LONDRA - Dentro lo Stadio Olimpico un'impresa di scavi archeologici sta cercando di riportare alla luce la pista d'atletica. La cerimonia d'apertura dei Giochi, partendo dal Medioevo, ha dovuto tenere conto dei vari strati di civiltà. A ognuno di questi strati, materialmente parlando, sono corrisposte tonnellate di addobbi scenografici che una volta terminato lo spettacolo dell'Isola delle Meraviglie, che ha affascinato il mondo e che è costato 27 milioni di sterline, affitto delle pecore incluso, sono diventate tonnellate di detriti da rimuovere. Sono tutti preoccupati. Da stamattina centinaia di uomini sono al lavoro per restituire lo stadio alla sua principale funzione: quella di ospitare le gare di atletica che inizieranno venerdì. Possibilmente con un aspetto più consono. Nell'entusiasmo della costruzione a pochi è passato di mente quando sarebbe costato smantellare tutto. Il Comitato è attualmente afflitto da un gigantesco mal di testa organizzativo: ma bisogna far finta di niente perché l'unica cosa certa è che per le cinque di pomeriggio di mercoledì (quando alcuni atleti scenderanno in pista per provare se tutto è ok) tutto dovrà essere pronto, come se nulla, in questo luogo, fosse mai accaduto. Ma non sarà facile.
Saranno due giorni d'inferno quelli in cui bisognerà passare da Boyle a Bolt. Per evitare che anche un solo granello di sabbia sia fuori posto, dall'uscita dell'ultimo spettatore di venerdì sera, 600 operai sono al lavoro per rimuovere dal macroscopico all'invisibile. Tutto, dal palco ai 317 chilometri di fili. Dieci macchine sono al lavoro da stamattine per reinserire 7.500 metri quadrati d'erba. Dieci containers lunghi dodici metri porteranno in scena altri addobbi: la pedana del salto con l'asta, le gabbie per i lanci, gli ostacoli, le siepi, i blocchi, le sofisticate apparecchiature per i cronometraggi, gli anenmometri, i binari delle "track cams" che seguiranno appoggio per appoggio le gare dei 100 e dei 200 metri, le bandiere, il podio. Bisognerà soprattutto, incrociando le dita, togliere la copertura che ha protetto la preziosa pista installata dall'italiana Mondo a maggio, dalla quale molto dipenderà. Una volta riscoperta la pista, uno speciale macchinario, unico in Europa, passerà lungo tutta la pista, comprese le zone "infield" e le pedane. Verranno ridisegnate tutte le linee delle corsie e dei punti di partenza. Ma la preoccupazione rimane.
La pista è immacolata. E' stata testata ma nessuno ancora vi ha mai corso. E' noto che le nuove piste (la Mondo produce piste per le Olimpiadi da Montreal '76) sono realizzate con materiali che somigliano più al tessuto che alla gomma. Sono resistenti, durano nel tempo. Ma, paradossalmente, quando escono dal cellophane, per così dire, sono più fragili. Diventano più robusta solo dopo qualche mese, quando i chiodi degli atleti, il loro peso, la loro spinta, le hanno rassodate, indurite, rese ancora più performanti (sino ovviamente a un inevitabile decadimento). E non tutte le piste sono messe a dura prova come questa: che ha dovuto sopportare il peso di una lezione di storia e di un musical mescolati assieme. Speriamo che la collina, i sogni, i fuochi, il carico simbolico dello spettacolo inaugurale non abbia provocato ciò che nessuno si augura: qualche avvallamento. Non è credibile, ma non si può nemmeno escludere al 100%. Ecco perché gli operai che stanno facendo l'impossibile li hanno già ribattezzati "miracle workers".
Saranno due giorni d'inferno quelli in cui bisognerà passare da Boyle a Bolt. Per evitare che anche un solo granello di sabbia sia fuori posto, dall'uscita dell'ultimo spettatore di venerdì sera, 600 operai sono al lavoro per rimuovere dal macroscopico all'invisibile. Tutto, dal palco ai 317 chilometri di fili. Dieci macchine sono al lavoro da stamattine per reinserire 7.500 metri quadrati d'erba. Dieci containers lunghi dodici metri porteranno in scena altri addobbi: la pedana del salto con l'asta, le gabbie per i lanci, gli ostacoli, le siepi, i blocchi, le sofisticate apparecchiature per i cronometraggi, gli anenmometri, i binari delle "track cams" che seguiranno appoggio per appoggio le gare dei 100 e dei 200 metri, le bandiere, il podio. Bisognerà soprattutto, incrociando le dita, togliere la copertura che ha protetto la preziosa pista installata dall'italiana Mondo a maggio, dalla quale molto dipenderà. Una volta riscoperta la pista, uno speciale macchinario, unico in Europa, passerà lungo tutta la pista, comprese le zone "infield" e le pedane. Verranno ridisegnate tutte le linee delle corsie e dei punti di partenza. Ma la preoccupazione rimane.
La pista è immacolata. E' stata testata ma nessuno ancora vi ha mai corso. E' noto che le nuove piste (la Mondo produce piste per le Olimpiadi da Montreal '76) sono realizzate con materiali che somigliano più al tessuto che alla gomma. Sono resistenti, durano nel tempo. Ma, paradossalmente, quando escono dal cellophane, per così dire, sono più fragili. Diventano più robusta solo dopo qualche mese, quando i chiodi degli atleti, il loro peso, la loro spinta, le hanno rassodate, indurite, rese ancora più performanti (sino ovviamente a un inevitabile decadimento). E non tutte le piste sono messe a dura prova come questa: che ha dovuto sopportare il peso di una lezione di storia e di un musical mescolati assieme. Speriamo che la collina, i sogni, i fuochi, il carico simbolico dello spettacolo inaugurale non abbia provocato ciò che nessuno si augura: qualche avvallamento. Non è credibile, ma non si può nemmeno escludere al 100%. Ecco perché gli operai che stanno facendo l'impossibile li hanno già ribattezzati "miracle workers".