buona per le grandi metropoli, ma per il resto del mondo non ha senso. Anzi a livello globale l’inquinamento cresce perché produrre queste auto più complicate porta a maggiori emissioni. Io credo che sia necessario un grande impegno da parte di tutti per produrre energia ad un costo più basso. Penso che serva una consapevolezza da parte di ognuno di noi sulla necessità di consumare meno energia. Già fare la raccolta differenziata è una cosa importantissima per il bilancio energetico. Sappiamo quanto è lo sforzo economico per separare i rifiuti. Se la gente poi prendesse di più la bici per muoversi, sono convinto che il consumo energetico diminuirebbe tanto».

Però lei produce una GT da 730 Cv...

«Chi ha una Pagani la usa pochissimo: fa 2000 km l’anno. E parliamo di una macchina che pesa come una Fiesta, ha un motore enorme, vero, ma alla fine inquina come una media».

Torniamo alla sfida green.

«Bisogna lavorare sulle rinnovabili. E ogni nazione deve avere delle regole precise di incentivi, non come in Italia dove tutto sembra affidato al caso. Le norme devono avere una durata di almeno 20 anni. Purtroppo noi italiani siamo stati i più bravi nella ricerca tecnologica ambientale, ma ora siamo stati superati dai cinesi».

Quale tecnologia verde vede come favorita nell’auto?

«Abbiamo detto che le ibride e le elettriche sono pesanti. In più quelle solo a batteria non danno benefici reali. La Tesla è una bella macchina ma non è alla portata di tutti. Costa 120 mila euro ben equipaggiata. Nella Silicon Valley ce ne sono tantissime, ma lì sono tutti ricchi. Guarsi in Italia quante se ne vendono...».

Quindi meglio il classico motore a benzina?

«Le rispondo con una constatazione: a Tokyo hanno una coscienza ecologica molto superiore alla nostra, e lì usano tutte auto piccolissime e tutte con minuscoli motori a benzina».

Che ne rimarrà del gusto della guida?

«C’è una guida che ti regala piacere e una che ti rompe le scatole. L’auto driverless ti elimina la parte noiosa, lasciata intatta per le vetture da usare nel week end. Non solo supercar, anche macchine spaziosissime, da condividere con tutta la famiglia. Ecco il futuro».