Atletica

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Da Bolt-Blake, in pista le grandi sfide

dall'inviato ENRICO SISTI

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LONDRA - Entra in pista l'atletica e cominciano le sfide che come in ogni edizione hanno segnato la storia dei giochi Olimpici. A Londra l'attesa più grande è per domenica sera alle 22.50 per conoscere il nome dell'uomo più veloce del mondo, ma sono tanti i duelli che entusiasmeranno.

100 U Bolt vs Blake -
Con la maratona è l'appuntamento degli appuntamenti, la gara perfetta che sbagliano sempre in molti. Bolt parte avvantaggiato ma ha molto da perdere. Yohann Blake, la Bestia, suo compagno d'allenamento ha il miglior tempo dell'anno, ma di appena un centesimo rispetto al più nobile Usain contro il quale non si è potuto confrontare lo scorso anno ai Mondiali di Daegu per la famosa falsa partenza di Bolt che ha sconvolto il mondo dello sprint: non era la prima falsa della storia ma certamente la più vistosa e determinante. Gli americani Gay e Gatlin, sulla carta, sono distanziati di un metro. Ma il carattere e l'abitudine al comando (cosa che non caratterizza il terzo giamaicano Asafa Powell) può colmare il disavanzo. Da capire meglio quanto valga fra i grandi il "piccolo" britannico Gemili. Ai 100 si lega il destino dei 200: chi arriva in finale correrà per l'oro dopo quattro turni di 100 metri e tre di 200. Se hanno ancora abbastanza energie per andare sotto i 19"70, non hanno americani o altri in grado di opporvisi. Lemaitre può arrivare al podio.

200 D Felix vs Jeter- Dopo la delusione di Pechino Allyson Felix ha preferito rinunciare ai 400 per dedicarsi alla velocità, ottenendo subito riscontri eccellenti. Nei 200 ha corso quest'anno in 21"69, quarto miglior crono di tutti i tempi. Non sarà facilmente ripetibile, ma non sembra avere comunque rivali. Giamaicane più attrezzate nei 100 (Fraser-Pryce soprattutto). Sul breve, fra le americane, più la Jeter della Felix.

400 U Merritt vs McQuay - Nella gara di Pistorius, che può arrivare anche in finale, LaShawn Merritt è in teoria l'unico capace di scendere sotto i 44". Ma i 400 sono una distanza bastarda, omicida. Non perdonano distrazioni, calcoli approssimativi, esuberanze. E Merritt non è nelle condizioni di spirito con cui affrontò il Mondiale di Daegu dopo la squalifica (dove vinse ed era la prima volta che rimetteva le scarpette dopo lo stop): ora gli pesa l'esser stato fermo (e angosciato) e l'anno di preparazione non ha sgomberato il campo dai dubbi che certe vette qualitiative siano ancora lontane. Alternative: il compagno di squadra McQuay, il dominicano Santos, in grande spolvero, e il grenadino Kirani James, che però deve migliorare gestione della gare e tecnica di corsa. Ma attenti ai fratelli belgi, Jonathan e Kevin Borlee. Uno tira l'altro. E insieme possono tirare il collo a molti.

10.000  U Kiprop vs Masai - Storicamente uno spettacolo. Non ci sono lepri nelle grandi manifestazioni. Quindi si presume una gara tattica che i favoriti gestiranno per esplodere 55" negli ultimi 400 metri dopo aver lanciato la volata agli 800. Quest'anno nessuno è andato sotto i 27'. Ma i kenyani Kiprop e Masai sembrano avere un leggero vantaggio, soprattutto se il ritmo fosse alto, rispetto ai tre etiopi, i due Bekele e Gebremariam. Si potrebbe inserire il britannico Mo Farah, fresco campione europeo, che dirà la sua anche nei 5000 (dove c'è sempre l'eterno americano Lagat).

Triplo U Taylor vs Claye - Anche senza il francese Tamgho, a casa per infortunio (il francese due anni fa ha ottenuto la terza misura di sempre con 17,98), si annuncia gara di livello e apertissima. Se la giocheranno gli americani Taylor e Claye, gli azzurri Donato e Greco, il russo di origini nigeriane Adams e, se lo trovano (da qualche giorno non si sa più dove sia e giornali si stanno divertendo un mondo al riguardo) l'inglese Idowu. Si gira attorno ai 17,50. Ma ognuno di loro può alzare la posta e con un 17,70 ipotecare podio e oltre. Ci può stare un azzardo: Donato se imbrocca il primo salto e lo fa lungo rischia l'oro.

4x100 U giamaica vs Usa -
Fenomeni contro. Giamaica e Usa, i primi sostenuti dalle recenti vittorie (Pechino e Berlino), la prima anche con un pazzesco record del mondo, i secondi sostenuti dalla rabbia di essere diventati improvvisamente la seconda potenza, detronizzati. Al netto degli errori nei cambi (agli Usa è successo), si annuncia una delle finali più emozionanti di questi Giochi. Forse di tutti i tempi. C'è in ballo anche l'idea, non proprio così pazza, già ventilata da Bolt e Blake, di scendere sotto i 37".

110 hs U - Meravigliosa sfida fra due americani potenti e giovani come Aries Merritt e Jason Richardson, il cinese Liu Xiang e, un po' meno tonico, il cubano Dayron Robles che dopo una pausa per infortunio sta faticando a tornare il padrone del mondo. Non per la vittoria ma attenzione al talento emergente di un possibile, futuro campione assoluto: il giovane russo Shubenkov che ha appena vinto il titolo europeo e per tecnica e velocità dà la stessa sensazione di poter scendere sotto i 13".

100 hs D Pearson vs Harper - Vera parata di stelle e donne di perfezione indescrivibile nel superamento degli ostacoli. Seguire la corsa di Sally Pearson in prospettiva frontale è qualcosa che può, al tempo stesso, spaventare e commuovere. Non si muovono nemmeno i capelli. Assetto perfetto, dispersione di energie zero. L'unica negli ultimi anni capace di avvicinare il "mostruoso" record del mondo della Donkova (12"21): l'australiana ha corso in 12"28 lo scorso anno a Daegu. Ma intorno ai 12"40/45 (compresa la Ennis) se la possono giocare Dawn Harper, Kelly Wells e la giamaicana Foster-Hylton.

Disco D Pshchalnikova vs Muller - Match stellare fra interpreti eccellenti: la russa Pishchalnikova, top dell'anno con 70,69, la russa Muller, la croata Perkovic e la cubana Barrios. Di solito si presta poca attenzione ai lanci. Per questi giochi varrebbe la pena invertire un po' la tendenza.

Triplo D Aldama vs saladukha -
La sfida fra la donna dalle tre nazionalità, Yamilé Aldama, nata a Cuba, poi sudanese (con una storia assurda: sposò un produttore scozzese poi condannato a 15 anni di reclusione per traffico di droga), e infine inglese, l'ucraina Saladukha, erede di sua maestà Inessa Kravets (la primatista del mondo con 15,50), l'altra cubana Savigne, la tremenda kazaka Rypakova (oggi la migliore nelle qualificazioni) e la colombiana Ibarguen. Occhio anche alla "vecchia" russa Lebedeva. E' possibile una gara sul filo dell'eccellenza, oltre i 15 metri.