LONDRA - Siccome una disfatta nel calcio della Spagna fresca campione europea e campione del mondo in carica, di questi tempi, è un evento imponderabile, gli altri atleti della spedizione iberica stanno già cominciando a prendere le distanze dai loro ricchi colleghi del pallone, eliminati dai giochi per mano dell'Honduras. Mentre si attende la conferenza stampa di stasera del ct Luis Milla, del quale parte della feroce stampa già chiede l'esonero, ha cominciato, via twitter, il triatleta Javi Gomez Noya. "Non credo che il calcio debba essere uno sport olimpico. Non partecipano i migliori. E poi questo vizo di cercare di ingannare l'arbitro, di strattonarsi, di protestare... Non alle Olimpiadi!". Noya si riferisce all'altra macchia, che ha fatto da corredo allo 0-1 di ieri a Newcastle: l'azione disciplinare della Fifa per il pessimo comportamento della squadra, con i sette giocatori ammoniti, le liti nel tunnel con gli avversari e le vistose proteste contro l'arbitro venezuelano Juan Soto.
La punizione è un'incognita: seconda le regole internazionali, ogni federazione riceve una multa se vengono ammoniti cinque suoi giocatori in una stessa partita, ma la sanzione può essere ulteriormente integrata per le minacce o le molestie all'arbitro e per ogni altro comportamento giudicato grave. La squadra olimpica, dopo avere mancato una medaglia che veniva giudicata sicura, dovrà oltretutto restare al centro delle critiche per altri due giorni: soltanto dopodomani è in programma a Manchester l'ultimo appuntamento, il duello contro il Marocco per stabilire chi occuperà l'ultimo posto del girone, in cui si sono già qualificati ai quarti di finale del torneo l'Honduras e il Giappone, che ha inaugurato la serie delle clamorose sconfitte spagnole e che guida con merito il gruppo. Per i giocatori si tratta di un supplizio e in particolare per il portiere del Manchester United David De Gea, che non avrebbe mai pensato di dovere tornare all'Old Trafford con un obiettivo decisamente minimalista: cancellare la casella zero punti dalla classifica, pessimo primato che la Spagna condivide con gli Emirati Arabi.
Alla rabbia per l'arbitraggio - due rigori netti negati - e per le molte occasioni sprecate con l'Honduras - tre pali, un dominio assoluto nel secondo tempo - hanno fatto seguito gli attacchi a Milla per la gestione della squadra. La Spagna ha certamente partito la pressione di chi, avendo vinto tre titoli consecutivi tra Europei e Mondiali e rappresentando da anni col Barcellona il gioco più spettacolare del mondo, è condannato a vincere sempre. Ma la differenza, rispetto al preparatissimo Giappone, è stata appunto di preparazione atletica: così a Milla viene imputato il fatto di avere portato la squadra in ritiro nel Sud della Spagna a Cadice, a quaranta gradi, pur sapendo che avrebbe esordito a Glasgow, con un clima ben più fresco, e di avere sottovalutato la stanchezza dei tre reduci dall'Europeo: Jordi Alba, Mata e Xavi Martinez, in pratica, non hanno avuto un giorno di riposo negli ultimi due mesi. Milla dovrà anche discolparsi per alcune convocazioni: ha preferito premiare chi si era conquistato la qualificazione ai Giochi e a Newcastle ha inserito tardi il dinamico Ander Herrera, il talento dell'Athletic Bilbao, convocato nonostante fosse condizionato dalla pubalgia. "Meritiamo più rispetto", ha detto lo stesso Herrera, irritato per le critiche. Ma a nemmeno un mese dal 4-0 con cui umiliò l'Italia nella finale dell'Europeo, la Spagna del calcio, con la sua rappresentativa minore, si è scoperta normale. E si è abbandonata alle proteste. Come una squadra qualsiasi.
La punizione è un'incognita: seconda le regole internazionali, ogni federazione riceve una multa se vengono ammoniti cinque suoi giocatori in una stessa partita, ma la sanzione può essere ulteriormente integrata per le minacce o le molestie all'arbitro e per ogni altro comportamento giudicato grave. La squadra olimpica, dopo avere mancato una medaglia che veniva giudicata sicura, dovrà oltretutto restare al centro delle critiche per altri due giorni: soltanto dopodomani è in programma a Manchester l'ultimo appuntamento, il duello contro il Marocco per stabilire chi occuperà l'ultimo posto del girone, in cui si sono già qualificati ai quarti di finale del torneo l'Honduras e il Giappone, che ha inaugurato la serie delle clamorose sconfitte spagnole e che guida con merito il gruppo. Per i giocatori si tratta di un supplizio e in particolare per il portiere del Manchester United David De Gea, che non avrebbe mai pensato di dovere tornare all'Old Trafford con un obiettivo decisamente minimalista: cancellare la casella zero punti dalla classifica, pessimo primato che la Spagna condivide con gli Emirati Arabi.
Alla rabbia per l'arbitraggio - due rigori netti negati - e per le molte occasioni sprecate con l'Honduras - tre pali, un dominio assoluto nel secondo tempo - hanno fatto seguito gli attacchi a Milla per la gestione della squadra. La Spagna ha certamente partito la pressione di chi, avendo vinto tre titoli consecutivi tra Europei e Mondiali e rappresentando da anni col Barcellona il gioco più spettacolare del mondo, è condannato a vincere sempre. Ma la differenza, rispetto al preparatissimo Giappone, è stata appunto di preparazione atletica: così a Milla viene imputato il fatto di avere portato la squadra in ritiro nel Sud della Spagna a Cadice, a quaranta gradi, pur sapendo che avrebbe esordito a Glasgow, con un clima ben più fresco, e di avere sottovalutato la stanchezza dei tre reduci dall'Europeo: Jordi Alba, Mata e Xavi Martinez, in pratica, non hanno avuto un giorno di riposo negli ultimi due mesi. Milla dovrà anche discolparsi per alcune convocazioni: ha preferito premiare chi si era conquistato la qualificazione ai Giochi e a Newcastle ha inserito tardi il dinamico Ander Herrera, il talento dell'Athletic Bilbao, convocato nonostante fosse condizionato dalla pubalgia. "Meritiamo più rispetto", ha detto lo stesso Herrera, irritato per le critiche. Ma a nemmeno un mese dal 4-0 con cui umiliò l'Italia nella finale dell'Europeo, la Spagna del calcio, con la sua rappresentativa minore, si è scoperta normale. E si è abbandonata alle proteste. Come una squadra qualsiasi.