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L'impresa più grande del vecchio 'Vino'
Britannici e italiani fuori dal podio

Il kazako Alexander Vinokourov conquista l'oro olimpico nella prova si strada alla soglia dei 39 anni, battendo in una volata a due il colombiano Uran. Grande delusione per i padroni di casa, tra gli azzurri non basta il super lavoro di Nibalidi LUIGI PANELLA
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LONDRA - L'incredibile Alexander Vinokourov. Era riemerso da un fosso del Tour de France del 2011 con un femore a pezzi, distrutto nel fisico e nel morale. Un viale del tramonto che sembrava inesorabilmente imboccato, e invece... A distanza di un anno il vecchio guerriero kazako coglie la affermazione più clamorosa della sua carriera, afferrando con un guizzo dei suoi la medaglia d'oro olimpica alla veneranda età, agonisticamente parlando, di 39 anni. Riemerge da tante cose Vinokourov, alcune assai fosche, come una squalifica per doping che lo ha tolto di mezzo per parecchio tempo nel Tour de France del 2007. Anche se viene da uno che ha piazzato spunti vincenti un po' dappertutto (vedere Amstel e Liegi), il risultato è sorprendente, perché viene sul circuito che sembrava uno spot per gli inglesi e soprattutto per la cannonata di Mark Cavendish. Maluccio anche gli azzurri: ottimo Nibali in funzione di luogotenente, gli uomini che dovevano esserci per&ograv…
LONDRA - L'incredibile Alexander Vinokourov. Era riemerso da un fosso del Tour de France del 2011 con un femore a pezzi, distrutto nel fisico e nel morale. Un viale del tramonto che sembrava inesorabilmente imboccato, e invece... A distanza di un anno il vecchio guerriero kazako coglie la affermazione più clamorosa della sua carriera, afferrando con un guizzo dei suoi la medaglia d'oro olimpica alla veneranda età, agonisticamente parlando, di 39 anni. Riemerge da tante cose Vinokourov, alcune assai fosche, come una squalifica per doping che lo ha tolto di mezzo per parecchio tempo nel Tour de France del 2007. Anche se viene da uno che ha piazzato spunti vincenti un po' dappertutto (vedere Amstel e Liegi), il risultato è sorprendente, perché viene sul circuito che sembrava uno spot per gli inglesi e soprattutto per la cannonata di Mark Cavendish. Maluccio anche gli azzurri: ottimo Nibali in funzione di luogotenente, gli uomini che dovevano esserci però non c'erano (Paolini ottavo, poco per come si era messa). Facciamo anche un po' di dietrologia: con una evoluzione di gara del genere, il Moreno Moser di questi tempi poteva fare comodo.

BETTINI: "NESSUN RIMPIANTO" - "E' stata una gara vera su un percorso che tanti dicevano facile ma che non si è rivelato tale, combattuto dal primo all'ultimo km", analizza il ct azzurro di ciclismo Paolo Bettini. "Abbiamo corso per mettere in difficoltà i velocisti e abbiamo fatto del nostro meglio, non abbiamo recriminazioni da questo punto di vista. Peccato per il risultato finale perchè se Modolo fosse riuscito a rientrare negli ultimi chilometri ce la saremmo potuta giocare diversamente, ma Nibali aveva speso tanto"

BRITANNICI GRANDI SCONFITTI - I grandi sconfitti sono comunque i britannici: controllano bene la gara per trequarti, poi finisce la benzina. Un conto è gestire con squadre folte (vedi Sky al Tour), un conto giocarsela quando si è in cinque. Ne guadagna lo spettacolo: gara poco tattica, più simile ad una corsa dilettantistica che ad una sfida tra professionisti più o meno navigati. Una squadra da battere, la Gran Bretagna, un uomo da battere, Mark Cavendish: nessuno aspetta, un po' tutti, azzurri compresi, danno subito battaglia. Già il primo drappello che va via scuote le coscienze. Undici uomini. Ci sono un paio di datati registi come l'ingegnere bergamasco Pinotti e l'australiano O'Grady, ma anche gente che almeno con il nome - al di là delle effettive condizioni di forma - fa paura. Tra gli altri citiamo il russo Menchov, il velocista norvegese Kristoff, la speranza slovena ancora non sbocciata Brajkovic.

CANCELLARA, CHE DISDETTA - I britannici lasciano fare senza preoccuparsi troppo, tanto più che i tedeschi - che pure hanno Greipel - complessivamente se ne fregano di dare un contributo alla causa. In pratica: giocate in casa, sbrigatevela da soli. Il 'tutti contro uno', anzi contro 5, emerge ancora più eclatante quando parte un secondo drappello di incursori, anche questo niente male con dentro elementi come Nibali, Paolini, Gilbert Chavanel, Kreuziger. Per lunghi tratti i sudditi di Elisabetta gestiscono la situazione: ad esempio, dentro al circuito sono Wiggins e Froome che tirano sulla salitella di Box Hill, stando attenti a non avvelenare i muscoli di Cavendish, mentre Stannard, Millar fanno il resto. Niente cambia, neanche quando i gruppi di attaccanti si fondono e Gilbert gioca la carta della disperazione, della frustrazione, provando un attacco incompatibile con ambizioni importanti. In realtà per la Gran Bretagna si tratta dell'inizio della fine: la benzina finisce in coincidenza con la reiterate accelerazioni degli spagnoli, e Cavendish è costretto ad accantonare i sogni di gloria. Nel momento topico viene assegnato l'oscar della sfortuna. Cancellara, perfetta fino ad allora la sua prova, sbaglia una curva e finisce a terra: una disdetta che fa il paio con quanto successo alla locomotiva di Berna al Giro delle Fiandre. Giusto anche parlare di errore tecnico da parte dello svizzero.

VINO, IL VECCHIO GUERRIERO - Un inconveniente che complica le cose per la gestione della gara: gli italiani avrebbero volentieri lasciato palla agli elvetici (Nibali e Paolini davanti), e invece si trovano a fronteggiare scatti e controscatti. La situazione perfetta per Vinokourov, che se ne va il compagnia del colombiano Rigoberto Uran, uno scalatore. Il giovane e il vecchio che tirano dritto verso la gloria. Comunque vada è storia. Di Vino si sa tutto, ma anche Uran su The Mall riavvolge il nastro di una infanzia tremenda, segnata dalla perdita del padre, vittima di una sparatoria tra narcotrafficanti. Una volata a due, un corpo a corpo da quale esce trionfante senza storia l'astuto Vino che vince la battaglia più importante, regalando il primo oro della storia al Kazakhstan.

ORDINE D'ARRIVO
1 Alexandre Vinokourov (Kazakhstan)
2 Rigoberto Uran (Colombia)
3 Alexander Kristoff (Norway) a 00:08
4 Taylor Phinney (USA)
5 Sergey Lagutin (Uzbekistan)
6 Stuart O’Grady (Australia)
7 Jurgen Roelandts (Belgium)
8 Gregory Rast (Switzerland)
9 Luca Paolini (Italy)
10 Jack Bauer (New Zealand)
11 Lars Boom (Netherlands)
12 Jakob Fuglsang (Denmark)
13 Rui Costa (Portugal)
14 Luis Leon Sanchez (Spain)
15 Roman Kreuziger (Czech Republic)
16 Sergio Henao (Colombia)
17 Andriy Grivko (Ukraine)
18 Alejandro Valverde (Spain)
19 Philippe Gilbert (Belgium)
20 Sylvain Chavanel (France)