Calcio

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Il Brasile sfida la maledizione olimpica
''Non dobbiamo sbagliare proprio ora''

La nazionale verdeoro non ha mai vinto il titolo olimpico, ci prova per la terza volta affrontando in finale il Messico. Il ct Menezes vuole sfatare il tabù: ''E' il momento più importante, stavolta non falliremo''
dall'inviato ENRICO CURRO'

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LONDRA - Pelé non ha mai partecipato alle Olimpiadi, Gerson è stato eliminato un paio di volte, Dunga si è dovuto accontentare dell'argento nell'84, come Romario e Taffarel nell'88, mentre la generazione del Fenomeno, alias Ronaldo, nel '96 ha conquistato soltanto il bronzo: in quella squadra c'erano Bebeto, Aldair, Dida, Rivaldo e Roberto Carlos. L'ultima delusione, ancora un bronzo, è toccata quattro anni fa in Cina a Ronaldinho, Pato e Thiago Silva. Così domani sera a Wembley il Brasile di Neymar e Thiago Silva, che nel frattempo è diventato un fuori quota (gli altri due sono Marcelo e Hulk) e il capitano, cerca di sconfiggere il Messico e la maledizione olimpica. A guidarlo sulla strada verso il primo oro è il ct Mano Menezes, 50 anni, ex allenatore di Gremio e Corinthians, l'uomo al quale sono stati affidati dalla Cbf, la federazione della Seleçao pentacampione del mondo, la ricostruzione dalle ceneri del Mondiale sudafricano e il compito più pesante e delicato: vincere il Mondiale di casa, tra due anni a Rio. L'oro ai Giochi sarebbe il trampolino ideale.

Menezes, a poche ore da una giorno tanto importante, come sta la squadra olimpica brasiliana?.
"Si va rafforzando mentalmente nei giocatori la convinzione della nostra forza, per quello che abbiamo fatto e dimostrato finora, arrivando così lontano".
A una partita dalla meta, sentite il peso della responsabilità per non dovervi lasciare sfuggire un titolo tanto atteso?
"No. Ho preparato bene la mia squadra, proprio perché fosse in grado di reggere questa pressione. La mia sensazione è gradevole: è quella dei momenti in cui si sta per vivere una partita che ti può portare al traguardo più alto".
A inizio giugno la sua Seleçao perse per 2-0 un'amichevole col Messico: che cosa cambierà tatticamente, rispetto ad allora?
"Molte questioni non si possono rendere pubbliche. Ce le diremo tra noi, nel ritiro".
Tra due anni c'è il Mondiale in Brasile: quanto sarebbe importante questa vittoria alle Olimpiadi per la nuova generazione della Seleçao?
"Questo gruppo ha già dimostrato di essere vincente, perché arrivare a una finale olimpica è già una bella dimostrazione di forza. Ovviamente la medaglia d'oro ci darebbe ancora più fiducia in noi stessi. E' sempre più chiaro che questo è il gruppo sul quale puntare per il Mondiale".
Da comandante di un gruppo così giovane, formato in maggioranza da Under 23, che cosa dirà alla squadra?
"Che dobbiamo fare anche l'ultimo giorno delle nostre Olimpiadi ciò che abbiamo fatto benissimo finora. E' il momento più importante per noi, non dobbiamo sbagliare proprio ora".
Del Messico che cosa teme?
"Dobbiamo affrontarlo col solito rispetto che abbiamo sempre per tutti. Io non credo ai favoriti teorici. Tutte e due le squadre hanno fatto un percorso che le porta alla finale, quindi tutte e due possono vincere: questo conta".
Ganso, una delle star del Santos, era abbastanza atteso in Europa, ma non ha mai giocato: potrebbe entrare  per il secondo tempo?
"Non anticipo la formazione, l'ho sempre detto chiaramente. Ganso ha la condizione fisica per potere entrare. Non è stato utilizzato finora, perché non era il giocatore adatto secondo me in quel momento. Ed è ovvio che, quando un giocatore non entra, un po' si perde il parametro per valutare quel giocatore. Ciò non toglie che possa dare la sua piccola parte di contributo, nel momento in cui dovessi decidere di schierarlo".
Che cosa penserà domani, entrando a Wembley?
"Che se uno deve trovare un posto in cui conquistare una medaglia d'oro, non potrebbe sceglierne uno migliore".
Il Messico sembra avere perso il complesso d'inferiorità nei vostri confronti.
"Non esiste mai un complesso d'inferiorità tra le nazionali. Esiste, semmai, una differenza tecnica tra alcuni paesi, che rispecchia quella dei club. Tutto il mondo migliora: affronteremo questa partita con la stessa attenzione di tutte le altre. La strategia tattica non sarà superiore al solito: il bagaglio tattico fa parte della preparazione alla partita di ogni serio professionista".
Non sentite troppa pressione per il risultato?
"Si è parlato molto di questo: posso garantire che non succede ai brasiliani di sentirsi troppo sotto pressione. Personalmente, chi allena una delle nazionali più forti del mondo è sempre sotto pressione per il risultato".
Non è un eccesso di razionalità ostentata, nel giorno in cui è inevitabile lasciarsi prendere anche dall'emozione?
"Le farfalle nello stomaco le sentirò anch'io, però cerco di essere più razionale che emotivo, perché ci guida un gruppo deve essere così. Emotivo può permettersi di esserlo il tifoso, al limite il dirigente. Invece il tecnico deve dare più spazio alla razionalità. E' fondamentale l'attenzione, guai a rilassarsi troppo. Il giorno in cui non avvertirò questa tensione, non dovrò più lavorare nel calcio".
Da questa esperienza uscirà un Neymar più maturo, diverso?
"Tutti usciremo diversi da qui, anche lui naturalmente. Anche lui è cresciuto, ha fatto un grande torneo".
Nell'ultimo quadriennio la Spagna ha preso il dominio del calcio mondiale. Ma se il Brasile vincerà l'Olimpiade, sarà l'inizio del cammino per tornare ad essere la squadra più forte del mondo?
"Penso che, se vinceremo, sarà certamente il primo passo per recuperare terreno. Ma penso anche che ci aspetti un lungo cammino. Sarebbe appunto solo il primo passo: siamo scivolati indietro, stiamo lavorando duro per recuperare".
C'è stato un lavoro non sempre parallelo tra Seleçao e nazionale olimpica, anche se lei è il ct di entrambe. La vittoria aiuterebbe la squadra maggiore nel nuovo ciclo?
"Non è semplice lavorare in parallelo, putroppo il calendario s'intreccia. Ma questo gruppo può entrare nella Seleçao".
Per il calcio messicano è la partita più importante della storia, più di quelle del Mondiale: questo può pesare?
"Questa finale non è ovviamente la partita più importante della storia del calcio brasiliano, ma è la più importante per il gruppo che sta qui. All'inizio dell'Olimpiade dissi che non dovevano avvertire il peso di essere ai Giochi, ma ciò non toglie che la partita di domani non sia una partita qualsiasi".
Che cosa si può imparare dalle esperienze dei tornei olimpici precedenti.
"Il Brasile è entrato solo altre due volte in finale, questa è la terza. Però dobbiamo imparare la lezione delle altre due esperienze, l'insegnamento numero uno del calcio: per vincere, devi essere migliore del tuo avversario. E noi crediamo molto nel nostro potenziale".
Lo ha detto spesso, in questi giorni, il capitano Thiago Silva.
"Questo è un ottimo gruppo e lui ne è il perfetto leader. Tecnicamente è molto più forte della media, spicca sempre in ogni partita. Non è la sua prima Olimpiade, ha vinto già un bronzo. Non si accontenta e lo sento molto impegnato a mostrare la strada giusta ai suoi compagni, ha insegnato al gruppo ad avere fiducia in se stesso".
Quante possibilità dà al suo Brasile di essere campione olimpico?
"Aspettiamo e vedremo. Il campo, di solito, dice sempre la verità".