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Gamba vince ancora
ma fa festa la Russia

Il primo italiano a vincere la medaglia d'oro è stato il campione olimpico a Mosca '80 ora  diventato il "Capello" del tatami
dall'invato ENRICO CURRO'

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LONDRA  -  La prima medaglia d'oro italiana ai Giochi l'ha vinta, per interposta persona, la persona sbagliata: Ezio Gamba, dt della nazionale russa di judo, il Capello del tatami, già campione olimpico proprio a Mosca '80 (vedi gli scherzi del destino) emigrato volentieri nelle palestre dove rotola il rublo, ha consegnato il primo oro a Putin, judoka praticante dato in arrivo a Londra nei prossimi giorni. Gamba ha guidato al successo nei 60 chilogrammi Arsen Galtsyan, ventritreenne di origine armena, e non ha nascosto l'orgoglio. "Galtsyan ha vinto perché così era programmato". Pochi minuti prima si era sfarinato il sogno dell'italiano giusto, Elio Verde, napoletano di 24 anni, passato dalla concreta speranza di inaugurare la serie delle medaglie azzurre alla disillusione del piazzamento che tutti vorrebbero evitare, il quarto posto di chi avrà quattro anni per metabolizzare una sconfitta, ma intanto la batosta se la deve tenere.

Quando la piccola torcida brasiliana ha sventolato le sue due bandiere verdeoro per il bronzo di Felipe Kitadai, il poliziotto Verde è scoppiato a piangere. Più tardi ha raccontato il perché. "Perché fino alla semifinale sono andato benissimo. E perché i due che mi hanno battuto, il giapponese Hiraoka in semifinale e il brasiliano nella finalina, li avevo sconfitti io, prima dell'infortunio". Già, l'infortunio: i legamenti del ginocchio sinistro a pezzi, giusto un anno fa, e una preparazione tutta in salita, con sette mesi di assenza dalla gare. "Ma non mi va di cercare alibi: io so che posso essere il più forte, almeno una medaglia era alla mia portata". In effetti l'avvio era stato folgorante: uno dopo l'altro aveva superato il peruviano Postigos, l'ucraino Zantaraia, il messicano Castillos e l'armeno Davtyan. Poi lo choc con Hiraoka, giapponese di Hiroshima: un ippon dopo 1'08". "Una botta, non me l'aspettavo". Col brasiliano è finita al golden score  -  i supplementari del judo  -  dopo 9", ma nei primi 5' Verde era stato davvero a un passo dal bronzo, per la penalità assegnata all'avversario. "In questo sport basta una distrazione e sei perduto. Non penso ancora a Rio, ma intanto ho già deciso che cambierò categoria. Il mio peso naturale è 68 chili, anche se riesco a perderne 8 per le gare con lo sprone del mio allenatore, Dario Romano". Adesso, eliminata Elena Moretti, tocca agli altri azzurri del ct Felice Mariani: Francesco Faraldo, Antonio Ciano, Roberto Meloni e tre ragazze, la campionessa di Pechino Giulia Quintavalle, Rosalba Forciniti e la ventiduenne Edwige Gwend, il più fresco talento. Ma l'avversario sarà soprattutto il gongolante Ezio Gamba, ct azzurro fino al 2004 e assunto nel 2009 dalla federazione russa, come dice il suo assistente Makarov, "perché lui è il meglio del meglio del meglio".

Di sicuro, nel suo trasferimento a Mosca, ha pesato un trattamento alla Capello, ovviamente con i parametri del judo rispetto al calcio: a lui non toccano certo 6 milioni di euro a stagione, ma circa duecentomila all'anno (un judoka della Nazionale può arrivare in media a millecinquecento euro al mese). Che non si viva di sola gloria lo spiegano benissimo, del resto, il sorriso dello stesso Gamba e una battuta ammiccante. "Perché sono finito in Russia? Perché era il momento". Quel momento che hanno già colto al volo altri tecnici: Spalletti nel calcio, Messina nel basket, Bagnoli nel volley e naturalmente Capello, dal quale Putin si aspetta un ippon ai Mondiali del  Brasile.