LONDRA - La gara di skeet olimpico femminile non c'è mai stata, a Londra 2012. C'è stata piuttosto la luminosa esibizione di talento puro di una ragazzina italiana di 20 anni: 99 piattelli rotti sui cento lanciati, colpi sparati con una costanza distruttiva quasi scientifica, record juniores, record del mondo e record olimpico infranti pure loro e soprattutto una medaglia d'oro splendente come un piccolo sole appeso al collo. Viene da Crevalcore Jessica Rossi, "anima di un'Emilia che tiene botta", dice, e che "oggi, qui a Londra ha vinto anche lei una bella medaglia d'oro".
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Posata la carabina, liberatasi dagli abbracci del coach e dei "calamaroni" del Coni che erano piombati alle Barracks per prendersi qualche riflesso di quest'oro dolce dolce, Jessica raggiunge le telecamere che l'aspettano e le affronta con un sorriso che sbriciola quell'immagine da John Wajne che fino a quel momento, nascosta dietro gli occhialoni da sole, aveva mandato in giro per il mondo. "Da quando sono qui - dice - sono andata a letto tutte le sere pensando a una sola cosa: a me che tornavo in Emilia con questa medaglia. Per questo motivo quando ho sparato l'ultimo colpo e ho alzato lo sguardo verso il tabellone, la prima cosa che ho fatto è stata pensare alla mia Emilia e a tutta la forza che mi ha dato in quest'avventura".
Una forza dimostrata largamente in tutta la gara, ma soprattutto quando, a oro ormai vinto ha sbagliato l'unico piattello di una giornata perfetta. Ma il vantaggio, e soprattutto la supremazia tecnica dimostrata erano tali che non avrebbe avuto senso fare altro: "Mi sono messa a ridere".
Le prossime ore saranno piene di cerimonie e riti. A partire dall'inno sul podio e dalle lacrime d'ordinanza. Poi ci sarà l'antidoping e le conferenze stampa e la serata a Casa Italia con gli altri atleti e i vip: "Ma la vera festa - racconta il suo fidanzato - la faremo quando torneremo a casa, a Crevalcore dove la sua gente non aspetta altro che riabbracciarla".
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Posata la carabina, liberatasi dagli abbracci del coach e dei "calamaroni" del Coni che erano piombati alle Barracks per prendersi qualche riflesso di quest'oro dolce dolce, Jessica raggiunge le telecamere che l'aspettano e le affronta con un sorriso che sbriciola quell'immagine da John Wajne che fino a quel momento, nascosta dietro gli occhialoni da sole, aveva mandato in giro per il mondo. "Da quando sono qui - dice - sono andata a letto tutte le sere pensando a una sola cosa: a me che tornavo in Emilia con questa medaglia. Per questo motivo quando ho sparato l'ultimo colpo e ho alzato lo sguardo verso il tabellone, la prima cosa che ho fatto è stata pensare alla mia Emilia e a tutta la forza che mi ha dato in quest'avventura".
Una forza dimostrata largamente in tutta la gara, ma soprattutto quando, a oro ormai vinto ha sbagliato l'unico piattello di una giornata perfetta. Ma il vantaggio, e soprattutto la supremazia tecnica dimostrata erano tali che non avrebbe avuto senso fare altro: "Mi sono messa a ridere".
Le prossime ore saranno piene di cerimonie e riti. A partire dall'inno sul podio e dalle lacrime d'ordinanza. Poi ci sarà l'antidoping e le conferenze stampa e la serata a Casa Italia con gli altri atleti e i vip: "Ma la vera festa - racconta il suo fidanzato - la faremo quando torneremo a casa, a Crevalcore dove la sua gente non aspetta altro che riabbracciarla".