Rio 2016

Rio, il collasso della sicurezza: file ai controlli, gli stadi restano vuoti

Per i media Usa sono Giochi "shambolic", disorganizzati. Protestano pure gli atleti, dalla Ivanovic ai ginnasti. Poco pubblico sugli spalti e chilometri di gente in attesa all'esterno. E dopo proteste e richieste di rimborso la polizia non controlla più nemmeno gli zaini

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RIO DE JANEIRO - Il primo giorno dell'olimpiade più controllata e minacciata dal terrorismo, con 85 mila uomini (il doppio di quelli utilizzati a Londra 2012) schierati dal governo brasiliano e dallo stato di Rio de Janeiro, in collaborazione con l'Interpol e i servizi segreti di mezzo mondo, a difesa dello sport, dei tifosi e di un'intera città assediata dalla gioia e dalla paura, si è risolto in un incubo per gli utenti e in una farsa per chi doveva gestire il funzionamento dei meccanismi di sicurezza. Ieri per entrare al parco olimpico ci voleva molto più dell'entusiasmo nel cuore e di un biglietto in mano: ci voleva una cieca fede nella provvidenza: "Un chilometro di fila non lo sopporti nemmeno se alla fine ti danno un biglietto vincente della lotteria", protestava una famiglia americana che cercava di utilizzare i suoi cinque biglietti per vedere le qualificazioni della ginnastica maschile.

I media americani hanno subito ribatezzato il primo giorno di Rio, più che simbolico, "shambolic", ossia disorganizzato (ma è una traduzione generosa). Le proteste si sono levate in ogni punto delle interminabili code e ad ogni accesso del Parco Olimpico dove si concentrano la gran parte delle "venues" dei Giochi. Alcuni sono tornati indietro perché avevano perso il treno per arrivare puntuali all'evento per cui avevano pagato. Il risultato è che in molti stadi gli atleti del mattino hanno gareggiato nella desolazione di spalti vuoti. Hanno protestato i ginnasti (fino a mezzogiorno il Rio Olympic Center sembrava uno stadio a porte chiuse), ha protestato persino Ana Ivanovic che non riusciva a capacitarsi di come fosse possibile che il Campo Centrale del Tennis Center, all'ora di pranzo, fosse così povero di pubblico (la Ivanovic ha perso ma non per colpa del pubblico assente...). Gli organizzatori hanno ammesso la totale mancanza di comunicazione tra addetti alla sicurezza dei varchi, polizia, staff dei Giochi e agenzie private chiamate a rimpolpare la ciurma dell'inefficienza.

L'attesa ai varchi era snervante, incapacità e lentezza erano denunciate in ogni punto. Il paradosso è che il primo giorno dei professionisti della boxe alle olimpiadi è stato vissuto da una platea inesistente sugli spalti, ansiosa e numerosa fuori dal parco olimpico. Ma non è stato tando diverso fuori dal Parco, al Sambodromo per il tiro con l'arco e al Lagoa per il canottaggio. Anche lì, discussioni, ritardi. "Da domani saremo in forma migliore", assicura Mario Andrade, capo del Comitato di Rio 2016. Per ora l'unico rimedio possibile è stato di infrangere tutte le regole della sicurezza: dopo una certa lunghezza di fila, dopo un certo numero (altissimo) di proteste e dopo aver appurato che i possessori di biglietto avrebbero potuto sporgere denuncia, lo staff del Parco olimpico ha deciso di far passare tutti senza controllare il contenuto di zaini e borse. Un giorno di ordinaria follia che si è chiuso con pomeriggio ispirato a una folle, visti i tempi, fiducia nel prossimo, dimenticando che solo pochi giorni fa era stata sgominata una possibile cellula terroristica pronta a colpire. E la sensazione è che sia una drammatica coperta corta e che così si andrà avanti. O gente allo stadio al momento giusto o gente fuori in ogni momento.