Londra 2012

Sport e doping

Da Armstrong a Schwazer
I 'difensori' del mago Ferrari

"E' un grande medico ed un grande allenatore". Anche il marciatore altoatesino, come molti altri sportivi di successo, difende il "mito", discusso personaggio che a partire dagli anni novanta fa parlare di sè per pratiche che gli sono costate parecchi processi penali
di EUGENIO CAPODACQUA

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ROMA - "Ferrari non dà solo doping, non è solo un grande medico, ma è anche un grande allenatore". Nel mezzo di una conferenza stampa piena di contraddizioni Alex Schwazer trova perfino il tempo di difendere il suo maestro. Quello che lo ha trascinato in un'inchiesta della magistratura (iniziata dai Nas di Firenze e fatta poi dalla Finanza di Padova) le cui conseguenze sono ancora tutte da vagliare, ma, certamente non saranno piacevoli per lui se sono fondate le voci di intercettazioni ben oltre i semplici suggerimenti per allenamento e alimentazione. Ed è una voce comune ai "seguaci" del "mito" (il soprannome che nell'ambiente il 59enne medico ferrarese si è meritato). Un grande della tecnica e dell'allenamento, dicono: "Uno - aveva spiegato Filippo Pozzato, capitano in pectore della nazionale azzurra di ciclismo fermato prima dei Giochi per quelle nefasta frequentazione, vietata dai regolamenti sportivi - che ti segue da vicino, che sa come calibrare l'allenamento; che ti evita di andare in overtraining e sa tirare fuori il meglio delle tue qualità".

Ferrari: ''Mai consigliato doping a Schwazer''

Un mago delle tabelle di allenamento, dunque. Ma, nella disarmante naturalezza delle parole di Schwazer si legge tutta l'assurda logica che mette sullo stesso piano l'inganno, il furto, il delitto con l'attività più normale e pulita. "Number One", lo aveva battezzato Lance Armstrong, il texano sette volte vincitore del Tour, ora alle prese con le gravissime accuse di doping dell'Usada, l'agenzia americana. Un giudizio a quanto pare ampiamente condiviso. Eppure la figura del discusso 59enne medico di Ferrara, ex allievo di Francesco Conconi negli anni in cui la cittadina emiliana era il centro di quello che in una celebre inchiesta l'ex pm di Bologna Soprani definì vero e proprio "doping di stato", è stata fin dai primi anni '90 quasi sempre abbinata a vicende doping. Era medico ufficiale della Gewiss di Eugenio Bombini quando nel 1993, in una ormai storica intervista a "Repubblica" sparò una serie di affermazioni sul doping che la dicevano fin da allora lunga sul suo atteggiamento di fronte al problema.

"E' doping solo quello che si trova ai controlli - aveva detto - se fossi un atleta assumerei tutto quello che non viene beccato". E ancora: "L'epo non fa meno male di un'aranciata se presa in modiche quantità". Quanto meno molto disinvolto. All'epoca l'eritropoietina era un prodotto proibito ancorché non rintracciabile ai test di allora. Un ormone che per questo ha fatto la fortuna di tanti tecnici dopatori, perché manipolando il sangue in quel modo, aumetando i globuli rossi, quindi l'ossigeno che arriva ai muscoli, non diventa poi tanto difficile che gli atleti, dotati per questo di più forza e recupero, facciano grandi risultati.

Coinvolto in numerosi processi penali, Ferrari finora se l'è sempre cavata. L'ultima volta nel 2006 quando, dopo essere stato condannato in prima istanza in un processo per doping, fu assolto in appello "perché il fatto non sussiste" per alcune accuse (sostanzialmente l'abuso di professione farmaceutica) e da altre, pesantissime (prescrizione e somministrazione di farmaci ad azione dopante, sentenza del Tribunale di Bologna del 22 maggio 2006) perché reati estinti per prescrizione. Prescrizione contro cui non ha mai fatto ricorso. Più di recente Ferrari è al centro del processo doping che l'Usada, l'agenzia americana ha istruito contro Lance Armstrong, il sette volte vincitore del Tour, l'atleta più prestigioso che "il mito" ha seguito dal 2005 in avanti, ed è stato messo all'indice anche dallo sport Usa, dopo essere stato inibito da quello italiano. Anche in questo caso con gravissime accuse: secondo gli inquirenti sarebbe stato il consigliori del doping della vecchia US Postal del cow boy Usa.

Accuse dalle quali il medico ferrarese si difende dicendo che non c'è una sola prova. Quelle prove che sembra stia raggranellando invece il pm di Padova Benedetto Roberti che ha messo "Testarossa" (altro soprannome) al centro di una mega indagine con risvolti e attività investigativa in mezzo mondo che ha coinvolto anche Schwazer. Indagato per associazione a delinquere "finalizzata alla commissione di pratiche illecite nello sport; esportazione di capitali all'estero, riciclaggio ed evasione fiscale. Cacciato dalla Gewiss il giorno dopo quelle choccanti affermazioni del '93, si è aperto per lui l'orizzonte di un'attività trasversale che lo ha portato in breve ad essere il referente numero uno di tantissimi atleti di vertice, ciclisti, soprattutto. Dallo svizzero Rominger più volte recordman dell'ora all'ex iridato Argentin, da Cipollini a Scarponi passando per Armstrong, alla medaglia d'oro di Londra della strada, il kazako Vinokourov, A Pozzato e tanti italiani rampanti. Oltre a Schwazer, naturalmente.

"Bandire a vita questi individui è un potente gesto per proteggere le generazioni presenti e future dall'influenza negativa che possono avere, preservando la pulizia delle competizioni", aveva commentato Travis Tygart, capo dell'Usada nel rendere pubblica la notizia della sua inibizione.