Atletica

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Rudisha porta avanti la storia
Ma già si affacciano gli eredi

L'uomo che ha stracciato il suo stesso record del mondo negli 800 metri, l'unico in grado di fare la lepre a se stesso, per il futuro ha già trovato due degni antagonisti. In particolare ha impressionato il diciottenne del Botswana Amos
dall'inviato ENRICO SISTI

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LONDRA - E' stato l'800 metri più veloce della storia con un record del mondo (1'40"91) e l'intero plotone sotto l'1'44". In tribuna conquistato dallo spettacolo sublime persino lord Sebastian Coe che questa gara la conosce bene. Dietro Rudisha un 18enne e un 17enne. Quindi è stato anche l'800 più giovane della storia. Apriti futuro. Mettiamoci anche la pista: una pista concepita sempre più per assecondare il movimento del piede, quel rolling magico che inizia con una spinta laterale esterna per concludersi con il tocco a terra dell'alluce. Ma Rudisha e i suoi piccoli fratelli, i ragazzi di questa fantastica famiglia di atleti, dal Kenya della Rift Valley e di Padre Colm al Botswana di Amos, hanno cambiato la storia.

Cosa differenzia le gare di velocità da quelle di mezzofondo, diciamo di resistenza? La lunghezza? No. Verrebbe da pensarlo. E' sotto gli occhi di tutti. Ma non è quello. O almeno quello è soltanto il numero dei metri da percorrere. E' il fatto che la seconda parte di gara viene corsa più rapidamente della prima. E da ieri gli 800 hanno iniziato a spostarsi. Non sono più completamente una gara di mezzofondo, non sono ancora, ma quasi, una gara di velocità.

Rudisha ha compiuto il miracolo facendo, come spesso gli è capitato, la lepre di se stesso. E' stata una gara di velocità perché Rudisha, formidabile uomo, ha imposto a tutti la sua legge: o state con me o state con me. I primi 200 metri di Rudisha sono stati la prova che già eravamo entrati in una metamorfosi prestativa: 23"20. Chi non ha le gambe e la testa pronte, un 200 così forte alla partenza di un 800 può ammazzare. E' come uscire di casa per un'ora di jogging e fare subito una salita con una pendenza da rampa di garage. La natura esile dei nuovi velocisti/ottocentisti ha consentito a quasi tutti di tenere botta. Ecco il passaggio ai 400: 49"28. A Rieti, per il precedente primato, lo scorso anno, era stato anche più rapido: 48"90. Ecco la lucida pazzia dell'inventore, di chi porta avanti la storia. Effettuare la seconda parte di gara come la prima. Ai 600, sempre in un'infinita progressione, ferma il cronometro a 1'14"30. Gli ultimi 200 metri sono solo di poco più lenti (parola fuori luogo...) dei primi.

Cos'è successo fra 400 e 600? Che Rudisha non ha beneficiato dell'assenza dell'acido lattico, perché quello viene prodotto anche dai muscoli dei fenomeni, ma non ne ha risentito, ha avuto i cosiddetti "tamponi" funzionanti al 100%. E la seconda parte di gara si è avvicinata in modo definitivo, per i prossimi parametri, alla prima: 49"28 e 51"63. Quindi da ieri esiste non lo l'800 dei mortali, ma anche il 400 lanciato (da un altro 400). E' come se nei primi 400 Rudisha, senza strappi (è fondamentale per non sprecare energie), si sia preparato la seconda parte di gara. Una lunghissima, possiamo dire, messa in moto con un accelerazione di 200 metri. Rudisha ha corso gli ultimi 250 metri come un buon quattrocentista corre di solito gli ultimi 80. Respirando normalmente. Lasciando andare il corpo alla sua espressione totale. Quasi estraneo al proprio corpo. Leggerezza dopo la forza. Chi pensa il quel punto rallenta. Qual è la benzina? Non c'è più benzina. Come gli alianti. Rudisha raccoglie quello che Wilson Kipketer, il primo grande velocista degli 800 metri, il vero apripista, suo connazionale di passaporto danese, non ha potuto raccogliere abbastanza.