LONDRA - C'è un destino, oltre ai numeri e alla gioia del gruppo Campagna, alle feste del baluardo Felugo e di Perez il cubano, del romano Presciutti e del siracusano Gallo, autore di tre gol. C'è una storia che va scritta, aggiornata, domenica pomeriggio, quando l'Italia, dopo aver piegato la Serbia, troverà la Croazia. E soprattutto, ritroverà Ratko Rudic, un tunnel nel tempo che riporta a Barcellona '92, l'ultimo oro azzurro nella pallanuoto. Finale sfiancante, sotto il sole del Montjuic, la piscina Bernat Picornell, l'Italia e la Spagna che si scannano, e dalla stessa parte Ratko, l'allenatore, e Sandro Campagna, in vasca. Ora, venti anni dopo, Rudic diventa l'ultimo ostacolo di Sandro il ct per celebrare quel che gli azzurri hanno già conquistato l'anno scorso ai Mondiali di Shanghai: il titolo di migliore squadra della pallanuoto, con al collo la medaglia d'oro olimpica. "Siamo stati più che straordinari" si compiace Campagna. "C'è stato un gioco corale in difesa e in attacco abbiamo nuotato tanto, siamo stati abbastanza eroici negli ultimi minuti. Ora arriva la finale che sognavo, Ratko se la merita, è un grandissimo allenatore, una grande persona e un grande amico, però saremo avversari, e noi non siamo qui per l'argento". " Ce le ricordiamo bene le esultanze dei croati" aggiunge Felugo, "al posto loro non starei tranquillo".
Un bel passo avanti, per la fiducia degli azzurri, è stato battere in maniera così convincente i serbi, che Felugo &C. avevano superato in finale a Shangai 8-7, per poi venire affondati nella semifinale europea di Eindhoven per 12-8. Travolgente l'Italia del primo tempo, che soffre solo per pochi istanti. L'1-0, dettato dall'assist di Presciutti, è di Gallo, al quale rispondono Prlainovic (in superiorità numerica per l'esclusione di Gitto), poi Udovic. La Serbia sfodera una notevolissima potenza in chili di muscoli: il giocatore medio è 97 chili e 1,93 di altezza. In questo torneo non avevano mai segnato meno di 11 gol a partita, e 80 totali in sei partite: proprio Andrija Prlainovic 25 anni, prima di questa partita aveva segnato ben 20 gol, il top del torneo. Eppure, passata la fiammata iniziale, i serbi cominciano a soffrire. Al termine di un'azione ubriacante Giorgetti conclude per il 2-2, poi tocca a Felugo inquadrare la porta dalla lunga distanza, mescolando potenza e precisione. Una sventola deviata di Gallo vale il 4-2, ma il vantaggio è destinato ad aumentare anche all'inizio del secondo tempo, dopo il palo di Prlainovic al quale risponde Felugo, e lui sì che non sbaglia, è un 5-2 di classe.
Ma la Serbia sa approfittare dei momenti di superiorità numerica, va fuori Perez ed Aleksic ne approfitta, esce Gitto e Nikic ci punisce imbeccato da Prlainovic. Con l'ansia o di un pareggio imminente, Felugo smarca Gallo che trova la traiettoria per battere il portiere Soro, stavolta rimasto con un uomo in meno (6-4). Il terzo tempo è combattutissimo, colpi duri, errori e fortuna, ed in questa arena l'Italia si ritrova benissimo. Udovicic trafigge da lontano, e la partita sembra a rischio quando Premus trova una traversa che potrebbe spalancare la porta al pareggio serbo. Ma c'è sempre Tempesti, che fa onore alla sua fama di migliore portiere del mondo, e la parata è il prologo di una doppietta azzurra che ci porta all'ultimo intervallo con tre gol di vantaggio: prima il 7-5 di Presciutti, poi il colpo di classe di Premus, che gira a pelo d'acqua il tiro che vale l'8-5. Un'Italia bella e fortunata: tra un gol e l'altro Mitrovic trova una traversa clamorosa. Mancano otto minuti, è una lenta agonia, con i serbi che segnano con Udovicic e tanti errori, da una parte e dall'altra, ma quando c'è da mettere le manone per impedire sussulti di Prlainovic, eccolo, Tempesti c'è. Fino all'ultimo gol dell'Italia che è quasi simbolico, perché Presciutti, al quarto assist di una serata di classe e generosità, porge ad Amaurys Perez, e l'ex cubano spalle alla porta rovescia all'indietro. È finale.
Nell'altra semifinale la Croazia di Ratko Rudic si è sbarazzata facilmente del Montenegro 7-5 (parziali 3-1, 2-0, 2-2, 0-2, gol Sukno 2, Buric, Boskovic, Buljubasic, Muslim, Buslje 1). I croati hanno allungato subito prendendo in mano la partita, al primo parziale avevano segnato tre gol, e a metà partita erano in vantaggio 5-1, da quel momento in poi hanno soltanto amministrato il ritorno del Montenegro. La Croazia, squadra fortissima e di grande tradizione (oro ai mondiali di Melbourne 2007, oro agli Europei di Zagabria 2010), torna dunque in finale da quando esordì ad Atlanta '96, vincendo subito per altro l'argento. Ottima la prestazione di Josip Pavic (13 parate su 18 tiri). "Abbiamo distrutto i nostri rivali, non abbiamo vinto di un gol o due ma abbiamo imposto una netta differenza, questo risultato è merito della nostra fortissima difesa" ha detto con un certa esaltazione Rudic, 64 anni, nostro vecchio carissimo amico che vince Coppe e allori olimpici fin da Los Angeles 1984, quando cominciò la sua carriera di allenatore con la Jugoslavia. "Mi piace la pallanuoto, mi piace lo sport, non ho segreti, non mangio e non prendo niente di speciale, semplicemente mi piace".
Italia-Serbia 9-7
Italia: Tempesti, Perez 1, Gitto, Figlioli, Giorgetti 1, Felugo 2, Giacoppo, Gallo 3, Presciutti 1, Aicardi, Premus 1, Pastorino.
Serbia: Soro, Saponjic, Gogic, Udovicic 3, Mandic, Pijetlovic, Aleksic 1, Raden, Nikic 1, Prlainovic 1, Gocico, Aleksic, Filipovic 1.
Così domenica: finale 3°-4° posto Montenegro-Serbia ore 15.30 (italiane), finale 1°-2°posto Italia-Croazia ore 16.50 (italiane)
Un bel passo avanti, per la fiducia degli azzurri, è stato battere in maniera così convincente i serbi, che Felugo &C. avevano superato in finale a Shangai 8-7, per poi venire affondati nella semifinale europea di Eindhoven per 12-8. Travolgente l'Italia del primo tempo, che soffre solo per pochi istanti. L'1-0, dettato dall'assist di Presciutti, è di Gallo, al quale rispondono Prlainovic (in superiorità numerica per l'esclusione di Gitto), poi Udovic. La Serbia sfodera una notevolissima potenza in chili di muscoli: il giocatore medio è 97 chili e 1,93 di altezza. In questo torneo non avevano mai segnato meno di 11 gol a partita, e 80 totali in sei partite: proprio Andrija Prlainovic 25 anni, prima di questa partita aveva segnato ben 20 gol, il top del torneo. Eppure, passata la fiammata iniziale, i serbi cominciano a soffrire. Al termine di un'azione ubriacante Giorgetti conclude per il 2-2, poi tocca a Felugo inquadrare la porta dalla lunga distanza, mescolando potenza e precisione. Una sventola deviata di Gallo vale il 4-2, ma il vantaggio è destinato ad aumentare anche all'inizio del secondo tempo, dopo il palo di Prlainovic al quale risponde Felugo, e lui sì che non sbaglia, è un 5-2 di classe.
Ma la Serbia sa approfittare dei momenti di superiorità numerica, va fuori Perez ed Aleksic ne approfitta, esce Gitto e Nikic ci punisce imbeccato da Prlainovic. Con l'ansia o di un pareggio imminente, Felugo smarca Gallo che trova la traiettoria per battere il portiere Soro, stavolta rimasto con un uomo in meno (6-4). Il terzo tempo è combattutissimo, colpi duri, errori e fortuna, ed in questa arena l'Italia si ritrova benissimo. Udovicic trafigge da lontano, e la partita sembra a rischio quando Premus trova una traversa che potrebbe spalancare la porta al pareggio serbo. Ma c'è sempre Tempesti, che fa onore alla sua fama di migliore portiere del mondo, e la parata è il prologo di una doppietta azzurra che ci porta all'ultimo intervallo con tre gol di vantaggio: prima il 7-5 di Presciutti, poi il colpo di classe di Premus, che gira a pelo d'acqua il tiro che vale l'8-5. Un'Italia bella e fortunata: tra un gol e l'altro Mitrovic trova una traversa clamorosa. Mancano otto minuti, è una lenta agonia, con i serbi che segnano con Udovicic e tanti errori, da una parte e dall'altra, ma quando c'è da mettere le manone per impedire sussulti di Prlainovic, eccolo, Tempesti c'è. Fino all'ultimo gol dell'Italia che è quasi simbolico, perché Presciutti, al quarto assist di una serata di classe e generosità, porge ad Amaurys Perez, e l'ex cubano spalle alla porta rovescia all'indietro. È finale.
Nell'altra semifinale la Croazia di Ratko Rudic si è sbarazzata facilmente del Montenegro 7-5 (parziali 3-1, 2-0, 2-2, 0-2, gol Sukno 2, Buric, Boskovic, Buljubasic, Muslim, Buslje 1). I croati hanno allungato subito prendendo in mano la partita, al primo parziale avevano segnato tre gol, e a metà partita erano in vantaggio 5-1, da quel momento in poi hanno soltanto amministrato il ritorno del Montenegro. La Croazia, squadra fortissima e di grande tradizione (oro ai mondiali di Melbourne 2007, oro agli Europei di Zagabria 2010), torna dunque in finale da quando esordì ad Atlanta '96, vincendo subito per altro l'argento. Ottima la prestazione di Josip Pavic (13 parate su 18 tiri). "Abbiamo distrutto i nostri rivali, non abbiamo vinto di un gol o due ma abbiamo imposto una netta differenza, questo risultato è merito della nostra fortissima difesa" ha detto con un certa esaltazione Rudic, 64 anni, nostro vecchio carissimo amico che vince Coppe e allori olimpici fin da Los Angeles 1984, quando cominciò la sua carriera di allenatore con la Jugoslavia. "Mi piace la pallanuoto, mi piace lo sport, non ho segreti, non mangio e non prendo niente di speciale, semplicemente mi piace".
Italia-Serbia 9-7
Italia: Tempesti, Perez 1, Gitto, Figlioli, Giorgetti 1, Felugo 2, Giacoppo, Gallo 3, Presciutti 1, Aicardi, Premus 1, Pastorino.
Serbia: Soro, Saponjic, Gogic, Udovicic 3, Mandic, Pijetlovic, Aleksic 1, Raden, Nikic 1, Prlainovic 1, Gocico, Aleksic, Filipovic 1.
Così domenica: finale 3°-4° posto Montenegro-Serbia ore 15.30 (italiane), finale 1°-2°posto Italia-Croazia ore 16.50 (italiane)