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L'INTERVISTA

Remo Sacchi: "Schwazer umile e serio
non sembrava nauseato dalla marcia"

Il marciatore fermato per doping si allenava nel centro sportivo del padre di Luca Sacchi, a Settimo Milanese. "Ai miei nuotatori facevo notare la sua semplicità e la sua disponibilità nel lavoro. Ho conosciuto un ragazzo totalmente diverso da quello che ha ammesso di aver fatto un errore così grande". "Pressione? Credo che la Federazione puntasse su di lui come sull'unica vera possibilità di medaglia"

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LONDRA - Remo Sacchi, allenatore di nuoto, padre di Luca, bronzo a Barcellona '92 nei 400 misti, è il direttore della Dds, la società di Settimo Milanese nel cui centro sportivo ha fatto base per i suoi allenamenti preolimpici il marciatore Alex Schwazer, che ha confessato l'uso di epo.

Signor Sacchi, lei ha dunque conosciuto Schwazer nella sua vita quotidiana di atleta.
"E mai, dico mai, mi sarei aspettato una cosa del genere, una vicenda di doping. Io ho conosciuto un Alex così serio e disponibile con i suoi allenatori che lo additavo sempre come esempio ai miei nuotatori. E non mi è mai parso uno che avesse la nausea del lavoro che faceva. Anzi. Ma forse è meglio cominciare dall'inizio".

Prego.
"Ho conosciuto la marcia tramite Pietro Pastorini, l'allora allenatore di Michele Didoni e Gianni Perricelli, negli anni Novanta, dopo le Olimpiadi di Barcellona in cui aveva gareggiato mio figlio Luca. Poi ci siamo persi un po' di vista. Sono stato  ricontattato di recente, perché le strutture della Dds, la possibilità di utilizzare il circuito tra Settimo Milanese e Cusago che a suo tempo sfruttò Didoni e la tranquillità della zona sembravano evidentemente l'ideale per preparare al meglio le Olimpiadi di Londra".

E' stata una presenza quotidiana?

"Più o meno sì, salvo qualche breve parentesi, prima del trasferimento in altitudine, a Saint-Moritz, nell'imminenza dell'ultima fase della preparazione. In tutti questi mesi posso dire di avere conosciuto abbastanza bene Schwazer e di non avere proprio mai pensato a lui, nemmeno lontanamente, come a un atleta che potesse finire al centro di una storia come questa".

Uno sdoppiamento della personalità?
 
"Io posso solo ripetere che per me, dal punto di vista della serietà, era un esempio da seguire. Ai miei nuotatori facevo notare la sua semplicità e  la sua disponibilità nel lavoro. Di atleti ne ho conosciuti parecchi, una certa esperienza in materia posso dire di averla. E purtroppo devo dire che non tutti sono così umili. Per me quello che è successo è stata una sorpresa. Assoluta".

Schwazer ha confessato.
"Su questo non si discute. Ma io ho conosciuto un ragazzo totalmente diverso da quello che ha ammesso di avere fatto un errore così grande. Posso fare un esempio, per spiegare il suo carattere?".

Prego.
"Lui faceva un po' di bici e di allenamento sui rulli, attrezzature che nel nostro centro sportivo sono nei fondi, non proprio nella zona più bella. Allora io, memore dell'esperienza di nuotatori di alta classe capaci per una cosa del genere di scatenare il finimondo,  gli dicevo 'Alex, ma sei sicuro che vuoi andare lì sotto, è un po' squallido'. Lui mi rispondeva che non era mica un problema. E poi ho assistito da alcune discussioni con Didoni, decisamente indicative".

Di che cosa?

"Del fatto che fosse un vero stakanovista del lavoro. Che so, Didoni gli diceva di fare 30 chilometri e lui insisteva per farne 35. Era votato al lavoro".

Per la verità ha detto che ne aveva la nausea.

"Ecco, questa è la cosa che più mi ha stupito, quando ho sentito la sua intervista. Se lui davvero aveva questa sensazione, la nascondeva benissimo. Sembrava che avesse trovato l'ambiente ideale, era contento. Oltretutto mi è capitato di pranzare con lui e col suo staff. Non era un ragazzo triste, non era un musone, non sembrava preoccupato. In poche parole, pareva proprio che il tantissimo lavoro che faceva lo facesse volentieri, anche se è chiaro che faceva molti sacrifici, lontano da casa, con una vita consacrata tutta alla marcia".

Oggi Schwazer ha detto di volere una vita normale, senza marcia.
"E infatti oggi scopro che Alex ha vissuto la confessione come una liberazione. Io gli ho mandato un sms. C'era scritto: 'Per me sei l'atleta che ho conosciuto quest'inverno'".

In sostanza lei pensa che la presunta crisi sia scoppiata soltanto dopo, per la pressione delle Olimpiadi?
"Io credo che la Federazione puntasse su di lui come sull'unica vera possibilità di medaglia ai Giochi".

Ha mai visto la Kostner a Settimo?

"In due occasioni. Carolina e Alex davano la sensazione di una coppia affiatata, tranquilla e molto, molto semplice: era il tratto più evidente del loro carattere".

Allora perché, secondo lei, Schwazer si è dopato?
"Non lo so. So solo che non aveva affatto bisogno di fare questa sciocchezza. I suoi allenatori dicevano, l'hanno sempre detto, che lui organicamente è una macchina costruita per la marcia. Perfino i movimenti del marciatore, tipo bloccare le ginocchia, gli riescono naturali".

Schwazer ha risposto al suo sms?

"No. Io gliel'ho mandato perché non piacciono le crocifissioni. Ha sbagliato e pagherà. Però ricordiamoci che dietro questa storia c'è un uomo".