LONDRA - Un mare di consensi e di pacche sulle spalle per la sua rinuncia attraverso twitter. E' accaduto a Kim Collins, 36 anni, campione del mondo dei 100 a Parigi nel 2003, tre volte terzo, tre finali olimpiche in bacheca. Un'icona, un arrabbiato sano, un innamorato delle corse. Uno che in questi ultimi anni di giamaicanismo imperante è sempre rimasto al suo posto, magro, sottile come raramente un velocista di punta può permettersi di essere (ricorda un po' il leggendario Calvin Smith). Ha un personale di 9"98. Collins doveva correre nell'ultima batteria dei 100, quella poi vinta da Dwain Chambers in 10"02. Sarebbe sicuramente andato in semifinale.
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Ma ieri sera è successo il finimondo. O almeno quello che i dirigenti del suo paese, St Kitts & Nevis, hanno considerato un finimondo: Kim è uscito dal villaggio olimpico e ha incontrato moglie e figlio. Quelli del suo paese l'hanno presa male. Hanno discusso. Kim non se l'è fatto dire due volte e su twitter ha annunciato: "Quelli che mi hanno visto correre in Messico sappiano che mi hanno visto correre per l'ultima volte per il mio paese: anche ai detenuti si consente di vedere la moglie in prigione. Io voglio solo correre, ma non a queste condizioni, è l'unica cosa che so fare. St Kitts & Nevis ha qui a Londra 9 dirigenti e soltanto 6 atleti, eppure non è sufficiente per farci stare bene. A questo punto dovrebbero far fare delle gare anche ai dirigenti...".
Collins era stato il portabandiere del piccolo gruppo alla cerimonia d'apertura. "Sei un grande, non abbiamo parole per quello che ti hanno detto", è il tono delle risposte ricevute. Un iscritto a twitter ha anche precisato: "Non vi dico chi sono, ma il villaggio è pieno di preservativi usati. Quindi si può fare l'amore con chiunque, ma non vedere la propria moglie...". "Non capiamo cosa voglia", hanno replicato dal quartier generale di St Kitts & Nevis. Forse voleva solo vedere la famiglia senza essere rimproverato.
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Ma ieri sera è successo il finimondo. O almeno quello che i dirigenti del suo paese, St Kitts & Nevis, hanno considerato un finimondo: Kim è uscito dal villaggio olimpico e ha incontrato moglie e figlio. Quelli del suo paese l'hanno presa male. Hanno discusso. Kim non se l'è fatto dire due volte e su twitter ha annunciato: "Quelli che mi hanno visto correre in Messico sappiano che mi hanno visto correre per l'ultima volte per il mio paese: anche ai detenuti si consente di vedere la moglie in prigione. Io voglio solo correre, ma non a queste condizioni, è l'unica cosa che so fare. St Kitts & Nevis ha qui a Londra 9 dirigenti e soltanto 6 atleti, eppure non è sufficiente per farci stare bene. A questo punto dovrebbero far fare delle gare anche ai dirigenti...".
Collins era stato il portabandiere del piccolo gruppo alla cerimonia d'apertura. "Sei un grande, non abbiamo parole per quello che ti hanno detto", è il tono delle risposte ricevute. Un iscritto a twitter ha anche precisato: "Non vi dico chi sono, ma il villaggio è pieno di preservativi usati. Quindi si può fare l'amore con chiunque, ma non vedere la propria moglie...". "Non capiamo cosa voglia", hanno replicato dal quartier generale di St Kitts & Nevis. Forse voleva solo vedere la famiglia senza essere rimproverato.