ROMA - Da sempre la ginnastica è uno sport per giovanissime, e la storia è piena di atlete bambine. Per questo fa sensazione la storia di 'mamma' Oksana, che a 37 anni sarà incredibilmente ancora in gara a Londra. Quando Oksana Chusovitina, tedesca per necessità, ma uzbeka di nascita, vinse il suo oro olimpico a Barcellona, molte delle sue avversarie non erano neanche nate.
Ora si presenta alla sua sesta Olimpiade. Nata a Buchara il 19 giugno 1975, 11 medaglie mondiali e i primi passi atletici mossi addirittura nel 1982, la Chusovitina in carriera ha vestito la maglia di tre paesi, dall'ex Unione sovietica, passando all'Uzbekistan dal '93 al 2006, ora dopo Pechino sfilera' di nuovo sotto la bandiera tedesca: venti anni di attività, un record per uno sport in cui si nasce e si muore come le farfalle. Ma lei, tra i tanti scriccioli che passano dal cavallo alle parallele, è una sorta di Highlander. Di sicuro la più vecchia nella starting list della ginnastica, fatta di atlete nemmeno adolescenti: che hanno più o meno l'età di suo figlio, Alisher, 13 anni, il motivo per cui la ginnasta ha trasferito al sua vita a Colonia. E' in Germania infatti che il suo piccolo, malato di leucemia, ha portato avanti la battaglia con la malattia.
"Sono felice già solo di esserci, la ginnastica mi rende felice. Se qualcuno me lo avesse detto all'esordio sarei scoppiata a ridere". Già quattro anni fa, all'ombra della città proibita, molte avversarie di Oksana, con la metà dei suoi anni si chiedevano come facesse l'ex uzbeka ad essere sempre al top. Ma a Pechino la Chusovitina aveva gareggiato per un senso di gratitudine nei confronti di quella Germania che aveva sposato la causa di suo figlio e l'aveva aiutata a curarlo con i migliori mezzi.
L'argento al volteggio, arrivato tra lo stupore di tutti, lo aveva dedicato al piccolo Alisher avuto dal marito Bekhodir Kurbanov. "La Germania ha aiutato mio figlio, che ora sta bene, e io gareggio felice per questa gente. A Pechino mi sentivo come una di diciotto anni, ma molto più matura: direi la perfetta combinazione". A Londra ci riprova, poi dice che smette e farà a tempo pieno l'allenatrice delle due uzbeke Luiza Galiulina e Darna Yelizarova. "Chiuderò qui la mia carriera, o forse no..." sorride mamma Oksana.
Ora si presenta alla sua sesta Olimpiade. Nata a Buchara il 19 giugno 1975, 11 medaglie mondiali e i primi passi atletici mossi addirittura nel 1982, la Chusovitina in carriera ha vestito la maglia di tre paesi, dall'ex Unione sovietica, passando all'Uzbekistan dal '93 al 2006, ora dopo Pechino sfilera' di nuovo sotto la bandiera tedesca: venti anni di attività, un record per uno sport in cui si nasce e si muore come le farfalle. Ma lei, tra i tanti scriccioli che passano dal cavallo alle parallele, è una sorta di Highlander. Di sicuro la più vecchia nella starting list della ginnastica, fatta di atlete nemmeno adolescenti: che hanno più o meno l'età di suo figlio, Alisher, 13 anni, il motivo per cui la ginnasta ha trasferito al sua vita a Colonia. E' in Germania infatti che il suo piccolo, malato di leucemia, ha portato avanti la battaglia con la malattia.
"Sono felice già solo di esserci, la ginnastica mi rende felice. Se qualcuno me lo avesse detto all'esordio sarei scoppiata a ridere". Già quattro anni fa, all'ombra della città proibita, molte avversarie di Oksana, con la metà dei suoi anni si chiedevano come facesse l'ex uzbeka ad essere sempre al top. Ma a Pechino la Chusovitina aveva gareggiato per un senso di gratitudine nei confronti di quella Germania che aveva sposato la causa di suo figlio e l'aveva aiutata a curarlo con i migliori mezzi.
L'argento al volteggio, arrivato tra lo stupore di tutti, lo aveva dedicato al piccolo Alisher avuto dal marito Bekhodir Kurbanov. "La Germania ha aiutato mio figlio, che ora sta bene, e io gareggio felice per questa gente. A Pechino mi sentivo come una di diciotto anni, ma molto più matura: direi la perfetta combinazione". A Londra ci riprova, poi dice che smette e farà a tempo pieno l'allenatrice delle due uzbeke Luiza Galiulina e Darna Yelizarova. "Chiuderò qui la mia carriera, o forse no..." sorride mamma Oksana.