RIO DE JANEIRO - C'era una volta il divertimento elettronico al quale si poteva accedere soltanto nei bar: apparivano alcune discipline dell'atletica che bisognava affrontare lesti di concetto smanettando con i comandi. La cornice musicale era qualcosa che ti entrava nel cervello e che si ripeteva ossessivamente ogni volta che cambiavi specialità: il tema di "Momenti di gloria" di Vangelis. Il non magrissimo musicista greco ebbe un paio d'anni folgoranti. Scrisse praticamente in contemporanea, arabescando in giro per il pianeta, spesso anche sulle tastiere sistemate nella suite da lui affitata all'Hotel Hassler a Trinità dei Monti, a Roma, le colonne sonore di "Momenti di Gloria" e di "Blade Runner". "Chariots of Fire" è diventata il simbolo della prestazione sportiva carica di significati, dai più commerciali ai più sublimi. E' una frase musicale ripetitiva, poco elaborata, ma straordinariamente efficace. Sono cinque o sei note messe in fila, una specie di cantilena che al suo interno nasconde qualcosa, un ritmo, un rituale, perfetto (potrebbe essere quello dei vari movimenti necessari sul podio perché una medaglia finisca sul collo di un atleta). Comunque una musica che ti inchioda. Nemmeno bella, romantica o altro. No, semplicemente funzionale. E non è stata più superata. E' rimasta lì. Continua ad essere qui. Soprattutto nell'immaginario di chi un giorno se la ritrovò al cinema. Anzi più passa il tempo e più quella musica, concepita per una fiction (ispirata ai Giochi di Parigi del '24), si è trasformata in qualcosa che testimonia il vero.
Al punto che Danny Boyle, nell'allestimento della cerimonia d'apertura dei Giochi di Londra del 2012, non ha potuto esimersi dal menzionarla. Il finto che diventa più vero del vero, anzi senza il finto il vero è un po' meno vero, cattura meno. Che le Olimpiadi siano anche musica non c'è più alcun dubbio. Lo sono anche le altre grandi manifestazioni sportive, come per esempio i Mondiali di calcio. I suoni pensati prima, dagli artisti, si mescolano con i suoni spontanei della gente che partecipa (vengono in mente le vuvuzele del Sudafrica nel 2010). A Londra la canzone portante fu "Survival" dei Muse. Intorno a lei, tutti i racconti sonori delle celebrazioni londinesi, sparse per la città in tempi e modi diversi. Le canzoni degli ultimi anni olimpici hanno lasciato sempre una traccia. Nell'88 toccò a Whitney Houston con "One moment in time", ma nell'album, fra gli altri, c'erano anche i Bee Gees, pur se parenti non vicinissimi dei Bee Gees di undici anni prima e della "Febbre del sabato sera". Nel '92 la scena fu invasa, letteralmente, dalla teatralissima coppia Montserrat Caballé e Freddie Mercury. I due confezionarono la retorica "Barcelona".
Nel 2004 ad Atene il discorso olimpico aprì al rock intellettuale di Björk ("Oceania"), che pensò bene di costruire un'intero disco sulla voce umana. A Rio tre donne racconteranno, con la loro musica, tre momenti della cultura brasiliana, complementari e consequenziali, nello show allestito da Fernando Meirelles, Andrucha Washington e Daniela Thomas che avrà inizio alle 23 ora italiana di venerdì 5 agosto: Elza Soares coprirà la leggenda, Karel Conka combinerà popolarità dei suoni applicati alla tv, la baby Mc Soffia, 12 anni, porterà al popolo olimpico la fama ottenuta attraverso i social, in cui sono confluiti i generi espressi dal suo mix di anti-razzismo e hip hop, freschezza, innocenza e sfacciataggine. A seguire Ludmilla, figlia della povertà di Duque de Caxias. Ludmilla ha portato anche la fiaccola olimpica a Florianopolis. Ci sarà, e non poteva essere diversamente, anche spazio per le star senza tempo Caetano Veloso e Gilberto Gil: canteranno insieme per ricordare a tutti di essere stati entrambi costretti all'esilio durante la dittatura militare. Con loro si esibirà, per chiudere il cerchio, Anitta, una delle più gettonate cantanti degli ultimi tre anni. Il concetto di base dello spettacolo sarà: inclusione. Ossia nessuna esclusione, nessun taglio, nessun confinamento. Ossia viva la diversità zero: per questo sul palco sfilerà anche Lea T., popolare nelle riviste brasiliane. Sarà lei la prima transgender ad avere un ruolo chiave nello sport a più alta diffusione e a recare un messaggio unificante nel complesso mondo olimpico. Suoni di casa, immagini di casa, il Brasile centro dell'universo e dello sport. Poi però quando uno volge lo sguardo altrove e pensa alle Olimpiadi gli viene in mente Vangelis: diavolo d'un greco.
Al punto che Danny Boyle, nell'allestimento della cerimonia d'apertura dei Giochi di Londra del 2012, non ha potuto esimersi dal menzionarla. Il finto che diventa più vero del vero, anzi senza il finto il vero è un po' meno vero, cattura meno. Che le Olimpiadi siano anche musica non c'è più alcun dubbio. Lo sono anche le altre grandi manifestazioni sportive, come per esempio i Mondiali di calcio. I suoni pensati prima, dagli artisti, si mescolano con i suoni spontanei della gente che partecipa (vengono in mente le vuvuzele del Sudafrica nel 2010). A Londra la canzone portante fu "Survival" dei Muse. Intorno a lei, tutti i racconti sonori delle celebrazioni londinesi, sparse per la città in tempi e modi diversi. Le canzoni degli ultimi anni olimpici hanno lasciato sempre una traccia. Nell'88 toccò a Whitney Houston con "One moment in time", ma nell'album, fra gli altri, c'erano anche i Bee Gees, pur se parenti non vicinissimi dei Bee Gees di undici anni prima e della "Febbre del sabato sera". Nel '92 la scena fu invasa, letteralmente, dalla teatralissima coppia Montserrat Caballé e Freddie Mercury. I due confezionarono la retorica "Barcelona".
Nel 2004 ad Atene il discorso olimpico aprì al rock intellettuale di Björk ("Oceania"), che pensò bene di costruire un'intero disco sulla voce umana. A Rio tre donne racconteranno, con la loro musica, tre momenti della cultura brasiliana, complementari e consequenziali, nello show allestito da Fernando Meirelles, Andrucha Washington e Daniela Thomas che avrà inizio alle 23 ora italiana di venerdì 5 agosto: Elza Soares coprirà la leggenda, Karel Conka combinerà popolarità dei suoni applicati alla tv, la baby Mc Soffia, 12 anni, porterà al popolo olimpico la fama ottenuta attraverso i social, in cui sono confluiti i generi espressi dal suo mix di anti-razzismo e hip hop, freschezza, innocenza e sfacciataggine. A seguire Ludmilla, figlia della povertà di Duque de Caxias. Ludmilla ha portato anche la fiaccola olimpica a Florianopolis. Ci sarà, e non poteva essere diversamente, anche spazio per le star senza tempo Caetano Veloso e Gilberto Gil: canteranno insieme per ricordare a tutti di essere stati entrambi costretti all'esilio durante la dittatura militare. Con loro si esibirà, per chiudere il cerchio, Anitta, una delle più gettonate cantanti degli ultimi tre anni. Il concetto di base dello spettacolo sarà: inclusione. Ossia nessuna esclusione, nessun taglio, nessun confinamento. Ossia viva la diversità zero: per questo sul palco sfilerà anche Lea T., popolare nelle riviste brasiliane. Sarà lei la prima transgender ad avere un ruolo chiave nello sport a più alta diffusione e a recare un messaggio unificante nel complesso mondo olimpico. Suoni di casa, immagini di casa, il Brasile centro dell'universo e dello sport. Poi però quando uno volge lo sguardo altrove e pensa alle Olimpiadi gli viene in mente Vangelis: diavolo d'un greco.