ROMA - La storia ormai è nota. In piscina, alle Olimpiadi, i nuotatori italiani gareggiano con un'anonima cuffia bianca. Niente bandiera italiana, niente nome dell'azienda sponsor della Federnuoto, la Jaked. Un fatto che ha fatto arrabbiare gli atleti, e messo d'accordo - per una volta - perfino Federica Pellegrini e Luca Marin. Ovviamente c'è un rimpallo di responsabilità, così abbiamo cercato di ricostruire la vicenda attraverso le parole di Gianluigi Cimmino, Ceo del gruppo Yamamay Carpisa, che ingloba anche Jaked.
Ci dice com'è potuta accadere una cosa del genere?
"Noi lo abbiamo appreso improvvisamente, da Laura Del Sette, della Federnuoto".
Non dal presidente Barelli?
"No. Risparmio anche la concitazione delle telefonate che via via si sono succedute: ovviamente lei non aveva i poteri per venire a capo del problema".
Siete voi i colpevoli?
"Noi? Posso dimostrare in qualsiasi momento tutte le mail che abbiamo scambiato con la Fina, la federazione mondiale".
E allora?
"Ma anche a Roma 2009 ci hanno giocato lo stesso scherzetto, ma sui costumi però".
Quindi lei ce l'ha con la Fina, non la Federnuoto.
"Cosa penso della Fina l'ho già detto, e neanche sono riusciti a rispondermi. Quello che imputo alla Federnuoto è il totale silenzio, l'assenza nei nostri confronti, una difesa zero".
Cioè?
"Barelli non ha mai risposto alle nostre chiamate, e mai ci ha cercato".
Una soluzione era impossibile?
"Abbiamo proposto qualunque cosa, arrivando fino alle pecette, allo scotch. Niente, non c'era volontà".
Voi siete lo sponsor della federazione.
"Non vogliamo più esserlo".
Eppure ci avete investito...
"Siamo delusi. Dico una cosa: abbiamo ingaggiato un manager proveniente dal mondo del calcio: è rimasto esterrefatto da questa storia. Ad ogni modo spero che saranno bravi da trovare un'altra azienda che metta tutti i soldi che abbiamo messo noi".
Una storia che fa male.
"Avevo chiesto il rinnovo prima delle Olimpiadi, ma non voglio più saperne nulla".
Cosa fa più male?
"Che qualcuno abbia anteposto gli interessi personali e di carriera a quelli del movimento".
Però ci saranno le elezioni, in Federnuoto: cambiasse il presidente?
"Io voglio solo la garanzia dei contratti. Non credo più alle parole di incitamento, del 'vai tranquillo, poi ci penso io'".
A cosa pensa in questi giorni?
"Penso a settembre, quando ci saranno meno iscrizioni in piscina per questi risultati di Londra. Il prezzo lo pagheremo in autunno".
E questa vicenda? Come finirà?
"Ah, lo so bene. Il meccanismo è sempre quello. Si aspetta che si spengano le luci dei riflettori, che i media passino ad altro e ci si inventa una regoletta ad hoc. Ma vediamo. Vediamo...".
È sempre la solita storia.
"Già. C'è un'ultima considerazione, che mi viene di fare: noto, in Italia, che si tende ad allontanare quelli che vogliono far qualcosa. Il pensiero al caso Volpi, e alla situazione del Recco, è lampante. Non credo che questo sport voglia migliorare veramente".
Ci dice com'è potuta accadere una cosa del genere?
"Noi lo abbiamo appreso improvvisamente, da Laura Del Sette, della Federnuoto".
Non dal presidente Barelli?
"No. Risparmio anche la concitazione delle telefonate che via via si sono succedute: ovviamente lei non aveva i poteri per venire a capo del problema".
Siete voi i colpevoli?
"Noi? Posso dimostrare in qualsiasi momento tutte le mail che abbiamo scambiato con la Fina, la federazione mondiale".
E allora?
"Ma anche a Roma 2009 ci hanno giocato lo stesso scherzetto, ma sui costumi però".
Quindi lei ce l'ha con la Fina, non la Federnuoto.
"Cosa penso della Fina l'ho già detto, e neanche sono riusciti a rispondermi. Quello che imputo alla Federnuoto è il totale silenzio, l'assenza nei nostri confronti, una difesa zero".
Cioè?
"Barelli non ha mai risposto alle nostre chiamate, e mai ci ha cercato".
Una soluzione era impossibile?
"Abbiamo proposto qualunque cosa, arrivando fino alle pecette, allo scotch. Niente, non c'era volontà".
Voi siete lo sponsor della federazione.
"Non vogliamo più esserlo".
Eppure ci avete investito...
"Siamo delusi. Dico una cosa: abbiamo ingaggiato un manager proveniente dal mondo del calcio: è rimasto esterrefatto da questa storia. Ad ogni modo spero che saranno bravi da trovare un'altra azienda che metta tutti i soldi che abbiamo messo noi".
Una storia che fa male.
"Avevo chiesto il rinnovo prima delle Olimpiadi, ma non voglio più saperne nulla".
Cosa fa più male?
"Che qualcuno abbia anteposto gli interessi personali e di carriera a quelli del movimento".
Però ci saranno le elezioni, in Federnuoto: cambiasse il presidente?
"Io voglio solo la garanzia dei contratti. Non credo più alle parole di incitamento, del 'vai tranquillo, poi ci penso io'".
A cosa pensa in questi giorni?
"Penso a settembre, quando ci saranno meno iscrizioni in piscina per questi risultati di Londra. Il prezzo lo pagheremo in autunno".
E questa vicenda? Come finirà?
"Ah, lo so bene. Il meccanismo è sempre quello. Si aspetta che si spengano le luci dei riflettori, che i media passino ad altro e ci si inventa una regoletta ad hoc. Ma vediamo. Vediamo...".
È sempre la solita storia.
"Già. C'è un'ultima considerazione, che mi viene di fare: noto, in Italia, che si tende ad allontanare quelli che vogliono far qualcosa. Il pensiero al caso Volpi, e alla situazione del Recco, è lampante. Non credo che questo sport voglia migliorare veramente".