Atletica

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Quella corsa triste di Liu Xiang
al traguardo col tendine spezzato

Il suo arrivo saltellando su una gamba sola, con gli avversari arrivati da qualche minuto, è una delle immagini simbolo dell'Olimpiade. Un bacio all'ultimo ostacolo e la fine tra gli applausi degli ottantamila di Londra dal nostro inviato ENRICO CURRO'

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LONDRA - Resterà una delle immagini simbolo dell'Olimpiade: il cinese Liu Xiang, oro nel 2004 ad Atene sui 110 ostacoli ed ex primatista mondiale, che corre con un tendine spezzato la gara più triste della sua vita, saltellando su una gamba sola ai bordi della pista dove i suoi avversari hanno già tagliato il traguardo da qualche minuto. Poi, applaudito dagli ottantamila dell'Olympic Stadium come il vero vincitore, scarta improvvisamente verso sinistra, si ferma davanti all'ultimo ostacolo e si china a baciarlo, nell'estremo gesto d'amore verso lo sport, che molto gli ha dato e moltissimo gli ha tolto. Al traguardo lo aspetta l'ungherese Baji, per alzargli il braccio e invitare la folla all'ultima celebrazione di un campione.

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La Cina, che aveva eletto Liu a idolo vivendo come un dramma nazionale la sua mancata partecipazione alle Olimpiadi di Pechino per un grave infortunio al tendine d'Achille, si commuove. E qui, nello stadio in cui è appena andato in scena questa replica del dramma sportivo, il rappresentante della delegazione cinese di atletica, Feng Shin Yong, si fa subito interprete del sentimento popolare. "Siamo molto orgogliosi di Liu: ha mostrato che cosa sia davvero lo spirito olimpico. Non sono le vittorie a contare  -  e lui è uno che ha vinto molto  -  ma la voglia di esserci e di onorare i Giochi. Liu, in questi quattro anni, ha fatto tantissimi sacrifici per tornare a correre ai suoi grandi livelli. Non è stato semplice e oggi, purtroppo, tutti hanno capito il perché".

Nella mattina in cui i velocisti giamaicani hanno fornito un'altra conferma della loro stupefacente forza  -  Bolt, Blake e Weir hanno vinto tutti e tre, frenando vistosamente sul traguardo, le rispettive batterie dei 200 metri  -  il palcoscenico tocca di diritto al ventottenne ostacolista cinese. Tesissimo nel riscaldamento, quasi un presagio, al via della quinta batteria, in fase di allungo sul primo ostacolo, ha avvertito la fitta fatale al tendine d'Achille del piede destro: è caduto sul tartan e lì, in lacrime, è rimasto per un lunghissimo minuto, tra il dolore fisico per il nuovo incidente e l'altro intimo, il dolore che avvertiva dentro per questo epilogo tramutico del suo sogno olimpico. Il pubblico londinese aveva appena smesso di esultare per la vittoria di Andrew Turner nella batteria, ma ha subito intuito che la vera corsa stava per cominciare: era quella di Liu, una specie di giro d'onore su una gamba sola. Lo stesso Turner e lo spagnolo Quinnones l'hanno aiutato a restare in piedi, dopo il traguardo, prima che abbandonasse lo stadio su una sedia a rotelle, piangendo ancora.

A quel punto anche la famosa imperturbabilità cinese è saltata: il dirigente Feng, al di là del cauto linguaggio clinico ("la prima diagnosi è quella classica, sospetta lesione del tendine d'Achille"), ha testimoniato con la sua sola presenza, davanti alla stampa di tutto il mondo, anche la malinconia dei cinesi per la vicenda del loro campione. Liu, dopo l'operazione al tendine, era lentamente tornato tra i migliori della specialità, come attestava il 12"97 di maggio a Shanghai, e avvertiva la responsabilità di rappresentare un popolo che quattro anni fa sentiva di avere deluso, quando una parte della folla del Nido d'Uccello di Pechino lasciò lo stadio prima del tempo, per non averlo potuto vedere in pista. "Voleva essere qui, voleva le Olimpiadi. Per lui la stagione è certamente finita". In quella parola dal duplice significato  -  stagione  -  c'è tutto il senso di una storia coraggiosa, dal finale amaro.