LONDRA - Judo è la via della cedevolezza. I giapponesi lo hanno insegnato ed esportato nel mondo. Uno sport in cui bisogna essere capaci di flessuosità. Perché non è solo sport, è un paradigma dell'esistenza. Non basta essere i più forti, né avere più muscoli: "Il judo fa convergere le parti dissociate dell'essere umano in una direzione ideale". Che sia un traguardo nella vita o un'avversario in gara. Non basta allenarsi, conta farlo nel modo giusto. E bisogna anche essere morbidi per vincere. Rosalba è stata anche corretta, morbida, paziente e corretta. Il bronzo lo ha vinto attaccando senza scorrettezze, cosa che invece prediligeva la sua avversaria, la lussemburghese Muller.
Il match era finito in parità. I giudici hanno deciso che il bronzo doveva andare a Rosalba: che aveva attaccato di più, sino alla fine. Rosalba Forciniti è un carabiniere di Cosenza, gareggia nella categoria dei 52 kg. In semifinale aveva perso contro la nordcoreana Kum Ae An, che avrebbe poi vinto l'oro battendo in finale la cubana Bermoy Acosta. "Le buone ragazze vanno in paradiso, le cattive ragazze vanno a Londra": questo c'era scritto sulla maglietta esplicativa e scherzosa mostrata alla fine del combattimento dall'azzurra. Il bronzo di Rosalba è la sesta medaglia italiana in meno di due giorni. Di judo, che molti ancora non amano considerare un'arte marziale, espressione giudicata limitativa e fuorviante, si parla sempre troppo poco. Eppure il movimento, che ruota attorno alla Fijlkam, la federazione italiana judo lotta karate e arti marziali, c'è: 500 mila praticanti, 3000 società sportive affiliate e un centro di addestramento olimpico, un quartier generale in fase di ammodernamento costante a Ostia, fra la pineta di Castelfusano e il mare.
Il sogno è che anche il karate, dopo judo e taekwondo, diventi disciplina olimpica: "Se lo meriterebbe: è quello che ha più seguaci, ma fra le federazioni ci sono troppe spaccature", dicono in Fijlkam, il gruppo che abbellisce il Coni con una spinta emotiva diversa, che parte dalle palestre, un'elite che ha voglia di allargarsi e diventare un po' più popolare. Lo sappiamo però come vanno le cose. Quando arriva una medaglia (l'oro della Quintavalle a Pechino, più indietro quelli di Ezio Gamba a Mosca che quasi stava per ripetersi a Los Angeles e quello di Maddaloni a Sydney), pare ogni volta che il paese stia lì sul punto di convertirsi. Che le scuole possano da un momento all'altro abbracciare altre filosofie, contemplando quel guardare lontano, magari ad uno sport-educazione diverso, che è alla base della contaminazione occidente-oriente.
Purtroppo però quasi mai succede. Ma è ugualmente bello sperare che anche i piccoli sport, le nicchie, i capisaldi della passione, possano un giorno diventare di pubblico dominio, accessibili a numeri sempre più alti di tesserati e riconosciuti da tutti, grandi abbastanza per "passare" in tv.
Rimane il bronzo forte e vivo di Rosalba Forciniti. La piccola e robusta judoka di Longobucco, in provincia di Cosenza. Nel giro della nazionale (qui a Londra ci sono nove atleti italiani) se lo sentivano tutti che prima o poi avrebbe fatto il botto. Rosalba era stata un promessa da junior. Poi un appannamento (vicende personali, qualche delusione sportiva) culminato, come per tutto il movimento del judo italiano, col non felice mondiale dello scorso anno a Parigi. Sembrava in declino e invece Rosalba è tornata. Ha ricominciato a intepretare bene i combattimenti. Anche in semifinale, contro la coreana, si è giocata al meglio le sue carte. Brava anche anche nella sconfitta. Era arrivata a Londra con tutta la famiglia, dal papà Domenico al fidanzato, un ex karateka carabinere come lei. Aveva un mignolo della mano che andava un po' per conto suo a causa di una pregressa distorsione e conseguente lassità dei legamenti. Si è fasciata ancor più stretta le mani (come si vede dalle foto). Più del solito. E ha vinto la sua medaglia. Il cui color bronzo non ha mai ricordato tanto l'oro. "Ho iniziato a fare judo da bambina ma mia madre non voleva perché già ero abbastanza maschiaccio e diceva che così avrei solo peggiorato la situazione. Poi ho insistito con mio padre. Ed ora eccomi qui. Per far felice mia madre facevo un po' di ginnastica..." Già a 15 anni si è trasferita a Roma per frequentare il centro federale: ''Nel judo è così, se sei forte lo sei fin da piccola".
"POTREI LASCIARE. LA TV? PERCHE' NO..." - Dopo il bronxo però, l'annuncio che non ti aspetti: "L'avevo detto anche prima di venire a Londra: queste saranno le mie prime ed ultime Olimpiadi. Nella vita voglio anche fare altro. Ma poi forse alla fine cambio idea... - spiega l'atleta azzurra - Però vorrei fare altro. Sto studiando Scienze politiche, magari voglio fare carriere nei Carabinieri. Per ora vado in vacanza in America, poi a settembre va a finere che cambio ancora idea. Vedremo". Rosalba ci tiene però a sottolineare la sua femminilità: "Se mi piacerebbe andare in tv, in trasmissioni come 'Ballando con le stelle'?. E perchè no? Ma prima parliamo con il mio comandante dell'Arma. Comunque, se serve per dare visibilità al judo lo farei. Vabbè, fatemi andar via. Come ho detto: ne riparliamo a settembre".
Domani va sul tatami Giulia Quintavalle per difendere il suo oro cinese: se la vedrà con la vincente del match fra la sudcoreana Kim e la mongola Dorjsuren. Poi toccherà anche a Gwend, Ciano, Barbieri e Leoni.
Il match era finito in parità. I giudici hanno deciso che il bronzo doveva andare a Rosalba: che aveva attaccato di più, sino alla fine. Rosalba Forciniti è un carabiniere di Cosenza, gareggia nella categoria dei 52 kg. In semifinale aveva perso contro la nordcoreana Kum Ae An, che avrebbe poi vinto l'oro battendo in finale la cubana Bermoy Acosta. "Le buone ragazze vanno in paradiso, le cattive ragazze vanno a Londra": questo c'era scritto sulla maglietta esplicativa e scherzosa mostrata alla fine del combattimento dall'azzurra. Il bronzo di Rosalba è la sesta medaglia italiana in meno di due giorni. Di judo, che molti ancora non amano considerare un'arte marziale, espressione giudicata limitativa e fuorviante, si parla sempre troppo poco. Eppure il movimento, che ruota attorno alla Fijlkam, la federazione italiana judo lotta karate e arti marziali, c'è: 500 mila praticanti, 3000 società sportive affiliate e un centro di addestramento olimpico, un quartier generale in fase di ammodernamento costante a Ostia, fra la pineta di Castelfusano e il mare.
Il sogno è che anche il karate, dopo judo e taekwondo, diventi disciplina olimpica: "Se lo meriterebbe: è quello che ha più seguaci, ma fra le federazioni ci sono troppe spaccature", dicono in Fijlkam, il gruppo che abbellisce il Coni con una spinta emotiva diversa, che parte dalle palestre, un'elite che ha voglia di allargarsi e diventare un po' più popolare. Lo sappiamo però come vanno le cose. Quando arriva una medaglia (l'oro della Quintavalle a Pechino, più indietro quelli di Ezio Gamba a Mosca che quasi stava per ripetersi a Los Angeles e quello di Maddaloni a Sydney), pare ogni volta che il paese stia lì sul punto di convertirsi. Che le scuole possano da un momento all'altro abbracciare altre filosofie, contemplando quel guardare lontano, magari ad uno sport-educazione diverso, che è alla base della contaminazione occidente-oriente.
Purtroppo però quasi mai succede. Ma è ugualmente bello sperare che anche i piccoli sport, le nicchie, i capisaldi della passione, possano un giorno diventare di pubblico dominio, accessibili a numeri sempre più alti di tesserati e riconosciuti da tutti, grandi abbastanza per "passare" in tv.
Rimane il bronzo forte e vivo di Rosalba Forciniti. La piccola e robusta judoka di Longobucco, in provincia di Cosenza. Nel giro della nazionale (qui a Londra ci sono nove atleti italiani) se lo sentivano tutti che prima o poi avrebbe fatto il botto. Rosalba era stata un promessa da junior. Poi un appannamento (vicende personali, qualche delusione sportiva) culminato, come per tutto il movimento del judo italiano, col non felice mondiale dello scorso anno a Parigi. Sembrava in declino e invece Rosalba è tornata. Ha ricominciato a intepretare bene i combattimenti. Anche in semifinale, contro la coreana, si è giocata al meglio le sue carte. Brava anche anche nella sconfitta. Era arrivata a Londra con tutta la famiglia, dal papà Domenico al fidanzato, un ex karateka carabinere come lei. Aveva un mignolo della mano che andava un po' per conto suo a causa di una pregressa distorsione e conseguente lassità dei legamenti. Si è fasciata ancor più stretta le mani (come si vede dalle foto). Più del solito. E ha vinto la sua medaglia. Il cui color bronzo non ha mai ricordato tanto l'oro. "Ho iniziato a fare judo da bambina ma mia madre non voleva perché già ero abbastanza maschiaccio e diceva che così avrei solo peggiorato la situazione. Poi ho insistito con mio padre. Ed ora eccomi qui. Per far felice mia madre facevo un po' di ginnastica..." Già a 15 anni si è trasferita a Roma per frequentare il centro federale: ''Nel judo è così, se sei forte lo sei fin da piccola".
"POTREI LASCIARE. LA TV? PERCHE' NO..." - Dopo il bronxo però, l'annuncio che non ti aspetti: "L'avevo detto anche prima di venire a Londra: queste saranno le mie prime ed ultime Olimpiadi. Nella vita voglio anche fare altro. Ma poi forse alla fine cambio idea... - spiega l'atleta azzurra - Però vorrei fare altro. Sto studiando Scienze politiche, magari voglio fare carriere nei Carabinieri. Per ora vado in vacanza in America, poi a settembre va a finere che cambio ancora idea. Vedremo". Rosalba ci tiene però a sottolineare la sua femminilità: "Se mi piacerebbe andare in tv, in trasmissioni come 'Ballando con le stelle'?. E perchè no? Ma prima parliamo con il mio comandante dell'Arma. Comunque, se serve per dare visibilità al judo lo farei. Vabbè, fatemi andar via. Come ho detto: ne riparliamo a settembre".
Domani va sul tatami Giulia Quintavalle per difendere il suo oro cinese: se la vedrà con la vincente del match fra la sudcoreana Kim e la mongola Dorjsuren. Poi toccherà anche a Gwend, Ciano, Barbieri e Leoni.