RIO DE JANEIRO - Il polacco Malachowski è un grande campione. Avrà sicuramente trovato un modo per spiegarsi come mai ci vedesse doppio. Da una parte c'era Harting, dall'altra pure. Ieri Robert, oggi Christoph. Il mondo stretto, almeno quanto si può stringere un disco prima di lanciarlo, nella morsa di una famiglia brandeburghese. Il disco olimpico è rimasto a casa Harting. Quattro anni dopo è passato dalla finestra della stanza del fratello minore Christoph, rompendo il vetro. Robert aveva vinto a Londra, Christoph ha vinto a Rio con 68,37 dopo essere approdato in finale soltanto grazie ai ripescaggi. E il polacco lì a voltare la testa come un frullino. Form Harting to Harting. C'era comunque allegria a fine gara. Anche Malachowski appariva soddisfatto dell'argento ("anzi di più", dirà prima di farsi la doccia): "Però avevo la gara in mano". Era stato davanti fino all'ultimo giro di valzer. Ma nel disco non bisogna mai dire gatto. La specialità insegna. Ha fornito campioni capaci di far girare la storia quando tutto pareva ormai chiuso.
Quante volte Schult (ora tecnico nazionale tedesco), Riedel, Alekna, Fazekas o il leggendario Ricky Bruch, con l'ultimo decino in tasca, hanno fatto saltare il banco. I fratelli Harting sono personaggi puliti, grinta e rigore morale, lingua tagliente. Origini nella Germania dell'Est (genitori di Cottbus) ma fibra irrobustita dalla riunificazione (Christoph è nato il giorno dopo in cui la DDR cessò di esistere, il 4 ottobre del 1990). Hanno studiato, letto Kant, Hegel e Marx, ascoltato Schumann, Wagner, i Clash e Ennio Morricone. Sono "angry young men" senza mezzi termini. Possono contare su una cultura personale e familiare che rende loro relativamente semplice distinguere il vero dal falso, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato nello sport. Christoph ha appoggiato tutte le battaglie del fratello maggiore (Robert ha quasi 32 anni, Christoph quasi 26), soprattutto quando, molto attivo sui social, Robert espresse opinioni durissime sul doping e su come i paesi e le federazioni dovrebbero schierarsi, cancellando il marcio prima di diventare marci a loro volta. Tre mesi fa ha picchiato duro con i suoi: "Sono stato deluso da molti: il nostro tecnico Schult (ancora primatista del mondo con 74,08, ndr) ha per esempio mal gestito la rottura del mio legamento crociato: in due anni di convalescenza non mi ha mai veramente spinto a tornare quello che ero, forse perché non ci credeva. Lo sport è fatto anche di parole dette al momento opportuno, è fatto di sostegno e motivazioni, non soltanto di tecnica e bruta fatica di campo. Persone come Schult hanno un grande passato ma non sanno cosa sia il presente degli altri: è inadatto allo sport". I lapilli della contesa sono piovuti anche sulla testa di Christoph: "Gli Harting sono atleti eccellenti, ma vanno teleguidati", ha cercato di scherzare Schult, felice comunque dell'inatteso trionfo.
Figure scomode ma sane dentro (magari un po' acciacate fuori): "Sono arrivato in Brasile senza aspettative". Robert aveva una calza contenitiva per prevenire trombi alla gamba e un serio problema al braccio destro: "In questi giorni ho addirittura lanciato con la sinistra in allenamento, anzi aprivo anche le porte con la sinistra". Non poteva fare molto. E' uscito in qualificazione aspettando segnali da "Kind" Christoph, il ragazzo che di comune accordo col suo coach Torsten Schmidt sogna il "lancio del secolo", punta gli ottanta metri: "Ha doti tecniche e psicologiche per fare il grande salto, ma quando lo vedrò lanciare ottanta metri lo inseguirò col bastone". Perché a quel punto Schmidt sarà un disoccupato.
Quante volte Schult (ora tecnico nazionale tedesco), Riedel, Alekna, Fazekas o il leggendario Ricky Bruch, con l'ultimo decino in tasca, hanno fatto saltare il banco. I fratelli Harting sono personaggi puliti, grinta e rigore morale, lingua tagliente. Origini nella Germania dell'Est (genitori di Cottbus) ma fibra irrobustita dalla riunificazione (Christoph è nato il giorno dopo in cui la DDR cessò di esistere, il 4 ottobre del 1990). Hanno studiato, letto Kant, Hegel e Marx, ascoltato Schumann, Wagner, i Clash e Ennio Morricone. Sono "angry young men" senza mezzi termini. Possono contare su una cultura personale e familiare che rende loro relativamente semplice distinguere il vero dal falso, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato nello sport. Christoph ha appoggiato tutte le battaglie del fratello maggiore (Robert ha quasi 32 anni, Christoph quasi 26), soprattutto quando, molto attivo sui social, Robert espresse opinioni durissime sul doping e su come i paesi e le federazioni dovrebbero schierarsi, cancellando il marcio prima di diventare marci a loro volta. Tre mesi fa ha picchiato duro con i suoi: "Sono stato deluso da molti: il nostro tecnico Schult (ancora primatista del mondo con 74,08, ndr) ha per esempio mal gestito la rottura del mio legamento crociato: in due anni di convalescenza non mi ha mai veramente spinto a tornare quello che ero, forse perché non ci credeva. Lo sport è fatto anche di parole dette al momento opportuno, è fatto di sostegno e motivazioni, non soltanto di tecnica e bruta fatica di campo. Persone come Schult hanno un grande passato ma non sanno cosa sia il presente degli altri: è inadatto allo sport". I lapilli della contesa sono piovuti anche sulla testa di Christoph: "Gli Harting sono atleti eccellenti, ma vanno teleguidati", ha cercato di scherzare Schult, felice comunque dell'inatteso trionfo.
Figure scomode ma sane dentro (magari un po' acciacate fuori): "Sono arrivato in Brasile senza aspettative". Robert aveva una calza contenitiva per prevenire trombi alla gamba e un serio problema al braccio destro: "In questi giorni ho addirittura lanciato con la sinistra in allenamento, anzi aprivo anche le porte con la sinistra". Non poteva fare molto. E' uscito in qualificazione aspettando segnali da "Kind" Christoph, il ragazzo che di comune accordo col suo coach Torsten Schmidt sogna il "lancio del secolo", punta gli ottanta metri: "Ha doti tecniche e psicologiche per fare il grande salto, ma quando lo vedrò lanciare ottanta metri lo inseguirò col bastone". Perché a quel punto Schmidt sarà un disoccupato.