LONDRA - Quando lascia la pedana della North Greenwich Arena, Alberto Busnari, trentaquattro anni a ottobre, è così allegro da sembrare uno che abbia appena vinto una medaglia. Invece l'ha appena persa per un soffio, alla sua quarta e ultima Olimpiade, sfiorando il podio nel concorso del cavallo con maniglie dietro il diciannovenne inglese Max Whitlock. Ma si può essere felici anche del piazzamento che di solito, ai Giochi, fa spuntare sul volto degli atleti lacrime di rabbia. Anzi, si può usare addirittura la cosiddetta medaglia di legno per fare pubblicità al proprio sport, nella migliore interpretazione possibile dello spirito olimpico. "La mia prova è uno spot perfetto per avvicinare i giovani alla ginnastica: dimostra che il lavoro e i sacrifici pagano, perché io ho fatto esattamente la gara che avevo preparato. A volte una medaglia è semplicemente questione di un'inezia. Accetto il risultato col sorriso sulle labbra. E adesso vorrei andare in televisione, per promuovere la ginnastica in un reality-show. No, non penso al Grande Fratello o meglio non ho ancora pensato al tipo di programma. Se potessi scegliere, direi piuttosto un format tipo "Vite parallele". Lo conosco bene, perché alcune ragazze della Nazionale femminile lo registrano al centro federale di Milano in cui mi alleno anch'io. E' un modo molto efficace di fare conoscere la vita di un atleta, i suoi sacrifici e le sue soddisfazioni".
MESSAGGIO AI GIOVANI - Busnari si riferisce al programma, in onda su Mtv, che ha appunto raccontato nei mesi scorsi la vita di sette ginnaste e la loro preparazione quotidiana alle Olimpiadi londinesi, tra palestra, scuola e amicizie. "Vite parallele" ha reso una piccola star, in particolare tra i coetanei, la sedicenne Carlotta Ferlito, che qui a Londra ha gareggiato con buoni risultati, entrando anche nella finale individuale e contribuendo al settimo posto della squadra. Non è la popolarità, però, l'obiettivo di Busnari. "E' incentivare i ragazzi a fare sport come me. Tra quattro anni a Rio non ci sarò, perché inizio ad essere vecchiotto e il mio fisico è usurato. Questo è uno sport che logora il fisico, nel vero senso della parola. Ma le mie quattro Olimpiadi me le tengo strette come un'esperienza straordinaria. E se la televisione può servire per trasmettere questo messaggio, ben venga".
KATE DELUSA PER LOU - Anche la finale di oggi, per la verità, è stata decisamente televisiva. In tribuna c'era Kate Middleton, la moglie del principe William, seduta dietro una grande bandiera del Regno Unito. La sua presenza non era casuale: confidava che sul gradino più alto del podio, a sventolare l'Union Jack, potesse salire Louis Smith, ventitreenne di Petersborough, bronzo a Pechino, detto "Lou Bear". Lou è una star della tivù inglese, dove è stato spesso presentatore e cantante. La madre, del resto, gli ha fatto frequentare fin da piccolo scuola di canto, oltre ad avviarlo alla ginnastica all'età di 4 anni. E l'"Orsacchiotto Lou", 1,79, col microfono non se la cava affatto male: ha tra l'altro partecipato alle selezioni per X-Factor. Tuttavia è molto più bravo in pedana, impegno al quale dedica trentadue ore di allenamento alla settimana all'Olympic Gym di Hintingdon, il centro della ginnastica inglese, che ha da poco festeggiato il bronzo nella gara a squadre. Ma il mancato festeggiamento annunciato per oggi - la prima medaglia d'oro individuale da Londra 1908, quando lo vinse Walter Tysall - ha lasciato l'di amaro in bocca a Kate e al resto del pubblico della North Greenwich Arena. Smith ha ottenuto lo stesso punteggio complessivo (16.066) dell'asso Krisztian Berki, votato come migliore sportivo ungherese degli ultimi due anni e premiato dai giudici per un'esecuzione eccezionale per dinamismo e cambio di velocità: 9.166 a 9.066. Nel dopo gare Smith è stato ugualmente trattato come la vera star e ha mostrato di avere assorbito bene il colpo. "E' stata una delle più grandi gare della storia, in questa specialità. Il fatto di esserne uscito col secondo posto mi può solo inorgoglire".
GIURIA CASALINGA - I tifosi britannici si sono consolati con l'astro nascente Whitlock, entrato in finale con l'ultimo punteggio di qualificazione, ma capace di strappare il bronzo a Busnari. Poiché l'azzurro e il giovane Whitlock hanno eseguito senza errori un esercizio con lo stesso coefficiente di difficoltà, anche il fattore ambientale ha certamente pesato nella valutazione tecnica: 9.000 all'inglesino e 8.800 al veterano. La duchessa Kate, dunque, ha visto i due ginnasti britannici vincere altrettante medaglie. Busnari, brianzolo di Melzo, militare dell'Aeronatica, non ha tuttavia contestato l'esito della gara. "Me ne guardo bene. Non ho ancora rivisto le prove dei miei avversari, ma non mi voglio lamentare. Berki e Smith erano fuori dalla mia portata e l'equilibrio tra me e Whitlock era notevole. Certo, quando ho visto che stavo davanti al francese Tommasone, che consideravo il rivale più difficile da battere per il terzo posto, la speranza di una medaglia l'ho avuta. Ho esultato, dopo il mio esercizio, abbracciando l'allenatore Andrea Sacchi, perché ero contento di avere dato il massimo. Ora continuerò per un anno, ci sono i Mondiali individuali. Ho partecipato a quattro Olimpiadi. Nessun italiano, nemmeno Yuri Chechi, ci era mai riuscito".
MENTAL COACH - Tra i segreti del rendimento costante di Busnari, nell'ultimo anno, c'è l'aiuto di un mental coach, la psicologa Rossana Capone. "E' stata una scelta mia: ritenevo che mi potesse essere necessario un supporto, nel percorso verso le Olimpiadi". La tenuta mentale dell'azzurro, militare dell'Aeronautica, è stata certamente superiore a quella del francese Cyril Tommasone, che era entrato in finale col secondo punteggio più alto, mentre Busnari era il quarto. I giudici sono stati inflessibili col francese per una serie di piccole imperfezioni. Le speranze italiane sono però naufragate con l'entrata in scena di Whitlock, spinto dal pubblico e non penalizzato dalla giuria. A quel punto soltanto un improbabile errore dei due favoriti, Berki e Smith, avrebbe potuto spingere Busnari sul podio.
RABBIA USA - L'errore e la discrezionalità dei giudici, nella ginnastica, sono sempre in agguato. Lo ha perfettamente confermato, dopo la gara maschile del corpo libero - vinta dal cinese Zou Kai che ha conservato il titolo di quattro anni fa a Pechino, davanti al giapponese Kohei Uchimura (stesso punteggio del terzo classificato, il russo Denis Ablyazin, ma migliore esecuzione tecnica) - la finale del volteggio femminile, in cui la statunitense Mc Keyla Maroney è scivolata in caduta, spianando la strada alla romena Sandra Izbasa, che non interrompe la tradizione di successi della scuola resa celebre da Nadia Comaneci. Già nel 2008 la Izbasa, in una storica edizione del corpo libero, riuscì a precedere sempre all'ultimo respiro un'altra statunitense, Shawn Johnson, grazie a un'indecisione dell'avversaria. "Ho buttato via l'oro per una distrazione all'ultimo volteggio", si è arrabbiata la Maroney.
MORANDI SPERA - Oggi tocca all'azzurro che ha le speranze più fondate di vincere una medaglia. Matteo Morandi, 31 anni, è tra i favoriti della finale degli anelli, la specialità in cui Yuri Chechi vinse l'oro ad Atlanta nel 1996 e il bronzo ad Atene nel 2004. Il capoallenatore Maurizio Allievi, già tecnico di Igor Cassina (oro alla sbarra nel 2004), si dice soddisfatto della spedizione. "Il bilancio, con quattro finalisti, è già buono". Ma proprio quel "già" rivela l'attesa per la gara di Morandi, che se la dovrà vedere soprattutto col cinese Yibing Chen, col russo Aleksandr Baladin e col brasiliano Arthur Nabarrete Zanetti. "Lo vedo tra i primi quattro, possibilmente non quarto come me", si sbilancia Busnari. Perché è vero che una medaglia di legno si può accogliere col sorriso, però basta e avanza.
MESSAGGIO AI GIOVANI - Busnari si riferisce al programma, in onda su Mtv, che ha appunto raccontato nei mesi scorsi la vita di sette ginnaste e la loro preparazione quotidiana alle Olimpiadi londinesi, tra palestra, scuola e amicizie. "Vite parallele" ha reso una piccola star, in particolare tra i coetanei, la sedicenne Carlotta Ferlito, che qui a Londra ha gareggiato con buoni risultati, entrando anche nella finale individuale e contribuendo al settimo posto della squadra. Non è la popolarità, però, l'obiettivo di Busnari. "E' incentivare i ragazzi a fare sport come me. Tra quattro anni a Rio non ci sarò, perché inizio ad essere vecchiotto e il mio fisico è usurato. Questo è uno sport che logora il fisico, nel vero senso della parola. Ma le mie quattro Olimpiadi me le tengo strette come un'esperienza straordinaria. E se la televisione può servire per trasmettere questo messaggio, ben venga".
KATE DELUSA PER LOU - Anche la finale di oggi, per la verità, è stata decisamente televisiva. In tribuna c'era Kate Middleton, la moglie del principe William, seduta dietro una grande bandiera del Regno Unito. La sua presenza non era casuale: confidava che sul gradino più alto del podio, a sventolare l'Union Jack, potesse salire Louis Smith, ventitreenne di Petersborough, bronzo a Pechino, detto "Lou Bear". Lou è una star della tivù inglese, dove è stato spesso presentatore e cantante. La madre, del resto, gli ha fatto frequentare fin da piccolo scuola di canto, oltre ad avviarlo alla ginnastica all'età di 4 anni. E l'"Orsacchiotto Lou", 1,79, col microfono non se la cava affatto male: ha tra l'altro partecipato alle selezioni per X-Factor. Tuttavia è molto più bravo in pedana, impegno al quale dedica trentadue ore di allenamento alla settimana all'Olympic Gym di Hintingdon, il centro della ginnastica inglese, che ha da poco festeggiato il bronzo nella gara a squadre. Ma il mancato festeggiamento annunciato per oggi - la prima medaglia d'oro individuale da Londra 1908, quando lo vinse Walter Tysall - ha lasciato l'di amaro in bocca a Kate e al resto del pubblico della North Greenwich Arena. Smith ha ottenuto lo stesso punteggio complessivo (16.066) dell'asso Krisztian Berki, votato come migliore sportivo ungherese degli ultimi due anni e premiato dai giudici per un'esecuzione eccezionale per dinamismo e cambio di velocità: 9.166 a 9.066. Nel dopo gare Smith è stato ugualmente trattato come la vera star e ha mostrato di avere assorbito bene il colpo. "E' stata una delle più grandi gare della storia, in questa specialità. Il fatto di esserne uscito col secondo posto mi può solo inorgoglire".
GIURIA CASALINGA - I tifosi britannici si sono consolati con l'astro nascente Whitlock, entrato in finale con l'ultimo punteggio di qualificazione, ma capace di strappare il bronzo a Busnari. Poiché l'azzurro e il giovane Whitlock hanno eseguito senza errori un esercizio con lo stesso coefficiente di difficoltà, anche il fattore ambientale ha certamente pesato nella valutazione tecnica: 9.000 all'inglesino e 8.800 al veterano. La duchessa Kate, dunque, ha visto i due ginnasti britannici vincere altrettante medaglie. Busnari, brianzolo di Melzo, militare dell'Aeronatica, non ha tuttavia contestato l'esito della gara. "Me ne guardo bene. Non ho ancora rivisto le prove dei miei avversari, ma non mi voglio lamentare. Berki e Smith erano fuori dalla mia portata e l'equilibrio tra me e Whitlock era notevole. Certo, quando ho visto che stavo davanti al francese Tommasone, che consideravo il rivale più difficile da battere per il terzo posto, la speranza di una medaglia l'ho avuta. Ho esultato, dopo il mio esercizio, abbracciando l'allenatore Andrea Sacchi, perché ero contento di avere dato il massimo. Ora continuerò per un anno, ci sono i Mondiali individuali. Ho partecipato a quattro Olimpiadi. Nessun italiano, nemmeno Yuri Chechi, ci era mai riuscito".
MENTAL COACH - Tra i segreti del rendimento costante di Busnari, nell'ultimo anno, c'è l'aiuto di un mental coach, la psicologa Rossana Capone. "E' stata una scelta mia: ritenevo che mi potesse essere necessario un supporto, nel percorso verso le Olimpiadi". La tenuta mentale dell'azzurro, militare dell'Aeronautica, è stata certamente superiore a quella del francese Cyril Tommasone, che era entrato in finale col secondo punteggio più alto, mentre Busnari era il quarto. I giudici sono stati inflessibili col francese per una serie di piccole imperfezioni. Le speranze italiane sono però naufragate con l'entrata in scena di Whitlock, spinto dal pubblico e non penalizzato dalla giuria. A quel punto soltanto un improbabile errore dei due favoriti, Berki e Smith, avrebbe potuto spingere Busnari sul podio.
RABBIA USA - L'errore e la discrezionalità dei giudici, nella ginnastica, sono sempre in agguato. Lo ha perfettamente confermato, dopo la gara maschile del corpo libero - vinta dal cinese Zou Kai che ha conservato il titolo di quattro anni fa a Pechino, davanti al giapponese Kohei Uchimura (stesso punteggio del terzo classificato, il russo Denis Ablyazin, ma migliore esecuzione tecnica) - la finale del volteggio femminile, in cui la statunitense Mc Keyla Maroney è scivolata in caduta, spianando la strada alla romena Sandra Izbasa, che non interrompe la tradizione di successi della scuola resa celebre da Nadia Comaneci. Già nel 2008 la Izbasa, in una storica edizione del corpo libero, riuscì a precedere sempre all'ultimo respiro un'altra statunitense, Shawn Johnson, grazie a un'indecisione dell'avversaria. "Ho buttato via l'oro per una distrazione all'ultimo volteggio", si è arrabbiata la Maroney.
MORANDI SPERA - Oggi tocca all'azzurro che ha le speranze più fondate di vincere una medaglia. Matteo Morandi, 31 anni, è tra i favoriti della finale degli anelli, la specialità in cui Yuri Chechi vinse l'oro ad Atlanta nel 1996 e il bronzo ad Atene nel 2004. Il capoallenatore Maurizio Allievi, già tecnico di Igor Cassina (oro alla sbarra nel 2004), si dice soddisfatto della spedizione. "Il bilancio, con quattro finalisti, è già buono". Ma proprio quel "già" rivela l'attesa per la gara di Morandi, che se la dovrà vedere soprattutto col cinese Yibing Chen, col russo Aleksandr Baladin e col brasiliano Arthur Nabarrete Zanetti. "Lo vedo tra i primi quattro, possibilmente non quarto come me", si sbilancia Busnari. Perché è vero che una medaglia di legno si può accogliere col sorriso, però basta e avanza.